Lo scandalo che ha colpito Finmeccanica, con l’ipotesi di una enorme tangente del 10% sulla commessa di elicotteri all’India, ha suscitato curiose reazioni in qualche protagonista della campagna elettorale. L’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, per esempio, ha dichiarato che le tangenti sono una necessità negli affari internazionali e si devono, perciò, pagare senza fare tante storie. Naturalmente anche questa affermazione, come la maggior parte di quelle fatte di questi tempi dall’ex premier è falsa.

Berlusconi infatti finge di non sapere che recentemente l’Italia ha ratificato la Convenzione Ocse sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali. Non solo ma finge anche di non sapere che tutti i principali Paesi industrializzati, a partire da USA, Inghilterra e Francia, hanno da tempo avviato una azione molto intensa per combattere questo fenomeno, anche con normative apposite.

Sul sito Americano della “Foreign corruption practices act” si possono trovare, esposte pubblicamente, le penali pesantissime applicate ad aziende di primaria importanza per la violazione di norme contro la corruzione internazionale. Si parla di multe anche da decine di milioni di dollari.

Anche il concetto, avvalorato dalle dichiarazioni di Berlusconi, che le mazzette facciano girare l’economia è totalmente falso, anzi semmai la realtà è esattamente l’opposto. L’agenzia internazionale “Transparency International’s”, che annualmente redige un indice di corruzione percepita nei vari Paesi del Mondo, ha dimostrato che c’è un collegamento diretto tra lo stato di povertà e disordine di un Paese ed il suo livello di corruzione nella pubblica amministrazione.

Dai darti di questa agenzia Afghanistan, Corea del Nord e Somalia sono i Paesi al Mondo con i più alti livelli di corruzione e di certo non hanno economie floride. In Europa la Grecia è in vetta alla classifica della corruzione, e la sua situazione economica e finanziaria è nota.

All’opposto l’agenzia indica Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda come i Paesi più virtuosi, dove la corruzione praticamente non esiste, ed anche in questo caso le condizioni di civiltà e di prosperità economica di questi Paesi parla da se.

Anche l’Italia però si trova tra i Paesi meno virtuosi su questo fronte, e non lo dicono solo i continui scandali giudiziari, ma lo dice da tempo la Corte dei Conti, nei suoi rapporti annuali, nei quali indica la corruzione come uno dei più importanti ostacoli allo sviluppo economico del Paese e valuta come l’ammontare annuale delle mazzette nel nostro Paese si aggirerebbe sui 60 miliardi di euro, tre volte e mezza l’incasso totale dell’IMU (non solo quello sulla prima casa, ma tutto).

La corruzione quindi, nazionale o internazionale, è una causa di povertà e di caos economico, oltre ad essere una pratica aberrante che premia i furbi e i disonesti penalizzando gli onesti, e deve essere combattuta fermamente. Così come devono essere combattuti politicamente con altrettanta fermezza coloro che difendono e giustificano questo genere di pratiche.

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