Per aggirare le ulteriori sanzioni che gli Stati Uniti vogliono imporre all’Iran, Ahmadinejad e i suoi uomini hanno già concluso dei contratti petroliferi che escludono il pagamento in dollari. La Repubblica Islamica dell’Iran è oggetto di sanzioni economiche e politiche da parte degli Stati Uniti da 34 anni, nel 2012, queste hanno raggiunto limiti mai visti, e nuove sanzioni verranno. Ma è questa la soluzione?

Gli Stati Uniti imporranno pesanti limiti economici e finanziari a tutte le banche che si vedranno coinvolte nella vendita del petrolio iraniano, nel caso in cui i soldi ricavati dalla vendita vengano trasferiti all’interno dell’Iran. In poche parole, gli USA impediranno che l’Iran rimpatri i ricavi delle vendite  petrolifere. Il Tesoro americano poi, ha autorizzato a bloccare i beni delle persone fisiche e morali che aiutino in un modo o nell’altro la Repubblica Islamica dell’Iran nel procurarsi metalli preziosi, tra cui l’oro. Il Dipartimento di Stato farà delle esenzioni per una ventina di Paesi che comprano petrolio iraniano, ma chiederà loro di ridurre progressivamente i tassi dei loro acquisti in massimo sei mesi. Inoltre, gli Stati Uniti chiedono a questi Paesi di vendere dei prodotti all’Iran, piuttosto che pagare in valuta il petrolio iraniano. Il Dipartimento della Giustizia americano, da parte sua, ha cominciato ad aprire dei processi contro le banche accusate di aver violato il regime di sanzioni già in vigore. Con la nomina da parte del Presidente Obama del Senatore Hagel come Segretario americano alla Difesa, la questione dell’Iran, e in particolare quella delle sanzioni economiche, promette di rimanere ancora a lungo sul tavolo delle discussioni. Hegel è stato criticato dai neo-conservatori e alcuni partigiani della linea dura pro-Israele, per aver osato chiedere (in passato) se le sanzioni fossero la migliore soluzione per dissuadere l’Iran dalle sue velleità nucleari. In effetti sembrerebbe che finora queste non siano riuscite a forzare Teheran ad abbandonate il suo Programma nucleare. Le sanzioni hanno una lunga storia di fallimenti alle spalle, detto questo però, è vero che hanno modificato il modus operandi della finanza e del commercio in Iran e hanno contribuito alla tremenda inflazione che colpisce il Paese, tutto. Da quando questa iper-inflazione ha fatto la sua comparsa, in Ottobre, il Governo iraniano ha tentato di sostenere la sua moneta vacillante per frenare in qualche modo la spirale infernale nella quale si trova l’economia, ma questo attraverso le forzature e gli inganni. In qualche modo, ma in misura limitata, queste tecniche oppressive sembrano aver funzionato, visto che il tasso d’inflazione dell’Iran sembra essere leggermente diminuito. Ma, secondo studi di settore “esterni”, fatti da economisti fuori dal “sistema”, si stima che il tasso d’inflazione in Iran abbia raggiunto il 110% nel corso del 2012 – un tasso che è quattro volte maggiore di quello ufficiale, che si aggira intorno al 27,4%. Al di là della messa a punto da parte del Governo di un regime complesso di tassi di scambio multipli e la soppressione del  trading delle valute, gli iraniani sono diventati sempre più bravi nel sottrarsi alle sanzioni occidentali.

L’esempio più incisivo può essere dato attraverso l’afflusso d’oro che c’è stato verso l’Iran negli ultimi mesi. Con un’inflazione che logora il patrimonio e il potere d’acquisto dei consumatori e delle imprese iraniane effettivamente impossibilitate ad accedere al sistema finanziario mondiale, gli iraniani si sono convertiti all’oro in quanto riserva di valore stabile, non tracciabile e intermediario affidabile degli scambi. Una grande parte di questo oro è arrivata dalla Turchia, Paese fortemente dipendente dal gas naturale iraniano. Anche se la Turchia, sotto la pressione dei suoi alleati occidentali, ha sospeso le sue esportazioni d’oro all’Iran attraverso la mediazione del sistema bancario nazionale, questo non ha impedito ai corrieri privati di permettere lo scambio turco-iraniano “oro contro gas”, complici gli Emirati Arabi Uniti. Un’idea ricorrente è quella che vuole che le sanzioni “funzioneranno” perché  impongono all’Iran difficoltà economiche tali, che il Regime iraniano sarà costretto ad abbandonare il suo programma nucleare. Anche se supponiamo che questo possa accadere, quanto tempo ci vorrà? Pensiamo a Cuba, dove il Governo di Castro ha mantenuto il potere, malgrado le sanzioni che gli Stati Uniti mantengono sul Paese da 50 anni. E’ vero che Cuba non ha avuto gli stessi problemi di inflazione che Teheran, ma in Zimbabwe si, eppure, sanzioni e gravissima inflazione non sono riuscite a far cadere Mugabe. Sembra sempre più difficile che le sanzioni riescano a far abbandonare i suoi programmi all’Iran prima che riesca a sviluppare un’arma atomica funzionante a tutti gli effetti. Si stima che manchi poco a che  l’Iran entri in possesso di tutto il materiale che gli serva e l’occidente sembra prendere coscienza di ciò. L’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sta portando avanti, seppure lentamente, le trattative con i responsabili iraniani. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea sembrano propendere, con discrezione, verso una nuova soluzione diplomatica.

La punizione collettiva derivata dalle sanzioni è stata devastatrice e ha fallito nel dissuadere il Regime iraniano dal portare avanti il suo programma nucleare. Le sanzioni al contrario sono riuscite ad sviluppare un profondo risentimento. Tenendo conto della situazione di degrado politico che vige in Iran e il poco tempo che rimane prima che il Paese porti a termine il suo intento, l’interesse di tutte le parti attrici implicate dovrebbe convergere verso l’opzione diplomatica. In tal senso fanno be sperare le dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri Iraniano, Ali Akbar Salehi, che ha annunciato Domenica 3 Febbraio a Monaco, in margine alla Conferenza  sulla sicurezza, che la prossima riunione tra il suo Paese e il Gruppo 5+1 (USA, Russia, Cina, Francia Gran Bretagna e Germania) sulla questione nucleare si terrà il prossimo 25 Febbraio in Kazakistan. Salehi ha anche detto che il suo Paese potrebbe accettare l’offerta di negoziazioni bilaterali con gli USA, presentata da Joe Biden. L’ultimo round di negoziati tra Iran e i 5+1 si era tenuto a Mosca lo scorso Giugno.

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