In certe fiere di villaggio c’è ancora l’imbonitore: un personaggio colorito ed estroverso che a forza di grida cerca di vendere agli ingenui prodotti che vengono presentati come miracolosi ma sono, generalmente, vere e proprie patacche: lozioni per far ricrescere i capelli, pozioni dimagranti o tonificanti, elisir potentissimi che fanno ringiovanire, filtri d’amore migliori del Viagra. Nella politica italiana, ce n’è uno che è il capo e modello di tutti gli imbonitori: Silvio Berlusconi. Di lui tutto è falso: dai capelli al trucco, alle eterne promesse. È dal 1994 che imbonisce gli elettori vendendo loro patacche presentate come panacee universali e ricette infallibili di felicità: riforme liberali, creazione di milioni di posti di lavoro, riduzioni di tasse, diminuzione della spesa pubblica, riduzione e snellimento della burocrazia, taglio alle spese della politica.

Negli otto anni complessivi in cui l’imbonitore ha governato, nessuna delle promesse è stata compiuta, il PIL è rimasto stazionario, la PA, col gagliardo contributo degli enti locali, è cresciuta del 20%, la spesa pubblica è aumentata di 120 miliardi di euro, nessuna provincia è stata abolita, nessuna riforma strutturale realizzata (e neppure tentata) e persino la pressione fiscale è aumentata di qualche punto: perché è vero che alcune imposte sono state abolite, come la tassa di successione invisa ai padroncini del Nord, e l’ICI (che esiste in ogni altro Paese occidentale) ma, in mancanza di contropartite di tagli alla spesa, si sono dovute sostituire con altre tasse o hanno aggravato il dissesto finanziario del Paese, aumentando il fabbisogno e quindi il debito e il relativo costo.

Operazioni, dunque, di vantaggio solo illusorio per i contribuenti, veri trucchi delle tre carte. Il debito pubblico, manco a dirlo, ha continuato a crescere. A causa, certo, di una crisi economica globale che non è imputabile a nessuno in Italia. Ma proprio dal periodo di crisi altri Paesi, come Germania, Olanda, Paesi scandinavi, hanno tratto l’occasione per ridurre la spesa pubblica, a cominciare da quella della politica, in genere ben più modesta che da noi. Cosa che i nostri governi non hanno neppure tentata. Invece l’imbonitore ha cercato fino all’ultimo di nascondere o minimizzare le difficoltà (“Stiamo meglio di altri”; “L’Italia è ricchissima”; “I ristoranti sono pieni.) Nel frattempo, però, impervi alla crisi, Governo e Maggioranza, oltre a votare leggi ad hoc intese a proteggere il Capo, o una oscena legge elettorale, hanno condotto una federalizzazione confusa e costosa, che ha sovrapposto competenze e moltiplicato costi politici e amministrativi, favorendo sprechi e corruzione che sono sotto gli occhi di tutti.

In parallelo, il Paese ha conosciuto un costante degrado morale, che si manifesta in tanti modi, dall’involgarimento delle abitudini e del linguaggio al proliferare di carriere poggiate sulla virtù facile, dai bunga-bunga presidenziali alla disinvolta malversazione di soldi pubblici. Il nostro prestigio, la nostra autorità, in Europa e altrove, sono scesi ai minimi livelli e tutti i cliché sugli italiani inaffidabili si sono confermati e aggravati.

Diciamolo subito: anche la sinistra al governo ne ha fatte di cotte e di crude (e per questo è altrettanto inaffidabile). Sprechi e corruzione sono diffusi anche al centro sinistra e non è che l’immagine di Prodi in Europa fosse tanto migliore di quella di Berlusconi. Ma al governo per otto anni c’è stato lui e quindi la responsabilità proporzionalmente maggiore è sua. E nessun altro esponente politico, in questi anni, ha avuto, personalmente o attraverso i suoi più stretti collaboratori, decine di processi per atti che vanno dalla frode fiscale alla subornazione di testimoni, dalla corruzione di giudici alla collusione con la Mafia; processi finiti in buona parte per prescrizione, ma alcuni con condanna in primo grado o (nel caso Dell’Utri) definitive. In ogni altro Paese civile un politico condannato in primo grado per un reati contro la Pubblica Amministrazione e sottoposto ad altri processi per reati altrettanto grati si sarebbe sentito in dovere, o sarebbe stato costretto dal suo stesso partito a farsi da parte.

