È sgradevole assistere a una campagna elettorale fatta, da una parte e dall’altra, di insulti e colpi ad effetto. D’altra parte si è confrontati, che ci piaccia o no, al dilagante istrionismo di un Berlusconi che con tutti i mezzi cerca di mantenere la contesa al proprio abituale livello, coi grandi show mediatici privi di contenuti seri ma pieni di effetti speciali, e le stesse promesse, gli stessi imbonimenti, con cui ha in passato ha vinto tre elezioni; e apparentemente, come riconoscono a denti stretti i suoi avversari, qualche risultato lo sta ottenendo, grazie alla complicità di una parte del mondo dell’informazione, superficiale e assetato di share. Tanto infinite sono la credulità e la dabbenaggine umana. Sarebbe tanto utile ricordare ogni tanto quella frase premonitrice di Dante che prefigura il nocciolo della strategia berlusconiana “lunga promessa coll’attender corto”: promettere tutto a tutti, perché l’importante è conquistare il potere, poi si vedrà.  Perciò è naturale che sull’altra sponda anche persone normalmente concettose si preoccupino di contrastare questa ondata in piena seguendo il Cavaliere sul suo stesso terreno. Errore, io credo, perché in quel terreno pantanoso lui ci sta da maestro e gli altri si troveranno sempre in condizioni di inferiorità. Ma la tentazione di rispondere con battutaccia a battutaccia, con effetto ad effetto, è difficile da resistere (testimone l’ultima trovata di Bersani sulla superiorità di Berlusconi in fatto di capelli).

In questa girandola che peggiora ogni giorno, tuttavia, Mario Monti ha colpito pienamente nel segno definendo Berlusconi un “pifferaio magico” e “un vecchio illusionista”. Perché di questo si tratta: illusionismo puro e neppure troppo raffinato; e certamente non nuovo. Sono gli stessi incantamenti delle elezioni precedenti, gli stessi pretesi “contratti con gli italiani”: meno tasse, più posti di lavoro, magnifiche sorti e progressive promesse. È veramente brutto segno per l’intelligenza nazionale che ci sia ancora qualcuno che ci crede ed è pronto a farsi abbindolare per la quarta volta. Come se le esperienze concordemente disastrose non servissero a niente. Come se l’indomito Cavaliere, tra un processo per frode fiscale e uno per corruzione di minore e concussione, fosse una speranza nuova per il Paese, qualcuno capace davvero di rimetterlo in carreggiata.

Seguire le panzane che egli sforna quotidianamente è – lo abbiamo scritto in altre note – quasi impossibile. Occorre perciò limitarsi a registrare le ultime e le più grosse. Tra queste, l’ultimo colpo a effetto, l’ultimo coniglio dal cilindro, è la proposta di eleggere Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica.

Draghi è persona degnissima e noi stessi abbiamo avuto occasione di farne il convinto elogio in occasione della sua nomina a capo della BCE. Ma il suo profilo non ha assolutamente niente a che spartire con quello di un Capo dello Stato, a cui si richiede esperienza politica e profonda conoscenza delle norme costituzionali. Il precedente di Ciampi non serve. Il predecessore di Giorgio Napolitano, giurista di formazione (non economista), dopo essere stato a lungo Governatore della Banca d’Italia era stato Presidente del Consiglio e poi Ministro dell’Economia nella fase difficilissima dell’ingresso nell’euro. Era dunque un personaggio politico a tutti gli effetti, anche se estraneo ai partiti, come politico è divenuto Mario Monti con la sua permanenza a Palazzo Chigi e la sua qualità di senatore a vita. Draghi, con tutte le sue qualità, non ha il passato e il prestigio richiesti per imporsi al di sopra di tutti come garante supremo delle istituzioni. Ma c’è un’altra ragione contraria: il Presidente della BCE ha un ruolo chiave nel contesto dell’economia europea attuale, con dirette e grosse conseguenze per quella italiana, e Draghi ha dimostrato di saperlo svolgere con autorità, equilibrio e lungimiranza, tanto da trasformarsi in breve tempo nel punto di riferimento a cui guardano con attenzione e fiducia governi e mercati, non solo europei. L’averlo proposto e poi sostenuto per quella funzione è stato uno dei pochi successi del governo precedente;  la sua continuità a Francoforte è garanzia di tenuta per l’euro, la stabilità dell’economia europea e, in definitiva, per le finanze italiane. Toglierlo da Francoforte sarebbe un errore colossale (quante volte ci lamentiamo di non avere posizioni adeguate negli organismi internazionali, cosa che succede di solito per la mancanza di candidati idonei e poi, quando finalmente riusciamo a piazzare l’uomo giusto al posto giusto, ci affrettiamo a richiamarlo a casa). Un errore che potrebbe forse, dico forse, giustificarsi se a Draghi si offrisse un incarico di governo decisivo per il Paese, ma non per candidarlo a un posto, sì di altissima responsabilità istituzionale, ma di scarsissimo potere esecutivo. E del resto lo stesso Draghi ha subito preso le distanze dalle lusinghe berlusconiane (come hanno fatto in molti negli ultimi tempi) dichiarando che a Francoforte intende restare fino al termine del suo mandato (il 2019).

Agitandone il nome, probabilmente in provocatoria antitesi a quello di Monti, Berlusconi ha fatto insomma quello che fare così bene: un trucchetto.

Trovare un degno successore a Giorgio Napolitano non sarà facile, specie se si esclude Monti. Sarebbe bene che nessuno immiserisse questa questione con trovatine da caffè dello sport.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. PS E a proposito di illusionismo: é abbastanza comico vedere il Cavaliere che si affanna a darsi una spolverata di moralitá escludendo dalle liste del PDL gli “impresentabili”, cioé le persone condannate, indagate o semplicemente “chiacchierate”, compresi veri pilastri del suo movimento come Dell’Utri o Scajola. Comico perché il meno presentabile, il piú condannato, indagato e “chiacchierato” é proprio lui, l’immarcescibile. E dunque ancora un trucco da illusionista, un ulteriore tentativo di abbindolare gli italiani dopo avere, per vent’anni, contribuito a portare la vita politica italiana al piú basso livello di immoralitá e corruzione.

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