Il premier greco Papandreou ha presentato il 23 maggio a Bruxelles un aggiornamento del piano di risanamento e di intervento sui conti pubblici della Grecia. Tra le misure più significative presentate nel documento, alcune sono risultano essere particolarmente impopolari e intense. Ad esempio il taglio degli stipendi pubblici, l’aumento generalizzato delle tasse, la vendita di alcuni capitoli patrimoniali del demanio pubblico come l’Opap, la più grande compagnia di giochi d’azzardo europea, l’offerta di concessioni  autostradali e aeroportuali, per le quali sono in corsa rispettivamente Germania e Francia,  e privatizzazioni nei settori bancari e delle telecomunicazioni.

Questo piano, richiesto dall’UE alla Grecia affinché possa beneficiare degli interventi europei, dovrebbe portare nelle tasche elleniche qualcosa come 50 miliardi di euro entro il 2015. Il piano dovrebbe aumentare le garanzie dei Greci verso l’Europa e il FMI, i quali nel rispetto del piano di erogazione di 110 miliardi di euro varato un anno fa, dovrebbero dare entro giugno rispettivamente 4 mld, il Fondo Monetario Internazionale e 8 mld l’Eurozona, prestito che sarà fondamentale per onorare le scadenze greche di giugno ed evitare il default.

Per fare fronte alla situazione del debito Greco, declassato il 9 maggio da Standard & Poors da “BB” a “B-“ sono state presentate altre ipotesi. Una di queste, sostenuta dalla Germania e da molti commentatori economici, è quella che considera inevitabile una ristrutturazione del debito sovrano, ovvero la rinegoziazione del debito attraverso modifiche delle condizioni di prestito. A questa ipotesi la BCE si è opposta però in modo fermo, poiché sarebbe un’operazione che renderebbe la Grecia molto debole sul mercato finanziario e andrebbe ad influire sulla stabilità delle banche esposte nel Paese ellenico.

Le conseguenze del salvataggio greco in qualsiasi modo esso si concretizzi potrebbe avere però ripercussioni nel rapporto tra l’UE e gli altri paesi in difficoltà, in particolare Portogallo e Spagna.  Se l’Europa “salvasse” la Grecia sarebbe poi costretta a fare lo stesso con gli altri paesi; una scenetta simpatica “dipinta” la settimana scorsa sul Wall Street Journal da Irwin Stelzer, rende bene l’idea del problema e della fragilità degli equilibri europei quando si tratta della crisi dei paesi della zona euro: “Nell’Eurozona, Hans viene…derubato per pagare l’indisciplinato Stavros, e presto potrebbe essere derubato anche per José e Joào”.

Per le soluzioni nel breve periodo staremo a vedere quale sarà l’opzione adottata e che conseguenze porterà. Per quanto riguarda la prospettiva di lungo periodo invece, come sostenuto da  Pietro Reichlin dalle colonne del Sole 24 Ore, “l’integrazione finanziaria non è più sufficiente, serve una politica fiscale UE coordinata. La ragione per cui le nazioni tendono ad accumulare un eccesso di debito pubblico è che gli elettori sono più interessati al proprio benessere che a quello delle generazioni future. Creare debito equivale a rimandare la tassazione”. Non possiamo che auspicarci che le difficoltà dei paesi dell’Euro portino l’Unione Europea a ragionare su una seria e solida politica fiscale comunitaria.

CONDIVIDI