I risultati di dieci anni di irresponsabilità (mettendoci  sempre, per giustizia, i due di Prodi) sono sotto gli occhi di tutti. Oggi conviene scordarsi che nell’autunno del 2011 arrivammo molto vicino al default, che lo spread volava sopra i 500 punti e gli interessi del debito pubblico schizzavano al cielo. Berlusconi è il primo a saperlo, visto che trovò conveniente farsi da parte per passare ad altri la patata bollente e poi sostenere tutte le misure a cui è stato forzato il Governo Monti per salvare la situazione, per poi maleducatamente rinnegarlo. Ma oggi gli fa comodo negare tutto, persino la gravità della situazione finanziaria e la insostenibilità del debito accumulatosi, e irridere lo spread, o attribuirlo alla responsabilità dei perfidi tedeschi.

Rinato dalle sue ceneri, dopo i finti passi indietro, cosa propone ora l’eterno imbonitore? Serietà, verità, rigore? Per carità! Promette di abolire l’IMU (inventata dal suo Ministro dell’Economia, Tremonti) e, anzi, di restituirne “cash”i soldi ai cittadini. Per capirci, stiamo parlando di 23 miliardi di euro, che hanno permesso di fermare il disastro finanziario e adesso dovrebbero uscire dalle casse dello Stato. Con che copertura?  Le accise sul gioco, dice lui (qualche centinaio di milioni). O il recupero dell’evasione (ma allora perché il PDL ha attaccato la “persecuzione fiscale” operata dall’Agenzia delle Entrate e sparato a zero contro il redditometro? E perché torna a proporre un “condono tombale” che magari, a breve termine, serve a far cassa, ma è tutto il contrario di una sana gestione delle finanze?). La riduzione della spesa pubblica. Ah, ecco! In che settore? La politica? Ma allora perché il PDL ha bloccato, insieme al PD, tutte le iniziative di Monti, province, numero e stipendi degli eletti locali compresi?La Pubblica Amministrazione? Che ha fatto Brunetta in tutto questo tempo? La Sanità?La Pubblica Istruzione? La Difesa? Mistero!

Non contento, l’imbonitore spara un’altra idea geniale: se la Germania non accetta una politica di minor rigore, usciamo dall’euro. Magnifico! Così torneremo indietro di molti anni, alla finanza allegra e senza controlli esterni, alla stampa di carta straccia, alla liretta allo sbando, alle svalutazioni periodiche che distruggono il risparmio, a bollette energetiche carissime, a tassi sul debito pubblico che inghiottirebbero tutti i sacrifici degli italiani (ci rendiamo conto che ogni cento punti in più dello spread ci costa 60 o 70 miliardi l’anno? Altro che IMU! Altro che recupero dell’evasione! Ce lo ricordiamo il 1992 e la durissima manovra che dovette fare Amato?

Ma certo, da buon peronista, l’imbonitore si è trovato un comodo nemico esterno, la perfida signora Merkel, che ha il torto (povera “culona”) di preferire i conti in ordine. La Merkel governa dal 2003, Berlusconi dal 2001 (con le debite interruzioni). Chi sta meglio, i tedeschi o noi? Da quale dei due compreresti la famosa auto usata?

Eppure, come nelle fiere di villaggio c’è sempre qualcuno che ci casca, ci sono cittadini che ancora credono all’imbonitore. Che non pensano (o non gli importa) che con le sue ricette ai limiti dell’impostura, se davvero le attuasse, ci porterebbe in tutta sicurezza al disastro evitato per un pelo. Allora, altro che calo del PIL, altro che recessione! La prospettiva sarebbe quella greca. O quella argentina del 2001 (calo del PIL del 14%). Se non peggio.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI