È confermato che alla prossima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia avrà un proprio padiglione anche lo Stato della Città del Vaticano. La 55a Biennale sarà quindi la realizzazione concreta di un dialogo da tempo sperato ed augurato tra la Santa Sede e l’Arte Contemporanea.

Da Papa Giovanni II ai più vicini Joseph Ratzinger ed il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, testimonianze in occasioni ufficiali la volontà di ristabilire dialogo, contatto e collaborazione con l’arte, da sempre capace di veicolare i messaggi dell’Ineffabile e turbare con la bellezza. Questo dialogo è tuttavia mancato per due secoli, o quantomeno è stato controverso e non caratterizzato da chiarezza.

Si era parlato della partecipazione vaticana alla Biennale già in passato. Infatti, l’idea era stata proposta nel 2009 dal direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e ripresa dal Cardinale Ravasi che sperava di prendere parte all’edizione 2011. Un comitato scientifico sta lavorando da più di un anno (Sandro Barbagallo, Micol Forti, Francesco Buranelli e padre Andrea Dall’Asta), in appoggio ad un Ravasi “curatore”, alla logistica ed in cerca di sponsor che finanzino completamente le spese.

Ci si è a lungo interrogati sulla linea che verrà adottata dalla Santa Sede, ma, oltre alla modalità che dà l’idea di un orientamento conservativo senza grandi stacchi con il passato, si può solo continuare ad immaginare e speculare. La scelta di affidare il tema dei primi 11 capitoli della Genesi ad una decina di artisti di sesso maschile e femminile di varia provenienza (il Vaticano non può difatti garantire i propri artisti) è un’indicazione sommaria.

Non si conosco appunto i nomi degli interpreti, per quanto apprezzamenti e illazioni sembrano portare ad una shortlist unitaria sostenuta come possibile forse con troppa sicurezza. Si pensa al video artist Bill Viola, al pittore e scultore Barnett Newman, al tedesco Anselm Kiefer, ai nostri connazionali Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Silvestro Pistolesi, Jannis Kounellis, tuttavia solo la prossima conferenza stampa presieduta da Gianfranco Ravasi rivelerà i nomi prescelti.

Probabilmente la tradizione iconografica verrà accantonata e si opterà per un’arte davvero contemporanea e concettuale. Lo scenario corrente non è facile: la Fede viene trattata da artisti in vista come Damien Hirst, Maurizio Cattelan, Andres Serrano e Hermann Nitsch, e con i più svariati media. I sistemi utilizzati non sono però quelli “ortodossi”. La provocazione vista anche con l’occhio più progressista rischia di cadere nella più abissale indecenza.

L’adesione della Santa Sede sarà uno degli eventi dell’anno e mai come in questo caso l’operazione di politica estera che rappresenta la Biennale (perché è di questo che si tratta) verrà soppesata e dovrà essere oculata. In previsione è stato proposto dal Presidente della Biennale Paolo Baratta uno spazio espositivo nelle Sale d’Armi dell’Arsenale dato da due piani di 500 mq ciascuno costituente due padiglioni. Due milioni di euro sarebbero richiesti per il restauro. Qualora lo stato Vaticano decidesse di occupare un solo piano e pagare la metà della cifra richiesta, dovrebbe condividere la location con un altro Stato.

I piani sono a lungo termine, ma pensare che pagando il restauro il Vaticano potrebbe avere a propria disposizione il luogo per 26 anni fa sorridere, quando non si è mai vista una Biennale della Santa Sede (tanto è vero che il Vaticano rappresenterà la Santa Sede nel mondo).

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI