In Svizzera, pochi giorni fa, uno squilibrato munito di diverse armi da fuoco ha ucciso tre donne e ferito due uomini in un villaggio del Canton Vallese. L’omicida è un uomo di 33 anni, residente nella regione e che era stato curato per problemi psichici nel 2005. Come negli Stati Uniti dopo il massacro di Sandy Hook, questo dramma rilancia il dibattito sulle armi in Svizzera.

La Svizzera è sotto shock e non riesce a trovare risposte. Un abitante di Daillon, un villaggio del Vallesse, ha aperto il fuoco per strada, uccidendo tre persone. Quest’uomo era stato internato in un ospedale psichiatrico nel 2005. All’epoca, gli erano state sequestrate (e distrutte) diverse armi. Malgrado questa misura preventiva l’uomo era ancora in possesso di diverse armi, che avrebbe utilizzato durante la sparatoria. Nessuna di queste era registrata. Non si conosce ancora il movente del killer, che sembrerebbe avere un lontano grado di parentela con alcune delle vittime. La Svizzera è uno dei Paesi con la popolazione più armata del Mondo, appena dietro agli Stati Uniti e allo Yemen, o alla Serbia. Ma la legislazione vigente non sembra corrispondere più ad una società che risulta così senza protezioni. Come sottolinea il deputato dei Verdi, Christian van Singer, “bisognerebbe pensare a come fare a far diminuire questi rischi. Sicuramente in Svizzera c’è uno dei tassi di omicidio più bassi d’Europa, ma c’è almeno un omicidio a settimana, ed è francamente troppo. Se si può ridurre il numero di questi fatti di sangue prendendo precise disposizioni, bisogna agire”. Quali disposizioni? “Per prima cosa, creare un registro per le armi da fuoco ed escludere perentoriamente che le persone con un passato di problemi psichici possano comprare liberamente armi di qualsiasi genere”. In Svizzera, gli uomini possono conservare le loro armi a casa, anche fuori dei periodi di servizio militare. La legge sulle armi autorizza tutti gli svizzeri di più di 18 anni, di possedere un’arma, a certe condizioni. Secondo le autorità, più di due milioni (in verità tra 2,5 e 4 milioni) di armi circolano tra gli 8 milioni di abitanti, moltissime delle quali (sembrerebbe centinaia di migliaia) non registrate. La proliferazione delle armi è stata denunciata diverse volte dalle organizzazioni dei Diritti Umani, dalla Chiesa, dai sindacati e dai Partiti di sinistra, ma queste denunce sono rimaste lettera morta.

A casa dell’omicida la polizia ha trovato due moschettoni, un fucile da caccia, una carabina, una pistola lancia razzi, decine di cartucce, cartucciere per mitragliatrici, pugnali, baionette. Lo squilibrato non lavorava. Messo sotto tutela per il suo passato di malato psichiatrico, beneficiava di un sussidio d’invalidità. Secondo i suoi vicini era depresso e aveva cominciato a bere perché non aveva superato i test per diventare istruttore professionale dell’esercito. Come ha potuto un uomo con questo passato procurarsi tante armi? E’ un dibattito che vuole rilanciare con urgenza la sinistra in Svizzera. Presto il Partito Socialista metterà la questione all’ordine del giorno in seno alla Commissione di politica di sicurezza del Consiglio Nazionale (Camera dei Deputati). Argomento molto delicato visto che la lobby delle armi in Svizzera è proporzionalmente altrettanto potente che quella degli Stati Uniti.

Ma è la Storia che ha fatto sì che il problema del possesso d’armi fosse sottovalutato e banalizzato. Piccolo Paese di montagna, per molto tempo la Confederazione non ha potuto dare da mangiare ai suoi figli, che si ingaggiavano come mercenari in tutti gli Eserciti d’Europa. In seguito, la Svizzera ha dato vita ad un Esercito di milizia. Ogni cittadino è un sodato, convocato ogni anno per un periodo militare e corsi di tiro. Risultato, ogni cittadino svizzero tiene a casa sua il suo fucile, teoricamente riposto lontano dalle munizioni. Quanto al tiro, rimane uno degli sport più praticati nel Paese. Problema: che fine fanno le armi di quei cittadini anziani che non devono più partecipare a nessuna preparazione militare? Sappiamo che non c’è nessun registro ufficiale per le armi da fuoco e quindi nessun feedback  tra un Cantone e l’altro. Ogni tentativo per un Referendum al riguardo sembra però essere volto al fallimento. Nel Febbraio del 2011,  l’iniziativa della sinistra “Per una protezione contro la violenza delle armi”, che voleva vietare la custodia delle armi militari nel proprio domicilio, è stata respinta dal 56,3% dei voti. La destra aveva fatto leva sul “senso di responsabilità” dei cittadini svizzeri. Il Paese si vuole campione nell’uso corretto delle armi da fuoco.

E’ vero che in Svizzera non sarebbero commessi che 0,5 omicidi da arma da fuoco ogni 100 mila abitanti. E’ otto volte in meno che negli Stati Uniti e due volte in meno che in Germania. Per contro, si constatano per gli uomini, molti più suicidi causati da proiettile che nei Paesi vicini. L’ultimo vero massacro risale al 22 Settembre 2001, quando un uomo aveva ucciso undici deputati e tre ministri del Parlamento del Cantone di Zugo. Ma la questione rimane aperta e la necessità di una legislazione più precisa che tuteli i cittadini più responsabili dalle schegge impazzite forse oggi, non più epoca di mercenari e carestie, appare necessaria.

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