Da sabato 9 febbraio, ovvero dal quindicesimo giorno precedente la data delle votazioni, è iniziato, nel contesto della par condicio, il cosiddetto “black out informativo” riguardo ai risultati dei sondaggi (legge n. 28 del 2000). Tale divieto include la diffusione dei risultati sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

Avendo, però, il mondo della politica la necessità di monitorare il consenso e l’approvazione delle singole iniziative, l’industria e la finanza l’interesse a monitorare lo scenario futuro del Paese, i sondaggi continuano, legittimamente, ad essere commissionati ed a circolare in forma riservata negli ambienti politici ed economici anche in questo periodo conclusivo della campagna elettorale.

Non di rado, però, i partiti aggirano con agilità il divieto di divulgarne, magari anche solo in parte, i dati, così da sfruttare, per proprio tornaconto, il risultato ed influenzare l’elettore, unico a non averne presa diretta. Da strumento di informazione e di studio, un sondaggio diviene così strumento di manipolazione, perché dato al momento non verificabile e contestabile, degli elettori ancora indecisi che si recheranno comunque ai seggi a votare.

A ciò va aggiunta la circostanza che, per i limiti di Legge, in questo periodo non può essere avviato un vero dibattito su un sondaggio e quindi, anche qualora fosse fittizio, non può essere realmente analizzato ed oggetto di contestazione. Vero o non vero, giusto o manipolato, alla fine ci guadagna chi ha più riscontro mediatico.

L’importanza di una tale forzatura in tal senso non è da poco. Lo studio dei risultati e dei flussi elettorali, infatti, ci dice che alle elezioni politiche del 2008 sono stati il 12% gli elettori che hanno deciso chi votare nel corso dell’ultima settimana ed addirittura l’8% il giorno stesso del voto. Alle Europee del 2009 coloro che hanno deciso l’ultima settimana sono stati il 14%; il giorno stesso delle elezioni il 13% .

Stando a queste analisi, quindi, questa tornata elettorale potrebbero essere sui 5 milioni (il dato reale dipenderà dall’affluenza) gli elettori che decideranno su quale simbolo mettere la croce il giorno delle votazioni.

Si capisce, così, come siano ricorrenti messaggi semplici quanto efficaci, quasi intimidatori, del tipo “vota per noi perché saremo noi a vincere” o “siamo indietro, ma stiamo rimontando e vinceremo perché gli altri sono deboli”; messaggi finalizzati a far breccia sulla massa mediocre pronta ed interessata a schierarsi con il più forte o si mostra tale.

Ma nell’Italia patria della burocrazia la scappatoia legale è relativamente semplice: la Legge vieta di pubblicare sondaggi ufficiali, ma non vieta dichiarazioni ipotetiche, supposizioni o dati, per usare un’espressione gergale, “buttati lì”.

I più attivi nel chiacchiericcio sondaggistico sono, di norma, coloro che inseguono; chiaramente l’obiettivo è impedire all’avversario di consolidare la propria immagine di vincente. Chi è davanti ostenta sicurezza, chi è dietro millanta dati.

Nello specifico di questa campagna elettorale, abbiamo assistito ad attacchi mirati di Berlusconi prima verso Monti, competitor diretto, nel tentativo, probabilmente almeno in parte raggiunto, di danneggiarne l’immagine agli occhi del elettorato moderato e del ceto medio produttivo; verso Giannino, ma questa campagna politica è durata ben poco perché questi si è “fatto fuori” da solo per la questione relativa alle sue credenziali accademiche riguardo alle quali è stato sbugiardato (nientemeno) che da un co-fondatore del suo stesso partito; verso Grillo per evitare che gli scontenti PDL, anziché confermare il voto, vi si possano rivolgere.

Le insinuazioni riguardano il rischio di esprimere un voto non-utile perché il partito o coalizione destinatario potrebbe non raggiungere le soglie di sbarramento (Monti e Giannino) o di essere un voto non finalizzato alla vittoria seppur destinato ad una realtà politicamente consistente (Grillo). Quindi il messaggio è sempre lo stesso vuoto politicamente ed arrogante “vota noi perché vinciamo”.

Riguardo al voto utile, l’unica riflessione sensata è che l’unico voto utile sia la dignitosa libertà di scegliere la coalizione od il partito nei princìpi ed ideali del quale ci si riconosce e non la grezza volgarità del sostegno al più forte in quanto tale.

Nonostante la lentezza del legislatore ad aggiornare i vincoli ed i riferimenti (potremmo definire la Legge di un’altra “era tecnologica” essendo vecchia di 13 anni), l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni si è dimostrata attenta all’evoluzione dei media: oltre a monitorare e sanzionare radio, tv e carta stampata, è significativo l’intervento con il quale ha bloccato PoliticApp, una applicazione per smartphone e tablet di SWG, inizialmente creata per permettere a chi vi si era abbonato di “consultare i sondaggi elettorali anche nei 15 giorni precedenti il voto”; nel periodo, cioè, nel quale era chiaro il divieto per i mass media tradizionali, ma poteva essere invocato un contesto di vacatio legis, un vuoto normativo non regolamentato, riguardo alle ultime tecnologie.

Messo istituzionalmente il silenziatore sul “sito ufficiale dei sondaggi politici ed elettorali” sondaggipoliticoelettorali.it (nella qual pagina compare esplicitamente il riferimento al articolo 8 della Legge n.28 invigore dal 23 febbraio 2000), i dati aggiornati sulle intenzioni di voto, però, oltre ad essere usati, come sopra descritto a loro piacimento, dai leader politici, continuano a circolare sulla rete internet, aggirando la legislazione sotto forma di metafora, su iniziativa degli istituti di sondaggi e consulenza.

Tra le “Voci dal Conclave” di youtrend.it e le “Corse negli Ippodromi” di notapolitica.it vengono diffusi i dati sulla differenza numerica in termini di Cardinali tra il “gioviale cardinale di Piacenza”, “l’inaffondabile cardinale di Monza e Brianza” e “lo spassoso camerlengo di Genova” nei “Conclavi” nazionali e regionali; sono invece i “sacchi di biada” guadagnati dalle “scuderie” a far la differenza a seguito delle vittorie nei vari “Ippodromi”.

Circostanza, questa, sicuramente simpatica ed un bene se si crede non vi siano motivi, ed in realtà non ve ne sono, per i quali debba essere vietata la diffusione dei risultati di un sondaggio a condizione venga realizzato secondo determinati e verificabili criteri di serietà e professionalità; un male, tuttavia, se pensiamo alla facilità con la quale la Legge (dura lex sed lex) viene aggirata.

L’attendibilità ed il margine di errore di questi dati diffusi con metafora è tutta da verificare, come quelli di ogni sondaggio del resto, ma gli appassionati ed i malati di politica hanno qualcosa da consultare non con il bruciore di stomaco, ma, una volta tanto, con un sorriso sulle labbra.

© Rivoluzione Liberale

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