Un candidato nelle liste del PD per l’America del Sud alle Politiche italiane, intervistato da un quotidiano locale, ha dichiarato che il suo obiettivo consiste nel porre un termine alla “politica cabaret”. Dubito proprio che ce la faccia da solo, povero untorello, anche se eletto, ma l’obiettivo dovrebbe essere largamente condiviso al centro e a sinistra. Quanto alla destra, è inutile illudersi: finché Berlusconi resta al centro della scena, lui non fa, lui è puro cabaret.

Cabaret il programma di abolire l’IMU e chi sa quante altre tasse e, al passaggio, cancellare il redditometro che dà fastidio a tanti evasori pidiellini e leghisti. Cabaret la triste vicenda Cosentino e soci. Perché escludere dalle liste persone condannate o  indagate è cosa che ogni partito serio deve fare, ma guardiamoci negli occhi: che credibilità ha questa subitanea resipiscenza di moralismo da parte di un signore che ha subìto una buona trentina di processi, è uscito da molti di essi per prescrizione, ma con considerazioni pesanti nei giustificativi delle sentenze, è stato condannato in primo grado per frode fiscale e deve rispondere di corruzione di minorenne e concussione?  Bene hanno fatto i magistrati milanesi a spostare le loro decisioni su questi casi a dopo le elezioni, per non fornire comodi alibi al vittimismo del Cavaliere. Ma con che faccia ci si presenta agli italiani parlando di pulizia? Ci rendiamo conto che in qualsiasi altro Paese occidentale un personaggio del genere sarebbe automaticamente escluso da qualsiasi ambizione pubblica? Ci ricordiamo che candidati alla presidenza USA sono scomparsi dalla scena per l’accusa di avere un’amante e Clinton, presidente in carica, è stato a due passi dall’impeachment per l’affare Lewinski (il bunga-bunga dello studio ovale)? Che in Inghilterra un Ministro si dimette per un sospetto o una parola in più? E in fin dei conti nella stessa Italia un Presidente della Regione Lazio (di centro-sinistra, poveretto lui!) è scomparso dalla scena per le sue frequentazioni di un travestito.

Non si tratta di essere più o meno garantisti: è ovvio che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva (e per certa gente non lo è nemmeno allora), ma una cosa sono le conseguenze legali di un crimine, altra quelle morali, in una sfera, come quella della vita pubblica, che richiede assoluta trasparenza, se è vero da duemila anni quel che disse Cesare della propria moglie.

Del resto, lo spirito con cui Berlusconi si è deciso a “dolorose” esclusioni di amici suoi dalle liste del PDL lo ha reso chiaro lui stesso: c’era un problema d’immagine (di immagine, non di sostanza) e la colpa è dei PM che, si suppone, perseguitano e infangano per ragioni politiche persone altrimenti di specchiata moralità. Per questo ha dovuto e potuto chiedere agli interessati “un sacrificio”. Un sacrificio!  Davvero qui si è perso il senso delle proporzioni! Come se rinunciare a candidarsi a posti parlamentari e relative immunità, quando si è condannati o indagati, fosse un nobile gesto!

Siamo lungi dall´approvare tutto quello che fa la Giustizia e se in generale possiamo comprendere lo spirito di crociata che anima una parte dei giudici indignati da tutto quello che gli tocca vedere, riteniamo che essi debbano restare entro gli steccati della loro funzione e non invadere quelle altrui o perseguire, per nobili e seducenti che siano, compiti impropri. Ci danno fastidio i giustizialisti dalle manette facili, consideriamo imperdonabile un Ingroia perché, schierandosi senza peraltro lasciare la toga e presentandosi dove ha esercitato le sue funzioni, getta un’ombra di discredito sull’immagine di imparzialità che deve caratterizzare la figura del Magistrato.

Però, nonostante errori e abusi, persistiamo nel credere che una Giustizia indipendente, gestita da magistrati in maggioranza capaci e imparziali, sia una delle garanzie principali, anzi  la garanzia ultima, per il funzionamento della democrazia repubblicana. Senza l’opera di questa Magistratura, corrotti, corruttori e malversatori di ogni colore sarebbero liberi di compiere indisturbati le loro malefatte e nessuno porrebbe un argine allo strapotere delle corporazioni e ai loro sordidi maneggi. Per rendersene conto basta guardare a Paesi come il Venezuela chavista (che piace tanto a Vendola) e ad altri in mano a regimi autoritari che si celano sotto le false spoglie di una democrazia plebiscitaria. E, senza il coraggio e il sacrificio di tanti magistrati, mafia e ogni altra criminalità organizzata avrebbero vinto la loro guerra contro lo Stato e potrebbero impadronirsi senza ostacoli della nostra economia. Quella Mafia, ricordiamolo al passaggio, con cui Dell’Utri è stato riconosciuto colpevole di trattare, suppostamente  a nome di Berlusconi.

Quale sia la concezione berlusconiana della Giustizia è risultato del resto più che chiaro in questi decenni di potere del Cavaliere e della sua consorteria. Quando la Giustizia scopre le malefatte mie e dei miei amici, è politicizzata e “comunista”.  Il Tribunale di Milano mi condanna per frode fiscale? Decisione strumentale. Dell’Utri è stato condannato con sentenza definitiva? Sentenza politica! Cosentino è indagato per camorra? Perversità dei PM comunisti! Il tribunale fissa gli alimenti alla mia ex-moglie? Magistrate comuniste e femministe! E dunque i giudici siano sottomessi a chi comanda, l’obbligatorietà dell’azione penale sia di fatto subordinata a direttive della maggioranza parlamentare; che i PM si occupino di reati comuni ma non entrino in terreni tabù e soprattutto non disturbino il manovratore. Ed anzi (come da dichiarazioni recenti di Berlusconi riferite alla Boccassini) siano essi stessi processati.

Naturalmente, buona parte delle cose che il Berlusconi spara sulla Giustizia sono panzane ad effetto alle quali non crede nemmeno lui, come a tante altre cose che va  promettendo o minacciando nella sua sfrenata campagna. Ma se riuscisse ancora una volta ad abbindolare gli italiani, avremmo altri anni di rovinoso cabaret e, sicuramente, altri tentativi di smantellare il nostro sistema giudiziario. E i Batman di vario pelo tornerebbero indisturbati a rubare e malversare i soldi di tutti.

© Rivoluzione Liberale

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