E così, Berlusconi è riuscito a provocare, coi suoi commenti su Mussolini, una nuova tempesta, tutto sommato in un bicchier d’acqua, giacché le sue vere, profonde idee non erano un segreto e scoprirle e indignarsene ora sa di strumentale. Intendiamoci, non credo che il Cavaliere sia fascista, perlomeno nella versione accreditata di tale termine e a livello consapevole (l’inconscio é un’altra storia). Lo sarebbe forse stato nel ventennio, ma ha vissuto, prosperato, governato in un’epoca di democrazia e ne ha dovuto accettare le regole, anche se verso alcune ha mostrato chiara insofferenza. E certo deve essere sedotto dentro di sé dalla capacità di un capo autoritario ad agire senza i vincoli e i controlli propri della democrazia, magari per realizzare grandi e ambiziosi progetti.  Ma accusarlo ora di vocazione dittatoriale sarebbe ridicolo (non ne ha, tra l’altro, la statura). Tutt’al più può essere ritenuto un peronista tardivo, a cui tuttavia la Costituzione lega provvidenzialmente le mani (perciò gli è tanto antipatica).

Quello che ha, in cambio, è una irresistibile vocazione alla gaffe. In varie note ho fatto allusione a un libretto in francese che qualche anno fa circolava a Bruxelles e che, con il titolo “Berlusconnades”, dettagliava con impietosa precisione tutte le panzane, le controverità e le gaffes di quello che era, all’epoca, il Capo del Governo italiano. Non si trattava di un pamphlet oppositore e non aveva, per esempio, niente a che fare con le esagerazioni del film di Moretti, “Il Caimano”, ma giudicava Berlusconi con i suoi stessi detti, come se il Cavaliere si autoaccusasse con la propria bocca. Quella lettura provocava in un italiano habitué degli ambienti europei rossore e imbarazzo,  perché il signore così crudamente esposto era, bene o male, il nostro più importante e conosciuto rappresentante all’estero e purtroppo i suoi detti non facevano che confermare quella ingiusta, ma purtroppo diffusa immagine, di spaghettari e mandolinari che ci viene attribuita e che qualche mese di serietà e rigore montiani hanno potuto solo temporaneamente scalfire.

Da allora, panzane e gaffes si sono seguite e moltiplicate come una strana fatalità che perseguita il Cavaliere e oggi ci vorrebbe un volume ben più grande per elencarle tutte . Prendiamo l’ultima: era il giorno della memoria, dedicato a ricordare le vittime della sanguinaria aberrazione nazi-fascista. Un giorno in cui, se si vuol dire qualcosa di serio e coerente (se si vuole: perché nessuno obbliga nessun altro a parlare), la condanna della Shoa e delle leggi razziali deve essere chiara e senza mezzi termini, perché solo così si può forse sperare di arginare i ritorni o, come li ha definiti Monti, i rigurgiti di razzismo, consci che il razzismo è una delle macchie più vergognose di una società e che non va giustificato, né tollerato, ma semplicemente combattuto con tutte le armi dell’indignazione morale, dell’insegnamento storico e della legge. Per Berlusconi si trattava di un’occasione ideale per esprimere finalmente una posizione etica chiara, ferma e indiscutibile su qualcosa che accomuna milioni di italiani ed europei. Persino Fini, che dell’ideologia fascista è stato, bene o male, un erede, aveva preso le distanze dall’antisemitismo. Pure l’ultimo rampollo Savoia, pronipote di quel Re che aveva firmato le leggi razziali, aveva chiesto scusa e condannato l’azione del progenitore. E la Merkel, si è espressa con una condanna  senza equivoci, richiamando l’intero popolo tedesco alle proprie responsabilità storiche. Ma lui no, lui ha trovato modo di farne una delle sue, lasciando in sostanza intendere che, nel suo giudizio, le leggi razziali, condannabili in sé, sarebbero state appena una macchia, dovuta  a un’imposizione dell’alleato tedesco, in un percorso politico e umano in complesso positivo.

Ora, su  Mussolini gli storici di ogni parte, a cominciare da De Felice, hanno scritto ormai quasi tutto, mettendo in evidenza luci e ombre. E’ stato messa in giusta e sufficiente luce la differenza che sul piano umano lo separa dagli altri dittatori del Novecento, dei quali egli non aveva la sanguinaria follia né lo spirito di vendetta genocida. Sono state ricordate le iniziative positive del regime, specie nei primi anni, l’ordine nel Paese, i treni in orario, le opere pubbliche, la vacanze pagate, l’Opera Maternità e Infanzia, l’esaltazione della Nazione. Tutte cose senza le quali il Fascismo non avrebbe raccolto, non solo in Italia, il consenso che pure fino a una certa data ha avuto ma che purtroppo non possono prevalere nel giudizio complessivo su altri aspetti:  la soppressione della democrazia, la censura, le condanne di oppositori politici, i delitti Matteotti e Rosselli (forse personalmente non imputabili a Mussolini, ma conformi a un clima politico) e finalmente la tragedia dell’alleanza con la Germania nazista e la guerra rovinosamente perduta.

Sono temi su cui é legittimo avere sentimenti diversi e in base ai quali é ingiusto intessere giudizi di valore (nella mia stessa famiglia, ho avuto un nonno materno che era un gerarca minore e credeva ciecamente nel Fascismo ed uno zio dal lato paterno che ha seguito Mussolini a Salò, ed erano due delle persone più limpide e buone che abbia mai conosciuto; e avevo un padre altrettanto limpido e buono che militava nell’antifascismo ed è stato tra i fondatori del CLN e di Democrazia Liberale; e reciprocamente si stimavano e amavano). Ma sono anche temi su cui é bene lasciare ciascuno, nell’intimità della propria coscienza, a dare un giudizio, non un esagitato politicante al quale viene voglia di dire: lasci in pace cose tanto più grandi di lei, non parli a sproposito, non offenda gratuitamente i sentimenti di chi piange i propri morti nei lager. Eviti di doversi sistematicamente ritrattare, che non le fa fare una bella figura, e non dia il destro di attaccarlo a un qualsiasi Di Pietro, che durante il ventennio sarebbe stato il più fedele e zelante questurino del regime. In una parola, cerchi di essere serio: una qualità che evidentemente le manca in modo macroscopico.

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2 COMMENTI

  1. Non credo che l’uscita di Berlusconi, in occasione della Giornata della memoria, su Mussolini fosse solamente una gaffe. Raramente le gaffe dell’ex premier sono davvero tali. Ritengo piuttosto sia stata voluta e calcolata per raccogliere consensi in campagna elettorale nella destra estrema, senza tenere conto del contesto in cui veniva espressa. Questo è l’aspetto agghiacciante invece, ovvero che la possibilità di raccattare qualche voto anche poco pulito (moralmente) per il cavaliere vale anche il calpestare le vittime di una immane tragedia di cui il regime di Mussolini fu complice e zelante esecutore.

  2. E’ probabile che lei abbia ragione, specie se si pensa al corteggiamento berlusconiano verso Alessandra Mussolini e Storace. Resta tuttavia, in senso lato, una gaffe monumentale, visto lo scalpore che ha suscitato in Italia e fuori.

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