Il “precipizio fiscale” è stato per il momento solo rinviato. Mentre si affievolisce il guadagno delle borse per i “festeggiamenti” dell’accordo statunitense sul fiscal cliff, sia Il Fondo Monetario Internazionale che Moody’s, richiamano l’attenzione sul lungo lavoro che resta ancora da fare: mentre i mercati sono sempre guidati dalla “maledizione del breve termine” il Fiscal cliff «non è sufficiente», secondo il FMI, per garantire sul lungo termine la tenuta dei conti pubblici americani. Secondo il portavoce dell’Fmi Gerry Rice «il più resta ancora da fare per riportare le finanze pubbliche Usa su un percorso di sostenibilità senza danneggiare la ripresa ancora fragile». Oltre ai guadagni di Borsa ci sono le inversioni marcate degli spread dell’euro zona, con benefici reali per i BTp.

Con il voto a maggioranza, per sventare il baratro fiscale, diventa definitivo l’aumento delle tasse per redditi superiori ai 400mila dollari. Se non fosse stata trovata l’intesa, sarebbe stato necessario aumentare le tasse per tutti gli americani e apportare tagli indiscriminati alla spesa, misure che avrebbero fatto cadere in recessione l’economia Usa.

Con l’accordo sul fiscal cliff, l’aliquota per i redditi superiori a 400 mila dollari l’anno passa dal 35% al 39,6%. Vengono confermati gli sgravi fiscali per la middle class, vengono tassati al 20% i dividendi e il capital gain; la tassa di successione passa dal 35% al 40% sulle proprietà che superano i 5 milioni di dollari; le agevolazioni per i disoccupati di lungo periodo vengono estese fino alla fine del 2013 (cosa che riguarda almeno due milioni di persone); i crediti di imposta, per alcune fattispecie, vengono estesi per cinque anni. Insomma si potrebbe parlare di una patrimoniale all’americana: con la differenza che le nuove aliquote approvate sono ben lontane dalle più alte del nostro Paese. Con la manovra vengono stimate in circa 600 miliardi di dollari in dieci anni. Ma il debito federale si attesta sui 16.400 miliardi e con la manovra non sono state liberate risorse aggiuntive per il rilancio della crescita.

I commenti positivi sono molti, ma ancor di più lo sono quelli che in sostanza giudicano l’accordo del Congresso Usa come un atto di responsabilità al quale dovranno seguire importanti riforme strutturali. Moody’s ha commentato che l’accordo non rappresenta un reale miglioramento nel rapporto debito-Pil nel medio termine e quindi valuta l’accordo come insufficiente.

Il rinvio della discussione e delle decisioni sul tetto del debito pubblico non potrà essere all’infinito. Il debito americano ha raggiunto il massimo prestabilito: 16.400 miliardi di dollari. E rinviare versamenti di contributi pensionistici ai lavoratori pubblici e nuove emissioni di titoli, non sarà sufficiente. Quando in Italia non sarà ancora chiaro quale sarà la strada che la politica avrà intrapreso per le riforme, dopo le elezioni, il Congresso sarà, molto probabilmente, chiamato a votare l’innalzamento del tetto del debito per non rischiare un default. Ma ciò sarà possibile solo se il Presidente Obama e i democrats accetteranno le richieste dei repubblicani sui pesanti tagli alla spesa.

Troppo presto per poter fare un a dettagliata analisi delle somiglianze e delle differenze specifiche fra l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti. Sembra però che le vie da percorrere per le riforme si somiglino parecchio al di là e al di qua dell’Atlantico. Il cammino della crescita sembra sottoposto ad una dura prova di resistenza.

Un cambio di paradigma risulta essere assolutamente necessario. Ma non può seguire la lentezza a cui sono di solito sottoposti i cambi di questo tipo. I morsi della crisi sono sempre più stringenti, e non possiamo continuare a raccontarci delle belle storie dal lieto fine. Le favole non sono coerenti con una visione liberale e consapevole della realtà e della storia. Ogni Paese ha la sua guerra oggi e – se non vogliamo che la guerra generi anche macerie visibili oltre a quelle invisibili che già ci circondano – dobbiamo metterci al lavoro, essere capaci di indicare le strade da percorrere per ricominciare a crescere, economicamente ed eticamente.

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