David Cameron le sta provando tutte. In uno sforzo ormai quotidiano per accaparrarsi i voti – vera merce di scambio nelle ere democratiche – della maggior parte degli inglesi, sembra sempre più lanciato verso una promettente carriera da acrobata circense.

Il ragazzone delle scuole private, del silver spoon (il cucchiaio d’argento di un noto motto inglese), l’amico delle star del cinema e dei cantanti, il cugino di marchesi e monarchi tenta il tutto per tutto pur di rinsaldare quella fama cui tiene tanto di conservatore dal cuore d’oro, di tradizionalista illuminato. In breve, di trait d’union tra la gloriosa tradizione britannica ed il cammino di una nazione votata, da sempre, al Progresso.

Alla fine – è notizia di pochi giorni – il Parlamento di Westminster ha votato una riforma che posa la prima pietra verso la possibilità, per le coppie dello stesso sesso, di sposarsi ed ottenere i medesimi diritti delle coppie eterosessuali.

Da mesi Cameron, insieme alla frangia più “spinta” del suo partito (giacché la gran parte dei Conservatori, in quanto a questa riforma, è fisiologicamente frondista), predica la necessità di una riforma che riconosca finalmente i diritti di coloro che hanno orientamenti omosessuali, in questo apparentandosi agli ultimi provvedimenti presi in materia anche dal governo francese.

Ovviamente questo genere di riforma non può che trovare un muro piuttosto possente all’interno delle organizzazioni religiose: già un anno fa il Dr. Rowan Williams, allora Arcivescovo di Canterbury e quindi capo spirituale dei settanta milioni di anglicani sparsi per il mondo, si era chiaramente espresso contro la possibilità di riconoscere un “matrimonio” – istituto fondato biblicamente sull’eterosessualità – per le coppie omosessuali. E Williams era quello progressista.

Justin Welby, il nuovo Arcivescovo che verrà ufficialmente incardinato nel prossimo mese di marzo (ed anche lui, come Cameron, un old Etonian), dopo aver promesso qualche mese fa un ripensamento sulla questione, si è di recente espresso di nuovo contro la possibilità di contemplare “matrimoni” omosessuali, ma si è detto perfettamente convinto che sia dovere dello Stato quello di normativizzare le unioni civili. Come a dire: state pure insieme, basta che non lo chiamiamo “matrimonio”.

Il nuovo Arcivescovo ha ricevuto quasi subito il sostegno di altre comunità religiose: Vincent Nichols, l’Arcivescovo Cattolico di Westminster (capo dei cattolici britannici) insieme a Lord Sacks, il Rabbino capo di tutti gli ebrei inglesi (che in questo paese che la laicità l’ha inventata, siede alla Camera dei Lord insieme ad altri capi religiosi), come pure il Papa Copto Ortodosso Tawadros II si sono tutti uniti nel ribadire le posizioni di Welby.

Come al solito, David Cameron ha fatto i conti senza l’oste. Il suo slancio, pur lodevole (se sincero), sembra avere per l’ennesima volta scontentato le frange più tradizionali di un partito, quello Conservatore, che nel tradizionalismo trova la sua ragion d’essere.

Come qualcuno ha giustamente notato, la riforma appena approvata “impone” a tutto il paese un cambiamento radicale laddove per secoli il segreto della Gran Bretagna, quello che ha tenuto l’isola fuori da “sciagurati movimenti come la Rivoluzione Francese” (ci si conceda una citazione dal magistrale Downton Abbey), è sempre stato proprio la gradualità nelle riforme. La virtù, tutta inglese, che tanto incantava Edmund Burke, di camminare verso il Progresso ma senza scossoni, senza teste tagliate, senza improvvisi rovesciamenti di prospettiva, lasciando alla gente la possibilità di introiettare con fisiologica lentezza dei cambiamenti epocali.

Non solo, ma il governo al momento si sta rendendo impopolare poiché risponde a qualsiasi obiezione sull’argomento tacciando i critici di essere dei “retrogradi”, ciò che davvero non aiuta il dialogo e la reciproca comprensione.

Non stupisce quindi che l’inglese medio, in questi giorni, sia assolutamente bewildered, confuso. Ad un primo ministro laburista che faceva le politiche della Thatcher è succeduto un primo ministro conservatore che fa le politiche di Hollande. A quando la fine del Carnevale?

© Rivoluzione Liberale

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