Quei pochissimi che anche apertamente hanno continuato a difendere il Porcellum, come Silvio Berlusconi che l’ha definita più volte “una buona legge elettorale”, sostenevano che aveva se non altro il merito di semplificare la politica italiana e garantire il bipolarismo. Non solo, ma chiariva da subito chi sarebbe stato il vincitore e quindi il presidente del consiglio, scelto dal popolo.

Oggi anche questa, peraltro esile, foglia di fico cade davanti ad una proliferazione abnorme di sigle che fa assomigliare l’Italia ad un Paese del terzo mondo appena approdato al sistema partitico piuttosto che ad una democrazia occidentale matura.

Pare infatti che le liste depositate siano state addirittura 215 e anche la scrematura che seguirà con la raccolta delle firme ne lascerà sulla scheda un numero mai visto prima.

Pazienza Monti che ne avrà una al Senato e tre alla Camera, ma già quelle collegate a Bersani saranno un numero notevole e addirittura, a seguito dello spacchettamento del Pdl, si avrà un Berlusconi con collegate non meno di 7 liste alla Camera e addirittura 14 al Senato. Senza contare quelle non schierate con questi tre raggruppamenti, alla faccia della semplificazione.

Sul fatto poi che il presidente del consiglio sia designato dal popolo, cavallo di battaglia da sempre di Silvio Berlusconi, osserviamo come proprio il capo del Pdl, per consentire alleanze difficili con la Lega, ammaini anche questa bandiera rinunciando ad uno dei suoi punti fermi da sempre (uno dei pochissimi peraltro).

Il centrodestra infatti non ha un candidato premier, ma un “Berlusconi Presidente” scritto solo sul simbolo del Pdl ed almeno 4 premier in pectore: lo stesso Berlusconi, Maroni, Tremonti e il solito Alfano, buono per essere messo in mezzo ad ogni occasione, salvo poi riporlo in naftalina a giochi fatti.

La realtà è che nel mondo cosiddetto occidentale e democratico non esiste una legge elettorale peggiore del Porcellum che non solo non garantisce semplificazione, né una indicazione chiara del presidente del consiglio, ma non consente agli elettori di scegliere gli eletti e molto probabilmente non garantirà neppure la governabilità di cui il Paese ha disperato bisogno.

© Rivoluzione Liberale

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