Non ci fidiamo troppo dei sondaggi politici di questi ultimi tempi, spesso più influenzati dal committente del sondaggio che dalla volontà degli intervistati, ma un’idea del quadro politico che uscirà dalle urne pare possibile cominciare a prevederlo, e con esso le conseguenze per il nostro immediato futuro.

Che la troppo annunciata vittoria del Pd, e del centrosinistra in generale, si stia lentamente allontanando è una sensazione ormai diffusa. L’effetto primarie si è raffreddato parecchio e pure il ritorno in lizza del vecchio avversario Berlusconi, che peraltro aveva dato un buon impulso paradossalmente proprio al Pd, ha ormai esaurito la spinta. Come al solito il centrosinistra italiano arriverà alle elezioni col fiato corto, per vecchi difetti e per nuove incapacità, ma soprattutto per carenza di un messaggio chiaro nell’indicare una soluzione ai problemi del Paese.

Dall’altra parte la rimonta del centrodestra, che pure sembra esserci, non sarà sufficiente a ribaltare una situazione compromessa ormai da tempo e che gli show televisivi del cavaliere non possono risollevare del tutto. Aggiungerei che la presentazione delle liste potrebbe essere per il Pdl, tra impresentabili e inevitabili scontenti, un freno alla rimonta, per questo forse proprio il partito del cavaliere è quello più indietro nella composizione delle medesime.

Al centro, Monti regge la morsa dei due poli ma non sfonda come avrebbe forse sperato e può solo sperare d’essere ago della bilancia al Senato con una coalizione troppo sbilanciata verso i post democristiani per essere davvero rappresentativa della classe media italiana.

Grillo è una variabile che già oggi si dimostra ininfluente, non sarà forza di governo e non sarà opposizione omogenea alle altre, non sarà nulla. Giannino, dal canto suo, ha scelto la beata solitudine ed in solitudine resterà probabilmente a casa.

Quali prospettive allora per l’Italia e per noi Italiani? Non rosee a mio avviso dato che la cosa più probabile sarà l’ingovernabilità e l’incertezza, due cose che non giovano alla ripresa economica e allo sviluppo e non giovano nemmeno al rinnovamento della politica che sarebbe più che mai necessario.

Un governo di centrosinistra dovrà per forza contrattare tra Vendola e Monti, con poche possibilità di trovare una sintesi comune. Il centrodestra, dalle premesse della campagna elettorale di Berlusconi, si sposterà sempre più su posizioni estremiste e populiste, accentuate dal ritorno dell’alleanza con la Lega, che porteranno il Paese, tra l’altro, verso tensioni separatiste pericolose per la stessa tenuta sociale.

Ci si potrebbe anche trovare, nel caso la rimonta del centrodestra sia superiore alle aspettative, di fronte alla necessità di un nuovo governo d’ammucchiata, o grande coalizione, come l’ha proposta lo stesso Silvio Berlusconi, che fotocopierà la maggioranza che ha retto quest’anno il governo tecnico. Una maggioranza dove la colpa di ciò che accade è di tutti e quindi di nessuno e che per questo non può che portar male.

Forse questa è una previsione troppo pessimista, ma ritengo che la prossima legislatura sarà una legislatura breve, burrascosa e cattiva, incapace di fare serie riforme e quindi di risolvere alcuno dei problemi sul tappeto, l’esatto opposto di quel che serve all’Italia e a noi Italiani oggi.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Facciamo i debiti scongiuri, ma credo anch’io che le previsioni di netta vittoria del centrosinistra siano affrettate e che la prossima legislatura sará breve e arruffata. Se almeno servisse a rifare la legge elettorale, sarebbe giá molto. Non vedo altra soluzione che rafforzare il piú possibile (anche, in certe occasioni, turandosi un poco il naso) questa centro introvabile o comunque qualsiasi soluzioni che allontani populismo e antipolitica ed eviti il ritorno di Berlusconi che sarebbe, oggi come oggi, il male assoluto.

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