È di questi giorni la drammatica storia di un neonato, abbandonato dalla madre nel bagno di un Mc Donald’s nel quale è stato partorito, salvato da una commessa che lo ha estratto dall’acqua di un wc da dove ne spuntavano solo la testa ed un braccio.

Il sistema di videosorveglianza del locale testimonia come il tutto (il parto, la decisione ed il tentativo di occultare il bambino con il chiaro intento di ucciderlo, la fuga della madre) sia durato solo pochi minuti: una donna è stata ripresa entrare nel bagno per poi uscirne dopo una ventina di minuti, giusto prima del ritrovamento.

Al di là della retorica con la quale si potrebbe scrivere un testo straziante citando la concomitanza delle festività natalizie (nelle quali siamo tutti più buoni), l’aspetto della situazione che consola è sapere come, in queste situazioni, l’Ospedale di riferimento garantisca al bambino abbandonato ospitalità e gli opportuni accertamenti sanitari oltre che le necessarie precauzioni per le condizioni, precarie e traumatiche, nelle quali è stato dato alla luce. Circostanze del parto che mettono a rischio anche la madre la quale, se non assistita, rischia serie complicazioni, emorragia oppure infezioni tali da portare alla morte.

Non è sufficiente, però, trovare aspetti che consolino quando, con un poco di determinazione e coraggio, ci si potrebbe affidare a sistemi in grado di fornire una risposta al problema.

Nei secoli passati l’estrema miseria e l’impossibilità, per una famiglia numerosa, di sfamare una nuova bocca avevano reso l’abbandono dei neonati un fenomeno molto diffuso.

Per un lungo periodo, lo strumento che ne ha permesso l’abbandono nell’anonimato, garantendo sicurezza ed evitandone la morte certa, è statala “Ruota degli Esposti”: un meccanismo girevole, presso ospedali o strutture religiose, diviso da uno sportello che, posizionato presso una apertura nella parete, permetteva di collocare i neonati abbandonati. Facendo girare la ruota, la parte con il bambino si immetteva dove lo stesso veniva ricevuto così da ottenere le prime cure.

La tradizione indica in Papa Innocenzo III il primo a favorirne la diffusione in Italia (già dal 1198 nel Ospedale di Santo Spirito in Sassia a Roma) come reazione al ripescaggio, al quale il Pontefice avrebbe assistito con orrore, di corpi di neonati dal Tevere. A partire dalla fine del XIX secolo, però, tali strumenti, oltre che per motivi economici, iniziarono a cadere in disuso perché ritenuti incivili e causa di abuso da parte delle famiglie; l’abolizione per Legge arriverà nel 1923 con l’era fascista.

Tornando al presente, la riflessione su come affrontare il fenomeno dell’abbandono dei neonati deve, con serenità di giudizio, basarsi su una serie di presupposti. Innanzi tutto, anche ai giorni nostri l’abbandono dei neonati è un fenomeno rilevante, sono troppi i casi riportati dalla cronaca nei quali si vede mettere a rischio, o venire uccisi, i neonati.

Inoltre, affrontando questo tema dobbiamo riconoscere, onestamente, di essere ostaggio di una cultura dominante secondo i parametri della quale ci si debba scandalizzare se si ragiona riguardo ad un – definiamolo così – abbandono assistito, mentre la coscienza viene soddisfatta, senza autocritica (che sarebbe dovuta perché siamo tutti componenti della società e, nella nostra individualità, potremmo condizionarla) o sostegno a logiche di prevenzione, ma semplicemente condannando, con superficialità ed ipocrisia, eventuali epiloghi tragici.

L’abbandono, infine, va inquadrato come un gesto estremo del quale nessuno, eccetto chi vi sia coinvolto, conosce le motivazioni che possono essere imputabili ad egoismo e pochezza mentale da parte di chi trova sollievo a seguito di tale gesto; così come imputabili, invece, alle condizioni sociali, economiche o psicologiche di una madre disperata.

Il primo passo per trovare una soluzione non può che essere andare oltre l’emotività: riconoscere il principio che l’abbandono alla nascita non sia da condannare nella misura nella quale venga effettuato in modo civile, responsabile perché presso strutture predisposte, volto a tutelare la salute ed il futuro del bambino. Anche un abbandono, quindi, può essere un atto di amore e responsabilità se in contrapposizione a gesti sciagurati, al terribile fenomeno, vera sconfitta per la società e per le Istituzioni, che vede buttare, come carta igienica sporca, i neonati in cassonetti o nei wc dei locali pubblici.

