L’introduzione del suffragio universale diretto per le presidenziali, è supposto rispondere ad un fenomeno di disincanto democratico. Esiste oggi nella Repubblica Ceca un grosso solco tra le élites e la popolazione. Questa elezione ha come obbiettivo di restituire legittimità al potere politico.

Gli elettori cechi sono particolarmente esasperati per gli scandali legati alla corruzione che colpiscono continuamente i dirigenti politici. Nel 2008, la rielezione di Vaclav Klaus, da parte dei Parlamentari, ha dato luogo ad interminabili e dubbie “transazioni” che hanno nauseato i cittadini. Da allora, ogni elezione ha visto calare il numero dei partecipanti al voto. Bisogna aggiungere come fattore di malcontento, il regime di drastica austerità imposto al Paese dal Primo Ministro Peter Necas, membro del Partito di destra ODS. Risultato: il Paese è entrato in recessione lo scorso anno. La crescita dovrebbe attestarsi intorno al -1% nel 2012, quando nella vicina Slovacchia, dovrebbe raggiungere il +2,8%. Cechi e Slovacchi hanno commemorato il primo Gennaio scorso, i 20 anni dalla loro separazione in due Stati indipendenti, ma i popoli sono rimasti culturalmente vicini e i paragoni sono costanti. A questo proposito,la piccola Slovacchia, che si è dichiarata per molto tempo punta di diamante del neo-liberalismo in Europa, si è appena dotata di un Governo social-democratico. Meglio ancora, questo ha annunciato di voler ristabilire una maggiore giustizia sociale nella ripartizione delle imposte e sostenere la crescita attraverso gli investimenti pubblici. Di che far sognare i Cechi confrontati ai tagli di bilancio e all’aumento dell’IVA.

Nella Repubblica Ceca il Presidente dispone di poteri limitati, ma può nominare o destituire il Primo Ministro e gli altri membri del Governo, può anche approvare le leggi adottate dal Parlamento o opporvi un veto che il Parlamento può aggirare rivotando il testo. In questo contesto, l’elezione di un uomo nuovo può far smuovere la situazione e riconciliare i Cechi con la loro giovane Democrazia? Il primo turno dell’elezione Presidenziale ha suscitato grande stupore il 13 Gennaio scorso. Con 23,4% dei voti, il Ministro degli Esteri Karel Schwarzenberg (destra) si è qualificato per il secondo turno, contro l’ex Primo Ministro di sinistra Milos Zeman, che ha ottenuto il 24,21% dei voti. Il Centrista Jan Fischer, Capo del Governo provvisorio nel 2009-10, che sembrava essere tra i favoriti, è arrivato terzo. Schwarzenberg, è il leader del Partito governativo Top09. E’ un aristocratico che è vissuto per 41 anni in esilio, tra Austria, Svizzera e Germania, dopo essere scappato con la sua famiglia dal regime comunista istaurato nell’ex Cecoslovacchia nel 1948. Feroce anticomunista, ha aiutato attivamente negli anni ’80 i dissidenti cecoslovacchi, tra i quali il suo amico di sempre, Vaclav Havel. Tanto umanista, quanto liberale, è stato anche Presidente della Federazione internazionale di Helsinki per i Diritti Umani. Quello che i Cechi amano chiamare il “Principe” e il cui nome completo occupa due righe, ricopre la carica di Ministro degli Esteri dal 2010. Amante del linguaggio forbito, si separa raramente dal suo papillon e dalla sua pipa, oltre che dal suo humor. Contrariamente al Presidente uscente, euroscettico, è soprattutto un europeista convinto, che auspica una Unione Europea “solidale”. Per lui, voler dividere l’Europa tra “vecchia” e “nuova” equivale a distruggere il lavoro compiuto dai tempi di Jean Monnet. Ma non ce l’ha fatta.

