Torna alta la tensione riguardo alla sovranità delle Isole Falkland (Malvinas in spagnolo), a più di 30 anni dalla guerra che ha visto l’invasione del arcipelago di circa 3000 abitanti, situato nell’Oceano Atlantico a sud-est delle coste argentine, ordinata dal dittatore argentino Leopoldo Galtieri che sfidò (nientemeno che) Margareth Thatcher per il controllo delle isole.

Il 3 gennaio, in occasione del 180° anniversario dello sbarco della Royal Navy britannica che portò alla cacciata di una guarnigione argentina insediatasi tre mesi prima (evento che i sudamericani celebrano come “il furto delle Malvinas”), il Presidente dell’Argentina Cristina Kirchner ha diffuso, tramite un annuncio a pagamento sui quotidiani inglesi “The Guardian” e “The Independent”, una provocatoria lettera aperta al Primo Ministro britannico David Cameron. Oggetto della lettera la richiesta di negoziati per la restituzione dell’arcipelago appellandosi, tra l’altro, alla risoluzione Onu 2065 del 1965 con la quale veniva riconosciuta l’esistenza di una disputa sulla sovranità delle Falklands-Malvinas e nella quale i due Paesi venivano invitati a negoziati rapidi e pacifici.

Toni alti della Kirchner sostenuti, principalmente, dalle accuse, contro il “colonialismo da diciannovesimo secolo” britannico, basate sulla espulsione degli argentini che vivevano nell’arcipelago in funzione del insediamento di coloni britannici; accuse e circostanze smentite dagli inglesi tramite il “Ministero per gli Affari Esteri e del Commonwealth” per il quale le isole, al momento dello sbarco, erano disabitate e con la sola presenza di un contingente militare.

Se da un lato la Kirchner continua a rivendicare la sovranità sull’arcipelago, il Governo britannico esclude ogni ipotesi di negoziato.

In tale contesto il Governo delle Falkland (avente status di “Dipendenza britannica d’oltremare”) ha indetto, a marzo 2013, un referendum tramite il quale i cittadini potranno decidere il proprio futuro; iniziativa gradita alla Gran Bretagna.

Lo stesso Cameron cala la carta del principio di “autodeterminazione dei popoli” (già riconosciuto e concesso nei negoziati con la Scozia), facendosi forte delle origini inglesi della grande maggioranza della popolazione, come chiave per affrontare e risolvere il contenzioso, prevedibilmente, a favore della posizione pro-britannica. Ragionevolmente, il risultato di una consultazione basata sul tale principio difficilmente potrà essere scavalcato da contestazioni tali da mettere in difficoltà le autorità del Regno Unito le quali, anche con questa consapevolezza, hanno giocato d’anticipo, nei confonti della comunità internazionale, dichiarando che l’Argentina dovrà rispettare il risultato della consultazione.

In un contesto nel quale le parti in causa cominciano a mostrare i muscoli, in risposta all’offensiva mediatica argentina va registrata una intervista al Premier britannico sul primo canale della Bbc (la tv di Stato inglese): se necessario il Regno Unito sarebbe pronto a combattere, sostiene Cameron, per difendere e mantenere il controllo delle isole dell’Atlantico.

Al di là del noto orgoglio britannico e delle rivendicazioni nazionalistiche che si stanno risvegliando trasversalmente in sudamerica, sullo sfondo della contesa per queste isole rocciose, situate in prossimità dei ghiacci del estremo sud, le risorse economiche delle quali sono sempre state un ambiente naturale straordinario, notevoli risorse ittiche e pecore dalla lana bianchissima, si vedono aleggiare, oltre all’importanza strategica delle rotte verso l’Antartico, i ricchi giacimenti di petrolio e gas naturale, recentemente scoperti, non ancora intaccati da trivellazioni finalizzate allo sfruttamento.

Tira un’aria pesante, insomma, e non manca nulla: rivendicazioni politiche contro il colonialismo, interessi economici per le risorse strategiche, necessità di una parte in causa di difendere lo status quo, una componente della popolazione locale fortemente maggioritaria rispetto all’altra.

Cosa c’è da aspettarsi, siamo di fronte ad un film già visto? Difficile, anche tirando in ballo il precedente storico, che nel contesto mondiale attuale si possa arrivare ad una nuova guerra tra Argentina e Gran Bretagna.

