E’ un adagio piuttosto noto, la cui origine, probabilmente greca, si perde nella notte dei tempi, ed è stato poi travasato in diverse formulazioni di epoca romana, quindi riesumato in qualche polemica politica dell’Inghilterra del 600, nello scorso secolo utilizzato da un famoso giornalista della prima Repubblica (Lino Rizzi) nel 1975, in occasione dell’elezione di Zaccagnini alla Segreteria della DC, e da allora occasionalmente usato ogni volta che se ne sia presentata l’occasione.

Sta a significare che se la divinità vuole proprio rovinare qualcuno riesce a farlo impazzire, in modo da fargli commettere sacrilegi o comunque atti tali da fare ricadere ogni colpa su di lui.

Credo che qualcosa del genere debba essere successa da qualche tempo al Presidente del Consiglio italiano, che sembra ormai ossessionato dai suoi problemi personali, al punto da perdere il controllo anche nelle circostanze che pretenderebbero il massimo di prudenza nelle parole e nei comportamenti.

Prima il maldestro tentativo di trasformare una semplice tornata di elezioni amministrative in un referendum personale, con la conseguenza di avere convinto anche i meno ostili alla sua parte politica che si trattava di una buona occasione per manifestare insofferenza verso le intemperanze dell’ultimo anno.

Poi l’accusa di essere senza cervello agli elettori del centro-sinistra, che fa il paio con le più volgari espressioni usate in occasione della campagna elettorale del 2008.

E da ultimo, al vertice di Deauville, la goffa sceneggiata che lo ha portato, con contorno di fotografi ed interpreti appositamente precettati, ad agganciare il Presidente USA, non già per affrontare qualcuno dei temi all’ordine del giorno dell’assise mondiale, ma piuttosto per propinargli uno sproloquio sulla presunta dittatura dei magistrati italiani, trovando un interlocutore palesemente imbarazzato per l’estemporanea sortita, e poi ripetendo il siparietto col Presidente russo Medvedev.

Insomma, un crescendo di gaffe e di autogol, sulle cui reali motivazioni i commentatori si sbizzarriranno a lungo, senza pensare che la soluzione dell’arcano potrebbe proprio essere quella immaginata dai greci oltre due millenni or sono.

Ma se anche così non fosse, e cioè se questi comportamenti facessero parte di una precisa strategia politica, penso allora che l’occasione dei ballottaggi sia troppo ghiotta per fare capire, a chi può e deve, che la misura è ormai colma e che conviene travasare altrove il contenuto velenoso e maleodorante di queste sconcertanti polemiche, prima che trabocchi con danno per tutti.

Francamente, sotto il profilo della mera amministrazione, non so dire cosa sia meglio per i milanesi e per i napoletani, come per gli altri cittadini impegnati nel rinnovo dei governi locali, anche perché da tempo ho cessato di credere ai poteri taumaturgici dei programmi elettorali, che sempre più mi sembrano allettanti ed infiocchettate pergamene durante le elezioni per diventare carta straccia subito dopo.

Credo di poter dire invece ciò che, sotto il profilo politico, sarebbe auspicabile per i tanti italiani che osservano sbalorditi le vicende degli ultimi tempi: che cessi una buona volta questa guerra insensata di uno contro tutti, e che si possa tornare a discutere serenamente dei problemi della società italiana, che non sono quelli di una sola persona, ma quelli della crescita e dello sviluppo di tutta la comunità nazionale.

Se i ballottaggi di domenica e lunedì prossimi riusciranno a dare un segnale non equivoco in questa direzione, anche al di là dei meriti dei singoli candidati, indirizzando l’Italia verso il cambiamento che già si intravede piuttosto che insistendo in micidiali battaglie di retroguardia, credo che tutte le persone di buon senso, anche quelle affettuosamente più vicine al Presidente del Consiglio, potranno tirare un sospiro di sollievo, cominciando a pensare alla costruzione del futuro possibile piuttosto che ostinandosi nella difesa di un passato ormai indifendibile.