L’ex Primo Ministro di sinistra, Milos Zeman, 68 anni, ha vinto a larga maggioranza la prima elezione Presidenziale ceca. Anche Zeman è un europeista convinto, anzi, più precisamente “euro-federalista”, favorevole all’adozione dell’Euro. Il nuovo Presidente giurerà l’8 Marzo al Castello di Praga, antica residenza reale diventata nel 1918 sede ufficiale della presidenza ceca. Zeman sarà il terzo Presidente dall’Indipendenza della Repubblica Ceca nel 1993, dopo l’artefice della “Rivoluzione di Velluto” del 1989 e Capo di Stato tra il 1989 e il 1993 Vaclav Havel e l’economista liberale Vaclav Klaus (Presidente dal 2003), entrambi eletti dal Parlamento. Questo economista arriva al culmine della sua carriera politica, dopo aver occupato la carica di capo della Camera Bassa del Parlamento (1996-1998) e di Primo Ministro (1998-2002) mentre era anche leader del Partito social-democratico (CSSD). All’opposto del suo avversario, è conosciuto per il suo vocabolario colorito dagli accenti populisti. Nel suo linguaggio il termine “idiota” usato per designare i suoi oppositori occupa un posto d’onore. Per lui i giornalisti sono “paccottiglia” e “venditori di fumo”. Gli ecologisti poi “sono più dannosi per la natura che gli scarabei di corteccia”. Nel 2002 arriva a paragonare il Presidente palestinese Yassr Arafat a Hitler, per poi smentire, annoverando un errore di battitura. Ha aderito al Partito Comunista all’epoca delle speranze suscitate dal movimento riformatore della “primavera di Praga” nel 1968, per esserne espulso nel 1970. I suoi amici ammirarono, all’epoca, il coraggio con il quale criticava l’economia comunista. Dopo la “Rivoluzionedi Velluto” aderisce al Partito social-democratico e ne diventa capo nel 1993, trasformandolo in una forza politica essenziale. E’ stato a lungo considerato come il nemico giurato dell’economista liberale Klaus, Ministro delle Finanze prima, Capo del Governo e Presidente della Camera dei Deputati poi, per diventare alla fine Presidente della Repubblica, anche se non esita a stringere con lui un “Patto di stabilità” nel 1998, che gli costerà il soprannome, da parte dei suoi detrattori, di “alter ego” di Klaus. Nel 2003 tenta di diventare Presidente della Repubblica, nel 2007 lascia il CSSD per fondare, tre anni dopo, il Partito dei diritti del cittadino (SPOZ). E’ favorevole non solo all’adozione del suo Paese dell’Euro, ma vuole una politica fiscale comune dell’UE ed è pronto ad issare sul Castello di Praga la bandiera blu a 11 stelle, come prova del suo convinto europeismo. E’ un fanatico della ”economia sociale di mercato” ed ha vinto grazie alla sua forza tra l’elettorato di sinistra e in provincia. La sua campagna è stata tutta orientata sulle persone anziane e sui bassi redditi. Prima del secondo turno ha chiesto l’appoggio del Partito Comunista (KSCM, opposizione), contrariamente al suo competitor che si è affermato solo nelle grandi città e la cui campagna elettorale è stata, secondo gli esperti, troppo concentrata sui giovani, che lo hanno sempre definito molto “cool”.

Sicuramente Milos Zeman è un politico sperimentato e rodato, ma è, come il suo predecessore, un esperto nella destabilizzazione del suo stesso campo. Gli si contesta di affidarsi troppo spesso ai “consigli” di Miroslav Slouf, ex dirigente comunista riciclato in lobbista controverso, così come i suoi contatti con alcune società russe. Una fra tutte la Lukoil. La Repubblica Ceca rischia di avere ancora una volta una personalità, sicuramente forte, ma imprevedibile come Capo di Stato. E questo non potrebbe che rafforzare lo scenario di decomposizione politica, già ad uno stadio abbastanza avanzato.

© Rivoluzione Liberale

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