Da un punto di vista politico il sudamerica si sta rendendo “blocco” ed in più circostanze, questa crisi è tra quelle, lancia segnali univoci, o largamente maggioritari, in termini di comunicazione e politica estera. Il consolidamento, però, delle democrazie sudamericane rende improbabile, anche qualora contrapposizioni e provocazioni dovessero sfuggire parzialmente di mano alle diplomazie, si possa giungere a derive estreme che portino allo scoppio di conflitti militari.

Al limite del impossibile, poi, chela Gran Bretagnapossa prendere iniziativa e rendersi protagonista, seppur a fronte di provocazioni, di un attacco ad una “democrazia occidentale”.

Ciò che è prevedibile, augurandoci si possa trattare solo di quello, è uno scontro basato su ritorsioni economiche, boicottaggi e pressioni diplomatiche come si può interpretare da un altro passaggio, minaccioso, della sopra-citata lettera della Presidente argentina secondo la quale “la causa delle Malvinas è sostenuta da tutta l’America Latina”.

Una ultima riflessione riguardo a ciò che successe, invece, non può che portarci a sostenere che non sempre tutto il male venga, in assoluto, per nuocere. Il conflitto del 1982, costato la vita a circa 650 argentini e 250 britannici, cominciato il 19 marzo e conclusosi, con relativa rapidità, il 14 giugno a seguito della resa formale argentina, costrinse alle dimissioni il dittatore argentino dopo soli quattro giorni dalla fine delle ostilità.

Il Generale Galtieri, componente della junta militare, allora guidata dal Generale Jorge Videla, arrivata al potere nel 1976 grazie ad un colpo di stato militare che spodestòla Presidente Isabel Perón, divenne dittatore solo nel dicembre 1981 dopo il succedersi di colpi di Stato e vendette trasversali tra le forze militari. Arrivato al potere, quindi, in un contesto di instabilità, può essere identificata quale vera causa della guerra delle Falklands il goffo tentativo di consolidarsi e di guadagnare consenso personale (scegliendo evidentemente la vittima sbagliata) tramite rivendicazioni nazionalistiche, oltre all’incapacità di lettura sia dello scenario internazionale sia delle azioni che reazioni politiche britanniche.

In un succedersi di capi sanguinari e spietati, la junta militare ha consegnato alla storia, in quegli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, un’Argentina dalle garanzie costituzionali azzerate, associazioni politiche e sindacali ridotte al silenzio in un contesto di repressione militare senza precedenti basato su una sistematica violazione dei diritti umani e crimini contro l’umanità come testimoniano l’assassinio e la tortura di oltre 30.000 persone.

La tanto vituperata Inghilterra ha avuto la responsabilità di sconfiggere in un conflitto armato una dittatura militare che cercava di consolidare il proprio consenso per autotutelarsi e garantirsi sopravvivenza tramite le proprie azioni sanguinarie e repressive.

Possiamo sostenere, quindi, che, seppur non per disinteresse o bontà d’animo, il dato di fatto sia che la sconfitta militare e, di conseguenza, politica del esercito argentino da parte dei britannici aprì la strada al ritorno della democrazia nel Paese sudamericano: l’elezione del primo Presidente post-Junta militare, Raúl Alfonsín, è del dicembre 1983.

In fondo, piaccia o non piaccia dalle parti di Buenos Aires, se la Kirchner oggi può ergersi a paladina della democrazia, anche per mezzo delle iniziative e provocazioni anti-britanniche, lo deve proprio a quel conflitto ed agli odiati inglesi.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. L’analisi é del tutto corretta. Conosco bene l’Argentina perché ci ho vissuto come Ambasciatore d’Italia e ci vivo ancora in parte. Il tema delle Malvinas é abbastanza sentito dalla gente, ma é ovvio che politicamente esiste in funzione dell’interesse di un governo di riunire consensi attorno a una causa “nazionale”. QUesto fu il caso della dittatura militare, questo ´é il caso del governo peronista e nazion al-popolñare della signora Kirchner. Al di lá delle schermaglie politiche, non é peró previdibile alcun esito drammatico. É escluso che l’Argentina possa prendere un’iniziativa molitare ed é escluso che la Gran Bretagna possa cedere sul terreno negoziale, quali che siano le posizioni dell’ONU. É pensabile che Buenos Aires, che non ha il peso militare od economico per piegare Londra,l cercherá di ottenere un appoggio piú militante del resto dell’America Latina, ma, al di lá della solidarietá scontata e di facciata, la strada per misure diplomatiche od economiche veramente efficaci nei confronti della Gran Bretagna mi sembra molto lunga e difficile. E gli Stati Uniti e nuona parte dell’UE, qualsiasi cosa accada, resteranno dal lato di Londra..

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