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6 COMMENTI

  1. In quanto fermamente liberale, sono un accanito oppositore del berlusconismo e un irremovibile sostenitore della tesi secondo cui questo premier ormai allo sbando e vittima, a mio avviso, di uno stato psicologico instabile, sia il responsabile di molti mali dell’economia e, forse soprattutto, della società odierna.

    Ma non sono d’accordo con Enzo Palumbo, quando scrive che è auspicabile che si possa tornare “a discutere serenamente dei problemi della società italiana”. Voglio chiedere a Palumbo, il cui articolo per il resto mi trova del tutto consenziente, in quale periodo della Repubblica italiana, dal dopoguerra a oggi, si è discusso “serenamente” e si sono quindi risolti alla radice i più esiziali problemi che colpiscono il popolo di questa nazione. Berlusconi è una ingombrante cambiale che gli elettori, col voto, devono estinguere al più presto. Ma ciò che lo ha preceduto (ovviamente non parlo di tutti i politici e di tutti i partiti) ha causato danni simili se non, in alcuni casi, maggiori.

  2. Il fatto è, caro Presidente, che l’ometto di Arcore non fa mai niente che non sia attentamente studiato, il brogliaccio steso e le prove effettuate: poi ci pensa lui, con le sue doti d’istrione ad interpretarlo al meglio.
    Ed allora la domanda diventa: ma , in queste condizioni, con Milano persa, Napoli in forse, una Lega che comincia a sentire puzza di bruciato, una ribellione in fieri nel suo stesso harem, pardon, partito, acquisti – liberaldemocratici per cominciare, che si allontanano, cosa vuole fare con questi siparietti mondiali?
    Certamente non vuole creare nuova forza attorno ai suoi refrain politici propagandistici, ne sentiamo fin troppi; ed allora?
    Se non fossimo in un paese saldamente democratico potrei pensare al precostituirsi di una scusante internazionale per un colpo di testa, una presa di provvedimenti d’urgenza, di sterzate autoritarie.
    Ma siamo in Italia, e quindi….
    Già, ma l’Italia non è anche il paese di Licio Gelli, della P2 e della partecipazione ad essa dei vertici delle forze armate e dei carabinieri?
    Che dice, Presidente, possiamo dormire tranquilli o l’ometto di Arcore – che a dire di tutti coloro che lo conoscono meglio, non si arrende mai – ci può riservare delle sorprese?

  3. Da S.B. c’è sempre da aspettarsi qualche sorpresa, e quindi bisogna stare sempre in campana.
    Ma anche a lui potrebbe riceverne qualcuna, in aggiunta a quella che ha già avuto, per esempio da Milano, e perché no (e duole dirlo) anche dal suo alleato privilegiato.

  4. D’accordo con l’analisi, ma non con la proposta caro Presidente. Da Napoletano spero che i miei concittadini votino con accortezza per il futuro della nostra martoriata città e non correndo dietro a probabili (?) ricadute nazionali del voto cittadino. La politica nazionale avrà il tempo che merita per i suoi riti, ma per ora non impedisca ai poveri Napoletani (e Milanesi) di cercare una migliore (o meno peggiore) amministrazione per la propria città. Restiamo con i piedi per terra, per favore e affrontiamo i problemi uno per volta….

  5. Salve, Condivido il pragmatismo di Lucio , non sarà certo l’ IDV a salvare Napoli nè un Vendoliano Milano.L’arroganza,l’ambizione e la mediocrità ormai regnano in questa povera Italia.
    Il vero problema è che manca un’alternativa . Politicamente non stimo Berlusconi, ma ritengo responsabili della situazione attuale Italiana, tutti coloro che hanno trasformato la politica in un campo di battaglia contro l’uomo,con totale assenza di ideologia e progettualità, non ha vinto
    nessuno abbiamo perso tutti noi Italiani. Cordiali saluti Russo Giuseppe

  6. Sig. Giuseppe le volevo dire che De Magistris sta con IDV ma e assolutamente indipendente e questa sua scelta ha fatto la differenza. Attenzione, quindi, ad associare il neo sindaco con IdV come se fosse l’espressione del partito.

    Gianluca

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