“Nel 2013 l’Italia ispira gli Stati Uniti”. È questo il motto più che promettente per l’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. 180 eventi con 70 istituzioni statunitensi interessate in oltre 40 città americane puntellano il calendario 2013.

Ad aprire le danze in pompa magna nella capitale D.C. è stato il David-Apollo di Michelangelo, habitué della National Gallery of Art (alla quale era stato prestato già nel 1949), con tanto di discorso tenuto dal Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, sotto gli auspici del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Egli ha appunto espresso il fine ultimo «di migliorare il rapporto di amicizia tra l’Italia e gli Stati Uniti e sviluppare un nuovo legame per le future generazioni».

È arrivata l’occasione per far emergere oltreoceano le eccellenze italiane dalle antiche radici, ma con lo sguardo ad un futuro sempre più presente, in cui lo scarto è minimo ed a tratti impercettibile tra ciò che è stato e ciò che sarà. I campi impiegati sono scienza e tecnologia, arte, musica e teatro, patrimonio architettonico e paesaggistico, cinema e fotografia, lingua e letteratura italiana, brand Italia in design e moda, cultura politica, giuridica ed economica, cultura alimentare.

Cultura, ricerca, innovazione e lingua sono i principali temi a cui puntare, attraverso un’attenta e dinamica collaborazione nelle arti visive, nella musica, nello studio delle sequenze genetiche, nelle nuove tecnologie, negli impianti ingegneristici in particolare spaziali, nell’industria manifatturiera e nella messa a punto del primo microprocessore per il motore di ricerca Bing.

Un elenco tale – in cui, per quanto prevalga l’innovazione, sembra regnare sovrana la scientificità – fa pensare solo ad una manovra economica per creare nuovi posti di lavoro e possibilità di studio per i lavoratori del domani, come se non esistessero nuove tecnologie digitali per la cultura. Proprio a questo proposito ha invece pensato il Salone Europeo della Cultura di Venezia a fine Novembre scorso.

Non a caso, il 20 Settembre 2013 chiudono le candidature per il titolo di Capitale Europea della Cultura 2019, a cui è candidata Venezia che emerge tra le numerose candidate italiane per il programma più dettagliato.

Il Ministero degli Affari Esteri ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il supporto della Corporazione degli Ambasciatori Intesa Sanpaolo ed Eni hanno finalmente realizzato per l’Italia un’operazione potenzialmente, almeno economicamente, positiva per chi vive in Italia o già negli Stati Uniti d’America e non è degnamente riconosciuto per le proprie capacità. Il progetto ha durata annuale, senza però escludere un ipotetico allungamento del periodo di possibili benefici. Nessuno può affermare con certezza che la scelta inizialmente quasi priva di argomentazioni a sfavore non si tratti al contrario di un’arma a doppio taglio.

© Rivoluzione Liberale

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