«Io mi sono abbondantemente rotta di leggere dichiarazioni ed esternazioni come quelle della Finocchiaro. La spocchiosa senatrice del Piddì, una delle unte del signore, al di sopra di primarie e terziarie, è uscita con l’infelice frase “io parlo di deputate non di bidelle” nel contesto di un confronto con Maria Stella Gelmini sul ruolo delle donne in politica.

A me la Finocchiaro è cordialmente antipatica. È la classica donna del sud piena di boria che si sente superiore a tutti e tutte: una che va all’Ikea con la scorta, perché nel suo codice morale è dequalificante farlo con la propria macchina. A Napoli la definirebbero una “pereta”, persona che si da molte arie.

Comunque vorrei fare una considerazione. Tutte e due le categorie sono simili: le bidelle s’inginocchiano per pulire le scale, alcune deputate s’inginocchiano per salire le scale; quindi, cara lei non sa chi sono io, l’esempio è sbagliato!

Comunque il grande cambiamento, se un giorno ci sarà, sarà quello di far prendere qualche musata a questa gente, sia di destra che di sinistra, accomunata dalla spregiudicata arroganza. Rimetterli al loro posto, quello di servitori dello Stato, quindi di noi Cittadini Semplici, ruolo ormai dimenticato.

In un incalzante volgere al peggio, leggo del caro Dell’Utri. Ma non vi sembra che ci sia una vera persecuzione contro questo pover’uomo. Adesso lo accusano di aver imbertato – traduzione dal romanesco: messo a dimora (sua) – alcuni volumi rarissimi provenienti dalla collezione della Biblioteca dei Girolamini di Napoli: parliamo di circa 1.500 volumi di pregio.

La scomparsa dei libri fu messa in relazione con la discussa nomina dell’allora neo-direttore della biblioteca Marino Massimo De Caro, già consigliere del Ministro per i Beni e le Attività culturali, attualmente in carcere a Poggioreale a Napoli. E il nome del povero dell’Utri uscì così, come un numeretto della tombola, forse a sua insaputa, come accade ormai sovente anche a suoi ex compagni di merende.

Insomma piove sul bagnato. Per fortuna questo caro signore ha fatto un passo indietro e non lo vedremo nel sommo incarico di governarci.

Ma ormai è come chiudere la cantina dopo che i topi sono usciti: c’è rimasto poco, i formaggi sono stati mangiati tutti; forse qualche bottiglia di vino buono ancora c’è: non resta che provarla sperando non sappia di tappo, perché i tappi, si sa, a furia di guardare il mondo dal basso, lo rimpiccioliscono fisicamente e moralmente a loro misura.»

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