«Frastornati da tutta questa roboante sequela di notizie su Silvio, Pierluigi, Pierferdy e Gianfranco, abbiamo un po’ accantonato il toto-Colle. Quasi fosse meno importante, meno pressante, meno di meno.

Forse qualcuno pensa che tanto il presidente della Repubblica lo può fare chiunque: basta sia ultrasettantenne, alto o basso, che fumi la pipa o non fumi affatto. Gli ex partigiani si sono quasi estinti per decorrenza dei termini e pure gli ex comunisti. Diciamo che si potrebbe pescare tra gli ex terroristi, tanto per stare in tema di robe armate.

Certamente non sarà interrotta la sequela di presidenti sinistri nel senso di appartenenza. Forse, se ci fosse da noi l’elezione del presidente come in America, qualche vecchio nostalgico potrebbe anche avere una speranza. Al momento lo vedo difficile.

Abbiamo in odore di poltrona ex banchieri, la casta delle caste e forse ex magistrati, altri intoccabili. Forse tutti nomi buttati lì tanto per bruciarli, tenendo bene nel cassetto il vero nome, quello che sarà l’asso nella manica dei nostri amici politici.

Il vero problema è che non abbiamo una classe politica cristallina dal passato cristallino. Tanti, se non quasi tutti i nostri amici hanno qualcosa da farsi perdonare.

A me piacerebbe che il nostro prossimo presidente fosse Emma Bonino. E non perché è una donna, ma perché è la donna politica conosciuta in tutto il mondo e, cosa ancora più importante, stimata in tutto il mondo. Ma da noi purtroppo c’è da fare i conti con la Chiesa; penso con raccapriccio che le è stata negata la possibilità di leggere in chiesa un ricordo di Mariangela Melato, figurati se la fanno salire al Colle.

E comunque mi piacerebbe sperare che il prossimo presidente sia persona che decida immediatamente di tagliare i costi del Quirinale, che spenda la metà di quello che si spende ora, che decida di non fare più Senatori a vita o almeno che li nomini solo come carica onoraria senza emolumenti.

Certo che se Monti dovesse vincere le elezioni il triangolo perfetto sarebbe: Mario Monti a Palazzo Chigi, Romano Prodi al Quirinale e Mario Draghi alla BCE. Praticamente i tre uomini italiani dell’euro, quelli che ci hanno portato a dipendere, nel bene e nel male, da Bruxelles e che hanno lavorato per questo obiettivo per anni. Ma speriamo proprio di no!»

© Rivoluzione Liberale

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