Il leader storico del Partito della minoranza turca in Bulgaria, Ahmed Dogan, ieri è stato vittima di un tentativo di attentato.

Nel corso del Congresso del Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS, destra liberale – MRF), quando Dogan si stava rivolgendo alla platea piena di delegati del suo Partito e leader di diversi Partiti liberali europei, un uomo di 25 anni con una pistola in pugno e due coltelli in tasca, tenta di sparagli, ma senza successo. Le televisioni, tutte presenti per l’importanza del Congresso, mostrano in diretta al Paese intero un giovane uomo vestito di nero che sale sul palco correndo e si avvicina a meno di un metro a Ahmed Dogan, con il braccio teso e una pistola che alla testa del leader. Dogan lo guarda terrorizzato, ma prontamente, mentre il giovane cerca di ricaricare l’arma, sparisce dietro al leggio. In pochi secondi l’attentatore viene bloccato dalle guardie del corpo e arrestato. Il capo della polizia Valeri Yordanov ha dichiarato che l’autore del tentativo di attentato aveva in mano una pistola a gas, che non avrebbe potuto minacciare la vita di Dogan e vorrebbe che il giovane uomo di origine turca venisse accusato per un semplice atto di teppismo e non per tentativo di omicidio. L’atto rimane comunque di una gravità non trascurabile,  visto il consesso e visto che la Bulgaria e il suo MRF stanno lavorando per una integrazione attiva in un Europa, che deve sempre più diventare dei popoli e non dei burocrati.

Ahmed Dogan, 58 anni, dirige l’MRF dalla sua fondazione, nel 1990, e il suo Partito ha partecipato due volte a dei governi di coalizione sia a direzione socialista che di centro-destra, ma è oggi all’opposizione nel Governo conservatore del Primo Ministro, Boiko Borissov. Ahmed Dogan è riapparso nella sala quattro ore dopo l’incidente, sorridente, salutato dai partecipanti con un grande applauso. Ha subito annunciato le dimissioni dalla presidenza del Partito, una decisione prevista da tempo e senza alcun legame con il tentativo di attentato. “La mia decisione di ritirarmi è perentoria. Propongo come mio successore Lyutvi Mestan, un deputato rispettato e attuale vice-Presidente del MRF”, ha dichiarato. Il fondatore del MRF ha spiegato che la sua decisione era dovuta alla “demonizzazione” della sua immagine che andrebbe solo a discapito del Partito alla vigilia di elezioni importanti come quelle previste per Luglio. Dogan ha apertamente criticato Borissov, accusandolo di voler sopprimere la libera iniziativa in economia e di controllare i media in vista di “sostituire la democrazia con una dittatura”. Uomo politico controverso, Ahmed Dogan ha avuto un ruolo chiave nella vita politica bulgara nel corso della transizione post-comunista. Attraverso il suo MRF e la sua struttura centralizzata, ha potuto avere il controllo sul voto della minoranza turca, stimata essere il 10% della popolazione, il tasso più elevato dell’Unione Europea. Al suo attivo, può vantare di essere riuscito a garantire una certa pace etnica in Bulgaria, mentre pesanti conflitti fratricidi insanguinavano negli anni ’90 i Paesi vicini, nati dall’ex Yugoslavia. Grazie al suo Partito, la minoranza turca, che era stata oggetto di una pesante politica di assimilazione sotto la dittatura comunista, ha acquisito numerosi diritti tra i quali l’insegnamento del turco nelle scuole, la libertà religiosa, programmi televisivi in turco e soprattutto una rappresentanza fondamentale in Parlamento.

Tuttavia, Ahmed Dogan, che ha collaborato nel corso degli anni con diverse alleanze politiche – conservatori, liberali e socialisti – è stato poi criticato da tutti per il suo modo di fare un po’ autoritario. La stampa bulgara è arrivata a rivelare la sua appartenenza ai servizi segreti comunisti prima che nel 1985 si “ribellasse” al Regime e venisse messo in prigione. Forse solo un uomo coraggioso che vuole veder crescere il suo Paese.

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