La maxi apparizione televisiva in “Servizio Pubblico” fa resuscitare il Cavaliere con il piffero magico che promette più lavoro, meno tasse e, soprattutto, l’abbattimento dell’Imu che rappresenta il cuore dei suoi messaggi promozionali da campagna elettorale. Dopo il vittorioso match con l’anchorman nemico di sempre (che ora gli fa da spalla) il Cavaliere torna a sperare di poter conquistare una poltrona a Palazzo Chigi; in particolare il suo obiettivo è il ministero dell’Economia e dello Sviluppo, ne è ogni giorno che passa sempre più convinto.

La partita televisiva nell’arena di Santoro riapre i giochi del Centrodestra con Berlusconi presidente, e mette in guardia un Centrosinistra non proprio compatto che pensa di avere già la vittoria elettorale in tasca.

Il Cavaliere istrionico torna a padroneggiare le poltrone televisive e a far salire i vertici dello share ma non è di certo questa la strada da percorrere per rendere più nobile la politica nel nostro Paese.

Gli avversari elogiano la performance del Cavaliere pur non condividendone gli obiettivi e i modi. Bersani lo definisce “un osso durissimo”; Fini riferendosi alla puntata di ‘Servizio Pubblico’ la definisce “un grande spettacolo”. Il leader di Futuro e libertà ammette che “Berlusconi ha vinto nettamente” ma sottolinea: “Non significa che vincerà il campionato, ha vinto una partita in trasferta”. Monti, invece, ospite anche lui di un’altra importante arena televisiva, afferma che le promesse fatte da Silvio Berlusconi “ricordano il Pifferaio di Hamlin che incanta i topini”. E aggiunge: “Che gli italiani possano credere a certe parole pronunciate da quella bocca mi fa venire in mente il pifferaio magico che porta i topini ad annegare”. Berlusconi, ribadisce il Professore, “è uno che ha già illuso gli italiani tre volte. La prima volta mi sono fatto illudere anch’io”, avendo votato per il Cavaliere nel 1994. “I sacrifici chiesti agli italiani – ammonisce Monti – possono essere dissipati in tre mesi se arriva un nuovo illusionista o un vecchio illusionista ringalluzzito”.

Eliminata ormai l’equidistanza, Monti continua la guerra iniziata da Berlusconi con la battaglia disputata nell’arena di ‘Servizio Pubblico’ dove il comune obiettivo di toro e torero (con parti intercambiabili), ossia ospite e conduttore, era per l’appunto il governo tecnico del Professore, colui che non vuole essere “la stampella di nessuno”, bensì “un pungolo”, soprattutto nei confronti del centrodestra di Berlusconi.

ll Cavaliere, a sua volta, non intende assumersi nessuna responsabilità riguardo alla crisi del 2011 e pungola anche lui: “Nessuna responsabilità del mio governo, c’era una crisi internazionale curata male dal governo dei professori”. Professori che “dopo un po’ sono diventati sordi ai nostri interventi – aggiunge – perché diciamocelo chiaro, si erano montati tutti la testa e hanno portato il Paese nella situazione in cui siamo”. Picconate continue e decise quelle del Cavaliere che sostiene di essere stato costretto a votare l’Imu e  promette di cancellarla in caso di vittoria. “Era una testa dura da convincere – dice rivolgendosi al Professore e alla sua Imu – e non siamo riusciti a convincerlo”.

In definitiva, comunque, la questione non è aspirare ad essere premier oppure ministro dell’Economia, per magari risanare le sorti del Paese partendo proprio dall’abolizione dell’Imu. La questione è un problema di fondo: il riciclo ostinato e farraginoso di certi personaggi e la loro scarsa considerazione della politica, trasformata in una questione di look, di poltrone televisive e fatta di spot pubblicitari.

Una campagna elettorale che si preannunciava diversa per l’inedita disposizione quadripolare delle forze in campo e per la comparsa all’interno di queste forze di soggetti nuovi in tutto o in parte, negli ultimi giorni si sta rivelando una delle campagne elettorali peggiori della Seconda repubblica.

Al di là delle liste pulite, montiane e non, gli italiani assistono (ormai da anni) al solito spettacolo, in cui si replicano copioni e personaggi. Le promesse sono sempre le stesse: “Un’Italia più giusta”, più pulita, più onesta; meno tasse e più lavoro per tutti; la riduzione del numero dei parlamentari dopo un’adeguata riforma costituzionale: “Questa sarà la cosa che io proporrei nel primo Consiglio dei ministri, afferma Mario Monti; ed infine il rinnovamento dei partiti, o addirittura la loro estinzione, e il conseguente anelato cambiamento del rapporto tra politica e cittadini.

Le agende di tutti promettono maggiori libertà ma l’agenda di nessuno è pienamente liberale. In questo scenario politico alquanto confuso che rinnega le strutture di partito, pensando che la democrazia ne possa fare a meno, i Liberali veri dovrebbero avere la forza di imporre la loro agenda liberale e far sì che il pensiero liberale (più che il ‘pensiero liberal’) – una delle colonne portanti della civiltà, della storia politica e della società civile – contribuisca ad evitare la delirante trasformazione della politica nel solito ‘gioco dell’oca’ da salotto televisivo.

La politica non è un male necessario ma un bene da conservare al meglio e per non cedere al populismo elitario o, ancor peggio istrionico, occorre ‘buon senso’ liberale. Un Paese liberale, democratico e moderno non dovrebbe premiare chi ha più strumenti mediatici a disposizione ma chi dimostra di essere fedele alla propria identità di pensiero, e quindi anche di partito. La dialettica pluralità delle voci, e non l’asse statico destra-sinistra-centro, è la vera anima di una democrazia liberale.

La salita in politica dei non politici, infine, rappresenta una possibile cura momentanea per un sistema che ha un disperato bisogno di competenza e rinnovamento ma è anche il sintomo più evidente di un disastro politico-culturale favorito dal ‘Porcellum’, prologo ed epilogo di una grave patologia degenerativa: la reclutazione da casting televisivo delle liste.

La politica, al contrario, richiede dei professionisti e ha bisogno di apprendistato politico; essa esige competenze e abilità che non si acquistano padroneggiando le poltrone televisive ma provengono da un saldo ancoraggio valoriale costruito attraverso una sana ‘scuola’ politica, che nel caso dei Liberali vuol dire una sana ed ‘originale’ scuola di Liberalismo. In sostanza, non è sufficiente essere stimati esponenti di altre categorie per riuscire nell’impresa politica e, soprattutto, per dichiararsi Liberali.

© Rivoluzione Liberale

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