Durante questa convulsa e, per certi aspetti, grottesca campagna elettorale le promesse si sprecano. Dalle più fantasiose alle più mirabolanti. Eppure per valutare la credibilità di chi fa ancora una volta queste promesse ai cittadini-elettori basterebbe guardate qualche semplice dato degli ultimi anni. L’Istat ha fotografato in modo inequivocabile come, ad esempio, la pressione fiscale dal 2005 sia in cresciuta sensibilmente e si sia mantenuta da allora a livelli molto elevati con una impennata brusca nel biennio 2005-2007, come già in passato era avvenuto nel biennio 95-97 coinvolgendo così negli aumenti sia i governi di centrosinistra che quelli di centrodestra, quasi in egual misura. Anche il balzo dell’ultimo anno è stato condiviso nelle responsabilità dalla maggioranza che sorreggeva il governo tecnico, i cui partiti maggiori erano appunto Pdl e Pd.

Ugualmente se si guarda all’andamento del debito pubblico degli ultimi anni si nota come sia sempre aumentato ininterrottamente dal 2007 al 2012 grossomodo con lo stesso ritmo di circa 100 miliardi l’anno. Se poi invece si guarda al tasso di disoccupazione in Italia si nota come dal 2007 al 2011 si sia passati dal 6,7% al 9,1% con una perdita costante di posti di lavoro per poi impennarsi fino all’11,2% del dicembre scorso.

Basterebbero questi dati per capire come tutti i governi recenti siano, in modo più o meno costante, colpevoli della situazione di difficoltà a cui oggi il Paese deve far fronte anche con sacrifici molto pesanti e come nessuno dei protagonisti della politica e dei governi di questi anni possa essere ritenuto credibile nelle promesse elettorali di oggi.

Non lo è senz’altro Berlusconi che promette la riduzione della spesa e delle tasse da 18 anni, ma nella pratica ha sempre fatto il contrario. Non lo è nemmeno il Pd, benché abbia governato meno e con meno continuità del leader del Pdl.

Quanto poi all’ultimo anno di governo tecnico guidato da Mario Monti è evidente come la situazione sia peggiorata, ma non ci si può nemmeno dimenticare che la maggioranza parlamentare di quel governo era sostenuta principalmente proprio da Pdl e Pd, gli stessi protagonisti che avevano portato negli anni precedenti il Paese verso quell’emergenza che rese necessario il governo tecnico.

Aggiungerei che i dati del 2012 solo in parte possono essere accreditati al governo di Mario Monti, dato che i provvedimenti che quel governo ha messo in campo, soprattutto per quel che riguarda la spesa pubblica, non daranno frutti evidenti prima di 6 mesi o un anno, anzi addirittura l’effetto della riforma pensionistica non si vedrà nei conti primadi 3anni circa. Molta parte quindi di quei dati negativi del 2012 sono effetto delle carenze mostrate nel 2011 dal governo precedente.

In tutto questo brilla negativamente l’assenza, almeno nell’ultimo decennio, di qualunque riforma liberale, di qualunque forma di riduzione, non solo della spesa, ma anche della burocrazia pubblica. Insomma non c’è stata nessuna riforma strutturale che potesse invertire questi andamenti in aumento di spesa, debito e tasse.

Per questo oggi dare tutta la colpa alla Germania, o all’Unione Europea, o agli speculatori finanziari internazionali o al complotto “giudoplutomassonico” sono sciocchezze senza fondamento fatte solo per coprire responsabilità proprie della nostra classe politica che a guardare i dati è più che evidente.

Questi fattori dovrebbero guidare principalmente le scelte degli elettori il prossimo 24 e 25 Febbraio, non le facili promesse, gli show televisivi e le trovate propagandistiche di queste ore, ma dopo tutto siamo in Italia e probabilmente questo auspicio resterà purtroppo soltanto tale.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. I provvedimenti legislativi in materia tributaria hanno effetti immediati. Non si può pertanto incolpare Bettino Ricasoli oppure Francesco Crispi per il collasso dei consumi ad opera del governo Monti.

  2. I provvedimenti legislativi hanno effetti immediati, è vero, ma solo anche stati resi necessari da impegni sottoscritti dal governo Berlusconi con UE e BCE nel 2011. Il pareggio di bilancio nel 2013 non lo ha firmato Monti, ma Berlusconi e lo ha fatto per ottenere l’acquisto da parte della BCE di oltre 100 miliardi di buoni de tesoro italiani a fine 2011. A Monti non restava altra alternativa che ottemperare a quegli impegni (e dato che Pd e Pdl hanno entrambi approvato i provvedimenti legislativi in materia tributaria ne erano consapevoli).

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