La campagna elettorale continua a regalarci il solito carico di inganni. Come altro definire la dichiarazione di Vendola a Milano, secondo cui egli sarà un elemento di stabilità e di governabilità? Perché delle due l’una: o il suo pericoloso massimalismo è solo un mezzo per captare i voti degli elettori rimasti orfani di Bertinotti, e allora l’inganno è verso di loro, o è reale e allora Vendola inganna tutto il Paese. E ingannano gli italiani Bersani e lo stesso Prodi (lo dico con l’affettuosa sincerità di un vecchio amico) quando fingono di credergli.

Quando poi si tratta di Berlusconi, viene un momento in cui uno crede di aver detto  tutto quello che c’era da dire: il tradimento del liberalismo, il degrado morale, il discredito sul Paese, il fallimento evitato per un pelo grazie a quel Monti che oggi viene volgarmente vituperato, le riforme non fatte, la spesa pubblica dilatata, la corruzione non combattuta, il tentativo di sottomettere la Magistratura, e ora le promesse demagogiche, i programmi pericolosi, la deriva antieuropea. Errore! Ogni volta che apre bocca, l’imbonitore ne inventa una nuova e temo che così farà fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno di questa disgraziata campagna.

Vediamo le ultime trovate. Come abbiamo scritto in altre note, il Cavaliere ha parecchi tratti del peronismo: il manicheismo, l’insofferenza per i normali contrappesi e controlli e, da qualche tempo, la ricerca di un nemico esterno su cui rigettare la colpa dei propri fallimenti. Per Peron erano gli Stati Uniti; per Berlusconi è la signora Merkel, questa massaia tedesca che ha il torto di volere che i conti della spesa siano in ordine. Con molta eleganza, la definì a suo tempo una “culona inch…”: ora l’accusa di essere una burocrate cresciuta nel clima della Germania dell’Est statalista, di non capire che il deficit di bilancio è fonte di ricchezza, e di aver proposto (assieme a Sarkozy, divenuto comodamente, da amico e sponda europea del PDL, “valletto” della Germania) una risibile Tobin tax. E difatti, povera signora ignara di economia (come Monti!), presiede alle sorti di  uno sfortunato e povero Paese da cui, chissà per quale malvagità del destino, ci separano vari punti di reddito pro-capite, per non parlare dello spread.  Con un crescendo demagogico tipicamente peronista, nel suo comizio di Torino il Cavaliere ha posto al suo pubblico di plauditores  una fiera domanda: “Volete davvero che sia l’Europa guidata dalla Germania a imporci la nostra politica?”.  E certo, a chi non piace la sovranità nazionale? Peccato che la rivendicazione venga da chi la sovranità l’ha messa in grave pericolo portandoci a poca distanza dal livello del Portogallo e della Grecia; peccato che la Nazione venga esaltata da uno che è pronto a svenderla alla Lega; peccato, soprattutto, che la questione posta sia fasulla, perché Europa e Germania ci chiedono solo quella che la necessità comunque ci imporrebbe e che tutti i governi precedenti si sono impegnati a fare, cioè tenere in ordine i nostri conti per evitare di andare alla catastrofe, una catastrofe che non sarebbe solo italiana ma, dato il nostro peso economico, coinvolgerebbe l’intera Europa e oltre.

All’imbonitore fa comodo ora negare la gravità del nostro debito, uno dei più alti del mondo, perché come potrebbe altrimenti sostenere la raffica delle riduzioni e restituzioni fiscali che insensatamente promette?  Come potrebbe sostenere che nell’autunno 2011 tutto andava a meraviglia ed è stata solo una bieca cospirazione a scalzarlo? Ma davvero uno come lui, che le finanze proprie le maneggia benissimo, non sa che quest’anno dovremo collocare sul mercato 460 miliardi di titoli del Tesoro e che per riuscirci, a un tasso non strangolatorio, i maledetti  mercati devono mantenere fiducia in noi? Che se questo non avverrà, dovremo pagare molte decine di miliardi in più di soli interessi e presto, per l’effetto accumulatorio, arrivare alla cessazione dei  pagamenti dello Stato?  Allora, addio riduzione fiscali, addio crescita economica, addio risparmi degli italiani! Ma sicuro! Il Cavaliere ha sostenuto  che i mercati non giudicano i Paesi in funzione dei loro governi: è ovviamente una penosa bugia, contrastata dalla evidenza in tutto il mondo; altrimenti,  perché nel 2011 lo spread aveva superato i 500 punti e ora è a 3meno di 300, salvo impennarsi ad ogni segnale di una possibile rimonta berlusconiana?  Ma davvero  Berlusconi è tanto sprovveduto da non sapere queste cose, anche se è troppo in malafede per ammetterle? Se si, è davvero pericoloso per l’Italia; se no, tutto quello che va promettendo è puro imbonimento, puro inganno.

Abbiamo detto più sopra della svendita della Nazione alla Lega. Spieghiamoci: Berlusconi e Lega sono funzionali l’uno all’altra. Senza Berlusconi la Lega resterebbe un fenomeno importante ma locale; senza la Lega, Berlusconi perderebbe il Nord come ha perso Milano. La loro alleanza è dunque necessaria. In ogni alleanza c’è, naturalmente, uno scambio di favori. Maroni ne ha fatto a Berlusconi uno  grosso, ridandogli la possibilità di vincere il Lombardia, regione chiave per il Senato. Ma il Cavaliere gli ha fatto un piacere anche maggiore aprendogli la possibilità di governare la Lombardia e di realizzare il vecchio – dichiarato – progetto della Lega: unire le tre più importanti regioni del Nord sotto il controllo leghista e farne una grande regione distinta dal resto del Paese e fortemente autonoma. Ora, chi  coltiva questo disegno è palesemente nemico della Costituzione e della Nazione, ma altrettanto lo è chi gli permette di realizzarlo, e lo fa in piena consapevolezza. Cattiverie? No signori! È Berlusconi in persona che lo ha riconosciuto quando ha minacciato la Lega in questi termini: volete (testualmente) “mani libere”  al Nord? Ci dovete lasciare “mani libere” in Italia, e se ci creerete difficoltà  salteranno le giunte regionali, In parole povere: fatevi passare i maldipancia su Berlusconi premier, sulle leggi ad personam, sul tentativo di imbavagliare la Magistratura, sulle tangenti accettate come cosa naturale: tutte le cose, cioè, per le quali la base leghista non riesce a digerire il Cavaliere.

Da tempo penso e scrivo che l’accordo firmato da PDL e Lega sulla base della pretesa rinuncia di Berlusconi a Palazzo Chigi sia un mercato degli allocchii, in cui uno inganna l’altro, e l’uno e l’altro lo sanno ma non gli importa, perché il rispettivo profitto è comunque alto e, magari, perché ognuno dei due pensa di essere più furbo dell’altro. Berlusconi sa che, se davvero vincesse le elezioni, nessuno potrebbe legittimamente contestargli il ritorno al governo; Maroni pensa che è importante assicurarsi il Pirellone e il resto si vedrà, e le migliori carte le avrà in mano lui.

In questo caso, gabbati sono gli elettori della Lega, che il Cavaliere e le sue magagne li rifiutano, ma in realtà contribuiscono a dargli nuova vita.

Ma ingannate sono tante persone perbene che ama no l’Italia ma  continuano a credere in Berlusconi, quando si va a chiedere il loro voto in nome di una difesa della sovranità nazionale, mentre si è pronti a svendere la Nazione  per un pugno di senatori in più.

© Rivoluzione Liberale

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