C’è un problema che si è sensibilmente aggravato negli ultimi anni nel nostro Paese e che ritengo sia stato completamente dimenticato un po’ da tutti i protagonisti della campagna elettorale, sia a destra che a sinistra, che al centro. Eppure anche il problema sicurezza è un elemento fondamentale per la vivibilità di un Paese e per la sua propensione allo sviluppo ed è inoltre un argomento su cui in passato molte sono state le promesse elettorali spese e in gran parte non mantenute.

Eppure mai negli ultimi anni è sensibilmente peggiorata la situazione riguardante la sicurezza dei cittadini per ciò che concerne la criminalità, sia organizzata che comune. Anche in una città di provincia relativamente tranquilla, come quella in cui vivo, i dati pubblicati negli ultimi anni mostrano infatti un aumento esponenziale di reati quali furti, rapine ed anche omicidi. I furti nelle abitazioni sono divenuti una piaga ormai di dimensioni preoccupanti e la sensazione di insicurezza generale è aumentata moltissimo.

Vittime di questi reati, specie quelli che venivano definiti “microcriminalità”, sono spesso le fasce più deboli della popolazione, ovvero anziani, donne e minori che evidentemente non risultano adeguatamente protetti dalla società. Su tali soggetti deboli anche un piccolo reato spesso ha effetti gravi, e a volte devastanti, dato che non è raro, ad esempio, che l’anziana signora scippata o vittima di un furto in casa finisca per lasciarci la vita.

Le forze dell’ordine fanno spesso quello che possono, ma si trovano di fronte due enormi ostacoli alla loro efficienza. Da un lato i tagli a personale, attrezzature e risorse di cui sono bersaglio fisso da diversi anni, dall’altro lato una macchina della giustizia lenta, inefficiente e spesso inceppata da mille problemi. Inoltre il necessario coordinamento tra forze di polizia spesso è ostacolato da incomprensioni, rivalità e compartimenti stagni inutili, anacronistici e dannosi. Una semplice cosa come le centrali operative uniche tra Carabinieri e Polizia, che migliorerebbe da subito il coordinamento delle forze in campo, sembra ancora in Italia una proposta da fantascienza.

Gli stessi Prefetti, che avrebbero la responsabilità sul territorio dell’azione del coordinamento delle forze di polizia, sono troppo spesso occupati a fare politica e ad apparire nelle cerimonie piuttosto che a lavorare sul serio nel rendere efficace il contrasto alla criminalità.

Anche la criminalità organizzata che un quindicennio fa sembrava in grave difficoltà – dopo i maxiprocessidi GiovanniFalcone e dopo la cattura del capo di Cosa Nostra Totò Riina – oggi sembra aver rialzato la testa con tattiche diverse, meno cruente forse, ma di penetrazione nelle istituzioni e nella politica assai profonde. La mafia dei colletti bianchi e degli appalti è oggi forse più forte che mai ed è arrivata, come abbiamo visto, ad infiltrare persino le giunte regionali delle grandi regioni del Nord Italia.

Recentemente un rapporto di Sos Impresa ha quantificato in 140 miliardi di Euro il giro d’affari delle mafie in Italia, una cifra che le rende la prima azienda del Paese, a discapito ovviamente delle aziende oneste e regolari che si trovano troppo spesso una concorrenza sleale di aziende in mano alla mafia, sorrette da questi ingenti capitali illeciti e sempre più spesso anche da coperture e protezioni politiche anche a livelli altissimi.

Combattere l’illegalità è invece, a mio avviso, una delle strade fondamentali per uno Stato per difendere la propria economia sana e mettere le basi per uno sviluppo reale e duraturo. Criminalità e corruzione sono nemici della sicurezza, ma anche dell’economia e del futuro di un paese e chi le giustifica, ne minimizza la pericolosità o addirittura, per un proprio interesse, dà protezione politica a queste attività illecite ne è complice a tutti gli effetti. 

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