Drammi come quello descritto in questo articolo sono, in parte, causati dall’ignoranza riguardo alla Legge che prevede il diritto di partorire in anonimato in Ospedale e la possibilità di non riconoscere il figlio. In parte, invece, sono causati da egoismo perché il presentarsi in Ospedale e farsi vedere, anche se da sconosciuti, mentre si abbandona un neonato è un qualcosa che una personalità debole non riesce ad accettare; da lì la preferenza per gesti sconsiderati che lasciano, per così dire, la faccia pulita.

La risposta da dare è relativamente semplice e si ispira proprio alla “Ruota degli esposti” sopra citata. Ad oggi alcuni ospedali, pochi, sono dotati di tale strumento, chiamato in alcuni casi “culla per la vita”. Un semplice meccanismo prevede che quando venga lasciato un bimbo nella culla riscaldata, dopo alcuni secondi (per dare il tempo alla madre di allontanarsi nell’anonimato  scatti un allarme che avvisa il personale dell’Ospedale. Sul neonato possono essere quindi eseguiti tutti gli esami necessari per valutarne lo stato di salute e, se necessario, portare interventi o porlo nell’incubatrice.

Il diritto del neonato ad avere una famiglia, poi, verrà tutelato dal Tribunale dei Minori competente che seguirà il caso e dichiarerà lo stato di abbandono del bimbo così da permettere le pratiche di affidamento e d’adozione in attesa di incontrare una famiglia disposta ad offrigli una vita dignitosa.

Abbiamo parlato di determinazione e coraggio, questo perché una politica di comodo ed un perbenismo ipocrita bloccano la possibilità di serie campagne di informazione che sono, nei fatti, l’unico possibile strumento di prevenzione contro il fenomeno del rischioso e mortale abbandono “per strada” dei neonati.

La mediocre classe politica che ha dominatola Seconda Repubblica in parte segue ed in parte condiziona l’opinione pubblica fomentandone la tendenza a scandalizzarsi per tutto ciò che, rapportato alla coscienza, non sia corretto ed inoffensivo; si è sempre dimostrata propensa a vuoti ed incoerenti discorsi sui valori della “tradizione” e della “famiglia” invece di assumersi responsabilità sociali e riempire di sostanza una politica piccola, oltre che sostanzialmente populista, finalizzata esclusivamente alla foto sorridente su giornali o manifesti.

Certi temi sono “pesanti”, quello dell’abbandono dei neonati è tra questi, per affrontarli possono rendersi necessarie prese di posizione forti che necessitino argomentazioni e politiche che vadano oltre facili e generici temi-spot.

È nostro dovere civico, di cittadini e di liberali, sfidare la cultura dominante laddove essa sia sterile, viziata da pregiudizio e condizionata dall’ipocrisia della classe politica. Non deve spaventare affrontare temi di forte impatto emotivo, anche se apparentemente minori, anche a costo di complicarci la vita politica per sfidare il senso di morale egemone o diffuso perché, come ci insegna Stuart Mill, “l’opinione generale o predominante su qualsiasi argomento non è mai, o quasi mai, la verità intera”, e se “non viene effettivamente contestata con tenacia e convinzione quasi tutti i suoi fautori la condivideranno alla stessa stregua di un pregiudizio”.

Noi, liberali di oggi, dobbiamo assumerci la responsabilità, anche affrontando temi scomodi, di ricondurre ad una dimensione etica la morale pubblica. Non importa quanto sarà dura la battaglia o quanto sarà lungo il percorso, non importa se costerà consenso personale e porterà sui giornali poche foto che, invece, andranno sempre ai soliti venditori di fumo. Chiunque abbia davvero a cuore la rinascita del Paese è consapevole che si debba passare da una azione forte sulla società e sul cittadino.

Per questo motivo basta impegnarsi verso ciò che, semplicemente, è giusto come, ad esempio, sfidare il perbenismo interessato dei politicanti che cercano di speculare sulle debolezze e sulle finte virtù della gente ed esporci per spiegare, senza remore e senza vergogna, che, di fronte a certe alternative delle quali ci narra troppo spesso la cronaca, anche depositare un bambino in strutture predisposte con la vecchia “ruota degli esposti” possa essere un gesto di responsabilità e d’amore perché, in fondo, è un ulteriore passo verso la vita ed il primo passo verso l’adozione.

© Rivoluzione Liberale

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