Il 6 Aprile 2012, il movimento dei ribelli Tuareg (MLNA) dichiara unilateralmente l’indipendenza dello Stato di Azwad nel nord del Mali. Questa rivendicazione affonda le sue radici nella Storia precoloniale. Si è risvegliata con gli eventi accaduti in Libia e l’arrivo di militanti ben armati e in buona parte incoraggiata dal movimento islamico Aqmi. Nella capitale Bamako, il Presidente Amadou Toumani Touré (ATT) viene preso alla sprovvista, così come gli osservatori stranieri che avevano, fino a quel momento, eretto il Mali come esempio di democrazia africana. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy nel 2010 non aveva avuto che complimenti per il suo omologo ATT. Nel giro di poche settimane tutte le illusioni svaniscono.

La colonizzazione della regione da parte dei francesi avviene tra il 1880 e 1890. I Tuareg diventano l’ultimo popolo dell’Africa dell’Ovest ad essere sottomesso alla colonizzazione della Francia, nel 1902. I conflitti tra Tuareg e altre popolazioni cessano sotto la sua amministrazione. Ma nel 1960, anno di “indipendenze”, la potenza coloniale affida il potere politico ai “popoli del sud”, con la creazione di Paesi come il Mali e il Niger, mossa che fa riaffiorare le rivendicazioni dei Tuareg. Tenuti in margine dal potere, si ribellano in vano già nel 1962. I governi tentano di renderli sedentari con la forza, confiscando i loro cammelli e le loro greggi al passaggio delle frontiere. Questi nomadi sono anche le principali vittime della desertificazione del Sahel, che negli anni ’70 arriva a distruggere quasi tutto il bestiame. La carestia mobilizza l’Europa come non lo ha mai fatto in precedenza, ma sul posto, i governanti del Mali e della Nigeria non muovono un dito, lasciando morire di fame i nomadi sulla strada dell’esodo. Questo dramma crea una fonte di tensione supplementare. Nuove ribellioni prendono vita: le “guerre delle sabbie” dal 1990 al 1995 nel Mali e in Niger, poi nel 2006 in Mali e nel 2007-2009 sempre nei due Paesi. L’insurrezione del 2012 in Mali, che ha portato alla divisione del Paese, si iscrive su questa linea. Si distingue dalle altre ribellioni per la velocità e per l’efficacia degli insorti: 17 Gennaio, inizio dell’insurrezione di MLNA nel nord del Mali, 6 Aprile proclamazione dell’indipendenza dell’Azawad, la cui superficie copre tutta la metà nord del Paese. L’accelerazione del successo dei ribelli rispetto alle precedenti insurrezioni è sicuramente legata al colpo di Stato che ha indebolito l’esercito regolare. Esistono tuttavia altri motivi esterni al Mali che spiegano il loro successo come le conseguenze dell’indipendenza del Sud-Sudan (i Tuareg hanno preso questo caso di “giurisprudenza” come precedente per legittimare la creazione dell’Aswad agli occhi del Mondo) e la guerra in Libia (rientro di Tuareg  armati e addestrati che dopo la crisi del 1995 erano entrati nell’esercito di Gheddafi). Ma non è tutto. Nel 1998, la guerra civile in Algeria porta alla creazione del Gruppo Salafista per la predicazione e il combattimento (GSPC), ramo dissidente del Gruppo Islamico Armato (GIA). La GSPC sviluppa il suo campo d’azione verso altri paesi sahariani. Nel 2007 diventa Aqmi, Al Qaeda nel Maghreb Islamico,. Questo cambiamento di nome è motivato dal terrore che ispira il nome di Al Qaeda dal 2001, principale obbiettivo di una organizzazione terrorista. Di fatto questa operazione di “marketing” ha perfettamente funzionato verso i media occidentali. Aqmi è prima di tutto una organizzazione mafiosa e si finanzia con i riscatti ottenuti in cambio degli ostaggi catturati. Il Sahara offre loro un rifugio ideale. Il Nord del Niger e del Mali sono particolarmente colpiti dalle loro azioni, cosa che tende ad indebolire i due Paesi.

Era prevedibile che l’alleanza contro natura degli islamici e degli indipendentisti Tuareg facesse scintille. Il 27 Giugno del 2012, i movimenti nati da Aqmi (MUJAO e Ansar Dine) attaccano Gao e cacciano gli indipendentisti Tuareg. La guerra fa scappare parte della popolazione verso i Paesi vicini (Niger, Burkina Faso, Mauritania), amplificando la crisi alimentare e l’instabilità politica in tutto il Sahel. Gli islamici conquistano la notorietà internazionale con la minaccia, in parte compiuta, di distruzione dei mausolei di Tumbuctu. Il dramma umano provocato dalla guerra si somma a quello culturale. Il Nord del Mali è colpito da una evoluzione  “alla somala”, con la sparizione di qualsiasi struttura statale e la spartizione del territorio tra bande. A Bamako, i golpisti che hanno rovesciato il Presidente, spaventati dalla loro audacia, accettano di restituire il potere a dei civili. Ma l’esercito, che non ha di esercito che il nome, è incapace di riconquistare il nord. La CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest) non sembra essere meglio preparata. Ridotto all’impotenza, il nuovo Governo, instabile e inesperto, aspetta la salvezza dalla Francia. E quale migliore momento per François Hollande accusato, da quando è Presidente della “grande” Francia, di debolezza e lassismo? La Francia non poteva permettere che si istallassero dei regimi del terrore in una parte di Africa dove ha delle responsabilità storiche e interessi economici. I motivi della decisione e le modalità del conflitto non sono all’ordine del giorno. Il punto è che decidendo di impegnarsi militarmente in Mali contro i jihadisti, Hollande ha immediatamente ricevuto l’appoggio e il sostegno dell’insieme dei Paesi occidentali e della quasi totalità della sua classe politica. Acquisendo la struttura di un Capo di Stato “potente”, il Presidente un tempo  “normale” ora può contare su sondaggi nettamente migliorati e su di un immagine internazionale più forte, visto che finora non era riuscito propriamente ad imporsi. La Francia si impegna in Africa per proteggere gli africani, si, ma anche per proteggere l’Europa intera. Angela Merkel cederà alle richieste di slittamento di pagamenti e attuazione di riforme da parte del finora inascoltato Hollande?

Margareth Thatcher con la guerra delle Falkland era riuscita ad uscire dalla sua “crisi” personale vincendo soprattutto la guerra economica. Ma qui in gioco non ci sono solo due Paesi e le loro questioni “personali”. La presa di ostaggi in Algeria e il suo sviluppo tragico, dovrebbe convincere coloro che preferiscono “non sapere”, che la crisi del Mali è internazionale e che i jihadisti prendono di mira tutti quelli che non condividono il loro sogno sanguinario. La guerra in Mali non è più, malgrado noi, solo una guerra francese.

© Rivoluzione Liberale

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