La Capitale della Cina ha registrato, in Gennaio, il più forte tasso di inquinamento atmosferico degli ultimi 10 anni. Dietro alle loro maschere, gli abitanti di Pechino soffocano.

In questo mese di gennaio, una spessa coltre di nebbia grigia e polverosa avvolge tutto il nord della Cina. La visibilità non supera i cento metri, i bambini sono confinati dentro le case, e gli abitanti della Capitale, solitamente rassegnati, brontolano dietro alle loro maschere protettive. Il tasso di inquinamento registrato ha raggiunto un picco inumano: quaranta volte la soglia di allerta fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dall’inizio dell’anno, pressato dell’opinione pubblica, il Governo si è deciso a pubblicare ogni ora il tasso d’inquinamento nelle 70 città più importanti del Paese. In questo indice viene compresa la concentrazione di polveri sottili di diametro pari o inferiore a 2,5 micron, capaci di penetrare negli alveoli polmonari per poi passare nel sangue. Sono queste polveri che hanno trasformato Pechino in capitale mondiale dell’inquinamento. Essere riusciti a far pubblicare questi dati è senz’altro una conquista per la popolazione, perché ora il Governo sa di non aver più il monopolio dell’informazione in questo campo e l’opinione pubblica può monitorare continuamente la situazione, senza sentirsi presa in giro. Rimane il fatto che questi risultati sono catastrofici, e per la prima volta i media ufficiali si sono occupati del caso. La televisione pubblica CCTV ha aperto i suoi telegiornali su quest’ondata di inquinamento senza precedenti, e messo in guardia le persone più vulnerabili. L’informazione del pubblico è senz’altro una buona cosa, ma ora il problema va risolto. Lo scoglio da superare ora è avere le informazioni sulle fabbriche più inquinanti. Cosa producono? Quali prodotti chimici utilizzano e in che quantità? Fare pressione sulle fabbriche più inquinanti e avere contestualmente una risposta rapida da parte del Governo sembra essere una missione impossibile. Il futuro Primo Ministro Li Keqiang (entrerà ufficialmente in carica a Marzo), ha riconosciuto la vastità del problema, ma ha anche confessato che “ci vorrà del tempo per venirne a capo”.

Nel frattempo,  20 milioni di pechinesi soffocano. I cantieri continuano a proliferare, liberando nell’atmosfera tonnellate di polvere. Mentre il numero di macchine in circolazione aumenta di 240mila unità ogni anno (nella  Capitale sono censite 5 milioni di automobili). L’80% dell’elettricità e del riscaldamento vengono erogati da centrali a carbone vecchie e senza controllo. Sono queste centrali che, obbligate a funzionare a pieno regime visto le temperature glaciali delle città del nord, le trasformano in un incubo ecologico. Malgrado l’emanazione di norme sempre più severe, il Governo ha molta difficoltà nel controllare l’insieme delle sue industrie e non fa molto per fornire filtri catalitici ai 225 milioni di veicoli che circolano nel Paese.

Ma l’urgenza esiste. Il costo dei danni è stimato a più di 100 miliardi di dollari. Secondo la Banca Mondiale, il numero di decessi direttamente provocati dallo smog si avvicinano ai 750mila l’anno. In totale, la Cina dovrebbe spendere l’equivalente del 3,8% del suo PIL per bonificare i danni provocati all’ambiente. E’ in corso una catastrofe per la salute, ma anche per l’economia. Cercare la prosperità economica pagandola però con un enorme consumo di energia e di degrado dell’ambiente non arriva a niente, è solo un circolo vizioso al quale non si sembra voler portare alcuna soluzione. Lo dimostra il dibattito furioso che si è scatenato con l’avvicinarsi del Nuovo Anno cinese. Ci si chiede se sia opportuno vietare i tradizionali fuochi d’artificio, che contribuirebbero a coprire il cielo con ulteriori miliardi di particelle inquinanti. Il Governo tergiversa, come per tutte le altre decisioni.

La Cina non riesce a controllare il suo inquinamento e la situazione diventa sempre più grave. In questi ultimi giorni, i picchi registrati hanno provocato un flusso infinito di persone negli ospedali, colpite da gravi crisi respiratorie. Il numero di casi di persone che soffrono di problemi polmonari ha registrato un aumento del 20% nella Capitale e tali problemi riguardano il 50% dei ricoveri di urgenza negli ospedali pediatrici. Chen Guangbia, un miliardario cinese, filantropo e conosciuto per le sue azioni spettacolari, ha messo in commercio da qualche mese delle ampolle di aria pura al prezzo di 60 centesimi l’una. Aria fresca. I cinesi sono sull’orlo dell’asfissia e la Cina rischia di morire avvelenata.

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