Che in Italia il mondo cattolico abbia ancora un suo peso ed un suo ruolo importante è una cosa che nemmeno un laico come me può negare, basta vedere l’interesse e le emozioni che ha suscitato la recentissima notizia della rinuncia di Benedetto XVI al papato. L’influenza della Chiesa nelle vicende politiche è sempre stata forte, a volte anche troppo invadente, ma è comunque un elemento di cui è illusorio e non saggio non tenere il dovuto conto.

Dall’altro canto s’è spesso sviluppato un laicismo esasperato che rifiuta qualunque confronto con questa realtà storica, culturale e politica, rinunciando anche a valutarne con equilibrio gli aspetti positivi.

Quello che un laico e liberale dovrebbe augurarsi è piuttosto un equilibrio tra queste realtà, quella laica e quella cattolica, che è anche il segreto che ha consentito governabilità e su cui lo Stato italiano ha prosperato per molti decenni dal dopoguerra fino almeno agli anni ’80.

Anche oggi, a mio parere, c’è necessità di trovare un punto di equilibrio e una forma di collaborazione tra forze laiche e forze cattoliche per sottrarre alle estreme integraliste di entrambi questi mondi di prevalere in modo distruttivo.

Purtroppo oggi non solo l’area cattolica è frammentata, ma quella laica è addirittura polverizzata in mille rivoli e non riesce a fare quella massa critica necessaria anche ad un confronto serio con i cattolici. Per questo nei vari schieramenti una delle due parti solitamente prende il sopravvento sull’altra in modo squilibrato impedendo che vi sia una somma di valori anziché una sottrazione.

Una collaborazione fruttuosa tra queste fondamentali componenti della nostra cultura e della nostra storia sono quindi necessarie, anche a superare le strumentalizzazioni politiche che spesso i partiti fanno sia delle istanze religiose che di quelle laiche, usandole come puro strumento di propaganda.

Uno Stato laico, come un liberale vorrebbe fosse sempre, non significa infatti uno Stato che neghi le radici culturali e religiose del proprio popolo e del proprio Paese, piuttosto è uno stato che riesce a valorizzare in modo laico le istanze positive che l’insegnamento religioso porta con sé, e che può essere riconosciuto senza nemmeno bisogno d’essere credenti.

Allo stesso tempo lo Stato laico può, proprio grazie al’equilibrio tra forze laiche e cattoliche, impedire che aspetti più intransigenti e retrogradi di ambo le parti prendano il sopravvento. Anzi uno Stato laico in cui la presenza cattolica è presente e vitale può contribuire anche ad una modernizzazione della Chiesa che deve essere, come è stata in passato, al passo con l’evoluzione culturale generale del Mondo. La visione infatti di una Chiesa, come di una Stato, immobili ed immodificabili nel tempo non può essere la visione di un liberale, e questo vale per un liberale laico quanto per un liberale cattolico.

© Rivoluzione Liberale

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