Se avessimo bisogno di un esempio ulteriore del fatto che a questa campagna elettorale manca un megafono davvero liberale basta osservare l’assenza dai temi trattati della necessità di ridurre l’eccessiva burocrazia pubblica. Solo i “Liberali per l’Italia-PLI” lo indicano chiaramente nel Programma.

Tutti infatti parlano di fisco, con proposte più o meno fantasiose di ridurne il peso, salvo poi che quando sono stati al governo lo hanno invece sempre aumentato, tutti senza distinzioni, ma nessuno osserva come l’altro grande freno all’economia in Italia sia la burocrazia pubblica che costringe lavoratori e imprese a sprecare tempo, denaro ed energie a dismisura per superarne i farraginosi meccanismi.

L’apparato burocratico pubblico è infatti oggi un mostro senza testa che impedisce qualunque sviluppo e che si è moltiplicato a dismisura negli ultimi decenni, anche a seguito di una catastrofica riforma dell’articolo 5* della costituzione fatta dal centrosinistra, ma mai corretta dal centrodestra. La burocrazia non è solo un costo vivo per lo stato che deve mantenerne l’apparato e la moltitudine di funzionari, ma è soprattutto un costo pesantissimo per chi lavora e soprattutto per chi fa impresa. Il tempo, le energie ed il denaro che occorre ad affrontare il continuo corpo a corpo con la macchina burocratica sono ormai preponderanti su qualunque altro aspetto dell’attività economica. Anche perché le macchine burocratiche sono più d’una, comunali, regionali e statali e spesso si accavallano l’una sull’altra in modo insostenibile.

Una proposta davvero liberale non può prescindere dalla riduzione drastica di questi apparati, con una seria indicazione di priorità nell’eliminare gli ingranaggi più inutili e dannosi di tali apparati. A mio modesto avviso anziché parlare solo di abolizione delle province, comunque proposta doverosa, ma che nessuno poi ha davvero voluto applicare, è altrettanto necessario indicare la necessità di abolire cose come i consorzi di bonifica, le comunità montane, le autorità di bacino, i magistrati fluviali, gli Ambiti Territoriali Ottimali, i comitati regionali di controllo e via dicendo.

Certo intervenire su queste cose è difficile, e non è affatto indolore, ma il medico liberale sa che se non si interviene col bisturi su queste strutture il paziente stato, inteso anche come apparato economico produttivo, può subire poi amputazioni assai più gravi e rischiare addirittura di perire.

Un vecchio adagio dice che il ”medico pietoso fa la piaga cancrenosa” e chi non ha il coraggio dei “Liberali per l’Italia-PLI” di dire chiaramente cosa c’è da tagliare nell’apparato pubblico si rende complice del declino economico e sociale dello Stato.

© Rivoluzione Liberale

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