La presunta necessità di perseguire una esasperata libertà di mercato per conseguire forme sempre più elevate di sviluppo, ha posto le fondamenta della crisi attuale, e la lenta e progressiva eliminazione di valori etici dall’arena competitiva, dalla vita politica e dalla quotidianità ha contribuito all’impoverimento complessivo dei popoli e degli Stati.

Allo stesso tempo il perseguimento di una reale eguaglianza fra i cittadini non significa necessariamente l’eliminazione della libertà e il sostanziale indirizzo totalitario, anche nascosto, della forma politica. Il contrasto fra libertà ed eguaglianza rischia di diventare il contrappasso dei prossimi decenni, ma mentre il giudizio utilitaristico può fornire validi elementi per la definizione dell’uguaglianza, la libertà, categoria meno valutabile, potrebbe avere il demerito di una non sufficiente congruenza nella ricerca di un nuovo paradigma di sviluppo o nella ricerca di una politica capace realmente di definire e risolvere le inefficienze della gestione di interessi contrapposti.

L’eguaglianza delle opportunità e l’eliminazione delle barriere al reale sviluppo della persona non dovrebbero essere in contrapposizione, dovrebbero invece essere elementi che congiuntamente contribuiscono al benessere e allo sviluppo. Più volte abbiamo letto come la nostra cara Italia potrebbe gareggiare alla pari con le potenze mondiali se non avesse un elevato debito pubblico e una corruzione strisciante unita all’evasione fiscale. Queste poste economiche negative non sono le sole a contribuire al decadenza economica e sociale del nostro Paese. Tocqueville potrebbe aiutarci nel descrivere che «l’apatia, l’irresponsabilità individuale, la rinuncia alla politica e l’affidamento della res publica a un potere onnisciente e dirigista», è causa di mali ben peggiori. Il principio di sussidiarietà potrebbe animare la ricerca dell’equilibrio e della definizione degli interessi in quanto pur con una maggioranza che potrebbe essere ingiusta nei confronti della minoranza, la gestione del potere da parte degli eletti diventa «come una giuria incaricata di rappresentare tutta la società e applicare la giustizia». Ma lo spirito di giustizia che sovrasta e governa è ancora presente in una società dove la politica, la finanza e non solo, sono massima espressione dell’ingiustizia più grande? Sottrarre, carpire, estorcere, frodare. In una parola, rubare, rubare costantemente . Accaparrarsi di nascosto e con la forza non solo ciò che oggi è di qualcun altro, ma lavorare sistemicamente per sottrarre ciò che non ci appartiene. Non solo elementi materiali ma anche immateriali della sfera personale.

Per essere realmente liberali è necessario educare alla libertà garantendo l’autonomia dell’individuo. Una società senza ladri diventerebbe una società più giusta, ma è necessario stabilire cosa sia l’eguaglianza economica e se questa possa confliggere con altri ideali politici come la libertà, l’efficienza economica e l’eguaglianza politica.

L’eguaglianza economica può fondarsi sulla equivalenza delle risorse a disposizione degli individui, e l’eliminazione di tutte le forze che ostacolano la libera definizione del benessere personale e della realizzazione individuale. In questo potrebbe risiedere la rivisitazione del rapporto fra libertà e uguaglianza – senza che le prossime generazioni ne paghino un prezzo elevato – ma anche la semplice e banale rivisitazione delle regole del vivere in comune, e l’eliminazione di tutte quelle azioni antietiche che ci hanno portato a vivere in emergenza economica quotidiana. La rinascita del nostro Paese e dell’Europa passa anche e necessariamente da una ribellione dell’onestà, la cui mancanza ha reso il nostro vivere illiberale e diseguale al limite del possibile.

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