Si è da poco conclusa la mostra romana “Tavola Doria: il rientro di un grande capolavoro”, ospitata nella Sala della Rampa del Palazzo del Quirinale. L’iniziativa ha celebrato il ritrovamento dell’opera leonardesca, che è avvenuto grazie al Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dopo 70 anni dal suo trafugamento. L’opera era infatti finita in Giappone ed è ritornata in patria come dono del Tokyo Fuji Art Museum.

Oltre a solennizzare l’operato di un corpo speciale del Comando dei Carabinieri, ha permesso ai più di conoscere un pezzo d’arte di singolare valore artistico, riprodotto negli studi dello stesso Leonardo da Vinci e di numerosi pittori a lui successivi, come Rubens.

La tavola del 1503 reca la parte centrale del dipinto murario raffigurante la Battaglia degli Anghiari (una vittoria fiorentina sui Senesi) ed un tempo presente sulla parete destra del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. La rappresentazione era situata di fronte alla pisanese Battaglia di Càscina, ad opera di Michelangelo, tuttavia entrambe, a causa del deterioramento, sono state coperte in seguito da Giorgio Vasari. Proprio la tecnica scelta da Leonardo ha causato la malriuscita dell’opera: si trattava della tecnica dell’encausto, ritrovata nell’ultimo libro della Historia Naturalis di Plinio il Vecchio, e mai più riutilizzata.

“Pazzia bestialissima”. Così definiva il maestro del Seicento l’intrico di corpi umani ed animali ora a noi di nuovo visibile. In terra ed a cavallo una battaglia serrata vede 7 personaggi scagliarsi l’uno contro l’altro, con tanto della partecipazione dei 3 cavalli presenti sulla scena, quasi propaggine dell’astio, del furore e della carica violenta dei propri cavalieri. Lodovico Scarampo, Patriarca di Aquileia, è identificabile nella figura in alto a sinistra, con al suo fianco Giampaolo Orsini; poi a spada alta è riconoscibile Niccolò Piccinino.

I singoli personaggi sono riuniti in un unico agglomerato, una malefica macchina da guerra, e non più scindibili l’uno dall’altro. Sembra che tutto ciò che si presenta sul loro cammino ne possa solo venire travolto. È come se i nemici si scontrassero contro un comune nemico e la loro elettrica avversione perdesse ogni significato.

I volti tesi in smorfie dei personaggi e gli sguardi fissi dei destrieri conferiscono elevata espressività e pathos ai soggetti, pronti a combattere a mani nude, una volta caduti a terra, col rischio di venire schiacciati dagli zoccoli scalpitanti. lucentezza agli oli della tavola è aggiunta dallo sfondo oro, che vuole quasi sospendere nel tempo e nello spazio le gesta umane. Un’atmosfera di eterna sacralità aleggia attorno al dipinto, proprio grazie all’oro prezioso solitamente impiegato in icone ed immagini sacre.

L’esposizione è stata frutto di una delicata cooperazione tra il Tokyo Fuji Art Museum ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a seguito dell’identificazione dell’opera ricercata ufficialmente dal 1983 ed identificata in Giappone nel lontano 1995. L’inaugurazione è stata presieduta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha riconosciuto il valore del rientro. Tuttavia questa è solo uno tra i moltissimi tesori artistici italiani espatriati legalmente o illegalmente e mai più ritornati.

© Rivoluzione Liberale

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