Il leader nordcoreano Kim Jong-Un ha sorpreso la comunità internazionale con il suo appello a mettere fine al decennale “confronto armato tra Nord e Sud” Corea.

Il 2013 non poteva cominciare sotto i migliori auspici. Martedì scorso, durante un’inedita apparizione televisiva, sicuramente registrata, Kim Jong-Un, il nuovo leader della Corea del Nord, ha lanciato un appello affinché cessasse la guerra tra le due Coree, 60 anni dopo la fine “ufficiale” del conflitto armato. “Un elemento determinante per una soluzione alla divisione del Paese e per la sua riunificazione è finire per sempre il confronto tra il Nord e il Sud”, ha dichiarato il figlio di Kim Jong-Il. “Il confronto tra compatrioti non porta che alla guerra” ha aggiunto. La guerra che aveva insanguinato il Paese dal 1950 al 1953 aveva portato alla divisione della Corea in due entità politiche. Nessun trattato di pace è stato mai firmato. Il leader nordcoreano ha anche dichiarato che tra le sue priorità c’era la “creazione di un gigante economico” per innescare un “aumento radicale della produzione e il miglioramento del livello di vita della popolazione”. Il messaggio pubblico di Kim Jong-Un – il primo di un dirigente nordcoreano da 19 anni a questa parte – ha sorpreso gli osservatori. Ha sostituito la tradizionale dichiarazione di Fine Anno, pubblicata solitamente sugli organi di stampa ufficiali, con un vero e proprio discorso pubblico e soprattutto ha aperto la strada ad una ripresa delle relazioni tra Nord e Sud. Secondo alcuni esperti, l’appello di Kim sembrerebbe esprimere la sua seria intenzione di uscire dal confronto tra le due Coree, che lo potrebbe portare alla fine ad una vera e propria richiesta d’aiuto del Nord nei confronti del Sud. Ma tale iniziativa non significa necessariamente un cambiamento significativo nella politica del regime nordcoreano nei confronti del Sud.

In effetti la fine del 2012 era stata marcata dal lancio nello spazio di un satellite, lancio nordcoreano che violava la risoluzione 1874 delle Nazioni Unite. Adottata nel Maggio del 2009 all’unanimità dopo un tentativo di sviluppo di un programma nucleare, questa vieta a Pyongyang di procedere “allo sviluppo di armi nucleari e missili balistici”.La Casa Biancaaveva qualificato l’ultima iniziativa come “atto altamente provocatorio”. Anche la Cina, alleata tradizionale della Corea del Nord, aveva espresso delle riserve sull’opportunità di tale azione. Ora bisogna aspettare la reazione della Corea del Sud, che per ora non sembra molto propensa ad una riconciliazione.  Seul ha da poco una nuova testa pensante,la conservatrice Park Geun-hye, figlia dell’ex Presidente Park Chung-hee, che aveva perso sua madre in un attentato mal riuscito contro il padre, messo a punto dai servizi segreti nordcoreani. Solo pochi giorni fala neoeletta Presidentedella Corea del Sud ha giudicato la Corea del Nord una grave minaccia e si è impegnata ad adoperarsi per la pace con gli altri Paesi della regione. Il lancio di un missile a lunga gittata ha dimostrato quanto grave fosse la situazione in materia di sicurezza per il suo Paese. Park Geun-hye ha anche fatto allusione alla colonizzazione giapponese della penisola coreana all’inizio del XXmo secolo. La Corea del Sud rimprovera soprattutto al Giappone di non aver mai presentato delle scuse degne di tale nome per aver ridotto numerose sudcoreane allo stato di schiave sessuali durante l’occupazione. Le trattative non si prospettano semplici, l’interlocutrice per niente tenera, anche se, dobbiamo ricordare che nel 2010 cenò senza grande imbarazzo con Kim Jong-Il, l’ex dittatore della Corea del Nord. Gli sviluppi potrebbero essere imprevedibili.

Quello che possiamo affermare è che la Corea del Nord vive un tragico stato di penuria alimentare dovuta alla pessima gestione delle risorse agricole, alle inondazioni, alla siccità e ad un rallentamento degli aiuti internazionali. A metà degli anni ’90, una carestia aveva causato la morte di centinaia di migliaia di persone, secondo le ONG delle NU che stimavano un anno fa che tre milioni di nordcoreani, su 24 milioni di abitanti, avevano bisogno di un pressante aiuto alimentare. Secondo i dati sudcoreani, lo scarto del livello di vita tra la Corea del Sud “capitalista” e la Corea del Nord “comunista” non cessa di approfondirsi, la prima vantando un reddito nazionale lordo (RNL) 40 volte maggiore della seconda. Seul continua a denunciare la costosa militarizzazione del Nord, mentre la popolazione è alla fame e nelle sue intenzioni di Fine Anno, Kim su questo punto non sembra voler cambiare molto, fedele alla concezione del “sogun” (priorità per l’esercito) difesa da suo padre Kim Jong-il. Sono solo buoni propositi quelli del leader nordcoreano?

Kim Jong-un si è rivolto alla popolazione con un messaggio diffuso dalla televisione perché dopo il lancio (riuscito), del missile si sente finalmente legittimato a farlo. Al momento del suo insediamento la popolazione non era pronta ad “accettarlo” come leader. Ora, questo successo ampiamente festeggiato in tutto il Paese, gli ha fatto guadagnare i gradi di leader indiscusso. L’aver poi promesso un “radicale cambiamento per costruire un gigante economico”, equivale a voler rassicurare una popolazione stremata e affamata. La fame infiamma le folle (sono noti casi di cannibalismo nel Paese), e Kim lo sa. La Cina poi ne ha abbastanza di sovvenzionare la Corea del Nord, dall’energia ai finanziamenti dei progetti, all’acquisto dei pochi beni che possono esportare. Se la Cina taglia i viveri, la Corea del Nord non potrà che rivolgersi a quella del Sud.

Tendere la mano vuol dire per Kim Jong-un mettersi in una posizione vantaggiosa. Già suo padre aveva portato avanti una simile strategia: si propone una riconciliazione e dopo si afferma che Seul ha interrotto le trattative. E’ la nota pantomima dei nordcoreani fatta di provocazioni e promesse di apertura su uno sfondo di strategia di estorsione. Alla luce dell’esperienza passata, non vi si può vedere che la volontà di santificare un regime che ha fallito in tutto, tranne che nella costruzione del suo apparato di difesa. La Corea del Nord rimane uno Stato totalitario. Speriamo che questa volta la Storia sia veramente ad una svolta.

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