Il clamoroso arresto dell’assessore alla Casa della Regione Lombardia, Domenico Zambetti, avvenuto nei mesi scorsi, per aver comprato da una cosca della ‘Ndrangheta un pacchetto di voti, ha dimostrato come la politica sia ancora, e forse più che mai permeata ed influenzabile da infiltrazioni di stampo mafioso, anche nel profondo Nord. Anzi il Nord Italia è senz’altro divenuto negli ultimi anni un territorio molto appetito alle cosche, come molte indagini giudiziarie recenti hanno dimostrato. La più clamorosa di queste inchieste è stata l’operazione “Ulisse” portata a termine dalla procura di Milano con decine di arresti di esponenti di cosche calabresi tra Milano e Monza nel Settembre scorso.

Quello che salta agli occhi è la vulnerabilità delle istituzioni unita al fatto che l’inquinamento mafioso ormai è divenuto un fatto nazionale e non più prerogativa esclusiva del Sud del Paese.

La vicenda Zambetti dimostra anche che se la politica si serve delle mafie ne diventa poi ostaggio e schiavo, dato che da certe frequentazioni non se ne esce mai più, non solo non se ne esce puliti, ma come ebbe a provare a spese sue Salvo Lima, spesso non se ne esce vivi.

Nel contempo è evidente come la criminalità organizzata abbia ancora molto bisogno della politica e di infiltrare le istituzioni pubbliche dalle quali cerca protezione e sbocchi per il riciclaggio dei suoi proventi illeciti, ma da cui sempre più mira ad ottenere anche appalti, incarichi e finanziamenti pubblici che evidentemente fanno ormai parte delle sue entrate al pari del traffico di droga o del pizzo.

Oggi i sistemi di approccio delle cosche sono cambiati rispetto al passato, meno tritolo e più mazzette si potrebbe sintetizzare, ma anche la capacità della criminalità organizzata di dirigere pacchetti di voti è spesso, come abbiamo visto, un’esca efficace.

L’unica difesa di fronte a questo inquinamento, che non solo alimenta il crimine e devasta la società civile, ma danneggia pesantemente la parte sana dell’economia tramite una concorrenza sleale e socialmente pericolosa, è l’assoluto rifiuto a qualunque commistione, anche solo ipotetica.

Il politico che ha frequentazioni a rischio deve essere messo da parte, sia colpevole o meno di reati, perché il rischio è tale da preferire una sterilizzazione di troppo piuttosto che accorgersi tardi, come avvenuto a Milano, che il sistema s’era infettato.

Suonano così ancora singolari, alla luce di ciò che poi è avvenuto, le vibrate proteste dell’allora ministro degli interni Roberto Maroni che rimproverava aspramente, dicendo che era infamante, lo scrittore Roberto Saviano per aver lanciato, nel novembre del 2010, un allarme pubblico sull’infiltrazione mafiosa nel Nord Italia.

Liste pulite quindi significa anche evitare la più piccola commistione tra ambienti mafiosi o anche solo contigui alle mafie ed i candidati, non solo alle elezioni politiche, ma anche alle amministrative, terreno di conquista delle cosche a giudicare dai numerosissimi comuni sciolti per infiltrazioni mafiose negli ultimi anni, e non solo al Sud.

M’accorgo ora di non aver parlato di Nicola Cosentino e della sua burrascosa esclusione dalle liste campane del Pdl, poco male, ho la sensazione che ci saranno presto altre occasioni per tornarci sopra. 

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1 COMMENTO

  1. Credo anch’io che occorrerá tornare sul caso Cosentino, per vedere fino a che punto la sua esclusione dalle liste PDL inciderá sul risultato elettorale di quel partito in Campania.

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