Non c’è una parola più usata e abusata in questi giorni, di convulsa campagna elettorale, della parola “cambiamento”. Tutti, ma proprio tutti promettono di cambiare il sistema politico, la classe politica, il modo di fare politica, ma gattopardescamente in realtà si delinea un apparente cambiamento che manterrà invece tutto come prima.

Gli ultimi anni di questa legislatura sono infatti stati caratterizzati da un duopolio fazioso Pd-Pdl che s’è pian piano sempre più spostato verso le posizioni più estreme con in mezzo un terzo polo spesso ininfluente, a volte, specie a livello locale, ballerino a seconda dell’occorrenza. Un quadro che ha impedito qualunque seria riforma, anche quelle più necessarie, paralizzando il dibattito politico in uno scontro dai toni spesso aspri verbalmente, ma caratterizzato da un sostanziale consociativismo strisciante per la spartizione del potere.

Purtroppo quello che si profila dall’assestarsi delle forze in campo per le prossime elezioni politiche è un quadro che va a replicare a carta carbone la situazione precedente, con l’unica differenza di un ribaltamento di posizione di forza tra Pd e Pdl a vantaggio del primo. Il Pd infatti conquisterà agevolmente il consistente premio di maggioranza alla Camera garantito dal Porcellum, ma come il Pdl in precedenza non sarà probabilmente in grado di governare e di avere una solida maggioranza anche nell’altro ramo del parlamento.

In mezzo di nuovo un terzo polo montiano che potrà essere decisivo solo schierandosi con questo o con quello all’occorrenza, e a seconda dell’interesse del momento.

La componente grillina porterà in parlamento un folto gruppo di parlamentari assolutamente inutili se non per eventuali compravendite post voto da parte dei due principali poli.

Il tentativo infine di Oscar Giannino, ammesso che riesca a partecipare, è destinato ad essere marginale anche per la scarsa apertura di questo movimento alle altre componenti liberali che avrebbero potuto irrobustirne le fila.

Un governo quindi stabile e politicamente omogeneo sarà di assai difficile formazione, anche perché il Pd si troverà davanti due possibili convivenze incompatibili tra loro, ovvero il centro di Monti da un lato e la sinistra radicale dall’altro.

La cosa più probabile è che ci si ritrovi di nuovo a trattare con Berlusconi per un governo di larghe intese, come lo stesso cavaliere ha recentemente proposto, che replichi la maggioranza che ha in questo ultimo anno sorretto il governo tecnico, con risultati tutt’altro che esaltanti.

Non solo, ma la composizione delle liste comincia a delinearsi anche, e ancora grazie al Porcellum, un mancato cambiamento persino nelle facce degli eletti.

Dal Pd, che nonostante le primarie inserisce un numero preponderante di facce vecchie dell’apparato imposte dalla Segreteria ad un Pdl che addirittura ha delegato la composizione delle liste al pluri-indagato Denis Verdini, inserendo i propri impresentabili in liste di comodo come il Grande Sud che pare poter alloggiare da Dell’Utri a Cosentino per finire pare addirittura a Clemente Mastella.

Responsabilità di ciò è anche delle forze laiche liberal-democratiche e repubblicane che non sono, ancora una volta, capaci di unirsi per fare massa critica tale da farsi prendere in giusta considerazione e quindi da influenzare ed arricchire alcuna delle componenti in lizza. Una responsabilità che non potrà essere trascurata all’interno dei partiti e dei movimenti che a questa area si richiamano.

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