Il fine di settimana ci ha regalato, da una parte, una prova di responsabilità da parte dei Capi di Stato e di Governo europei, che hanno raggiunto un difficile compromesso sul bilancio dell’Unione e dall’altra una nuova serie di indecenti promesse elettorali da parte del solito imbonitore da cabaret.

Ho vissuto e lavorato troppo tempo nel cuore delle istituzioni europee e assistito – e in alcuni casi partecipato – a discussioni e decisioni di portata ben maggiore di una questione di bilancio e credo di sapere come funzionano le cose a Bruxelles, per aver avuto mai dubbi sul risultato finale del Vertice. Il rituale é sempre quello: si arriva al  negoziato con posizioni divergenti, radicate in visioni e interessi nazionali legittimi ma che sembrano inconciliabili. Pessimismo, fibrillazione nei mercati, facce costernate, notti di negoziato in sale fumose. Non é solo liturgia o folclore. É che la tecnica negoziale richiede che si portino le trattative al limite per cercare di strappare il massimo: al limite, ma mai oltre, mai alla rottura, perché sin dall’inizio tutti sanno bene che a un accordo si deve arrivare. Perché? Ma per una verità che sfugge ai nanerottoli della politica: che l’Europa é una realtà troppo grande, troppo importante e vitale per tutti perché possa essere messa a repentaglio per (come nel caso presente) qualche centinaia di milioni di euro o in più o in meno. Ad essa, al suo ordinato sviluppo, é legato l’avvenire comune, quello dei nostri figli. Ho sentito di recente dichiarazioni di un certo Magdi Allam che propone l’uscita dall’Europa per il recupero della nostra sovranità. Vorrei dirgli di non immischiarsi in cose che, per la sua formazione culturale, non può neppure cominciare a capire. Le lasci ai Grillo, ai Calderoli. Le lasci

eventualmente  al Cavaliere, che in materia di Europa parla e straparla, dice e si contraddice,  promette e minaccia.

Il compromesso indicato da Van Rompuy e accolto dal Vertice non é il massimo che si poteva sperare e lascia uno spazio minore di quello che sarebbe stato ideale alle spese per lo sviluppo economico, ma é quello che era ragionevole attendersi: un punto di equilibrio tra le vedute italo-franco-spagnole e quelle tedesco-olandesi-svedesi e lascia decisamente fuori le pretese britanniche. É un buon accordo per l’Italia? Senza dubbio, giacché si é in parte riequilibrato lo sbilancio tra quello che diamo e quello che riceviamo, attraverso una crescita dei fondi strutturalidi 3,5 miliardi di euro. Se spesi oculatamente, sono soldi che possono rappresentare un buon volano di investimenti e sviluppo. Occorre che l’Italia si attrezzi per utilizzarli davvero, cosa spesso non avvenuta in passato per gli abbondanti fondi già disponibili. Merito di questo successo (niente di epico, niente di “storico”, solo un passetto in più nella difficile uscita dalla crisi) spetta ovviamente al Presidente del Consiglio, alla sua capacità negoziale e al prestigio e autorità di cui gode e che ha saputo restituire al Paese.

Che questo secchi a Berlusconi e quindi lo minimizzi, anzi lo neghi, era scontato  ma venendo da quella fonte é piuttosto irrilevante.

In materia di promesse elettorali, in cambio, si é superato ormai ogni limite, non solo di credibilità, ma di semplice decenza. Ci si sono distinti a sinistra Vendola e Ingroia (l’avete sentita la sua proposta, a Porta a Porta, di sequestro dei patrimoni sospettabili?) Quanto a Berlusconi, mai un passo indietro in questa gara indecente, ha promesso la restituzione “cash” dell’IMU, prospettando coperture finanziarie una più improbabile dell’altra, la creazione di quattro milioni di posti di lavoro, il condono fiscale “tombale” e ora, ultima novità, il condono edilizio. Purtroppo, a differenze delle precedenti, queste due sono promesse che il governo Berlusconi potrebbe facilmente realizzare ed é lecito pensare che non esiterebbe a farlo. Non importa che tra i mali d’Italia vi siano l’evasione fiscale  e la distruzione del Bel Paese per l’edilizia selvaggia e che i condoni siano un mezzo sicuro per incentivarli, premiando sistematicamente i furbetti e demotivando quelli che la legge vorrebbero rispettarla (ma a questo punto, chi gliela fa fare?). Al di fuori dei diretti interessati e beneficiati, l’opinione pubblica ha sempre protestato per questi colpi di spugna e difatti i condoni in passato sono stati sempre accompagnati dalla solenne promessa di non ricorrervi mai più. Nella campagna del 2008, Berlusconi si impegnò solennemente a questo riguardo. Ma chi si vergogna di rimangiarsi gli impegni e incentivare, anzi premiare un malcostume che é all’origine di nostri mali, quando serve per rincorrere qualche decina o centinaia di migliaia di voti in più?

É evidente che su questa strada l’imbonitore é imbattibile. Neppure la sinistra vendoliana, e certo non Mario Monti, sono in grado di superarlo e dubito che Ingroia,Di Pietro, Grillo, siano all’altezza.

Ci sono ancora due settimane. Cosa altro si inventerà ancora? Diamogli un garbato consiglio: visto che c’é, perché non abolisce una volta per tutte i reati di evasione fiscale e abuso edilizio, come é stato di fatto abolito il falso in bilancio? Pensa quanti voti in più gli arriverebbero!

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