La sede di New York della Gagosian Gallery ospita fino al 6 aprile più di 50 opere del neworkese di origini haitiane e portoricane Jean-Michel Basquiat, provenienti da collezioni pubbliche e private. Uno dei primi negli anni ’80 dell’art boom a vedere in Basquiat un artista da milioni era stato proprio Larry Gagosian che aveva lo aveva esposto nel 1982 nella sua galleria a Los Angeles. Jean-Michel è stato una meteora nel cielo del brevissimo periodo 1981-1988 nel quale ha scalato in modo vertiginoso le quotazioni fino alla recente asta londinese di Christie’s del 13 febbraio.

Sempre sulla cresta dell’onda. SAMO©, Jean, The Radiant Child, The King, little black Rimbaud. Un artista difficile da inserire in una griglia di valutazione. È stato accomunato a Cy Twombly ed a Jean Dubuffet e definito graffittista, neoespressionista, pop, primitivista, ma non vi è una definizione che gli renda giustizia. Basquiat infatti metabolizzava tutto ciò che amava e con cui veniva a contatto, dai giornali, i programmi televisivi, i cartoni animati, i fumetti, la musica jazz, rock, hip-hop, il pugilato, alla letteratura beat, i temi sociali, i suoi eroi. Era impregnato di cultura contemporanea. Il colore e le pennellate erano il modo per esprimere la rabbia ed i conflitti familiari.

Le sue opere e gli elementi ricorrenti tracciano la cronaca del suo vissuto attraverso una violenta carica comunicativa, sebbene quasi implicitamente. Gli elementi anatomici ed i teschi animati, come calavera messicani, rivelano la sua ossessione nei confronti della morte e l’affezione per l’Anatomia di Gray regalatagli dalla madre a 8 anni durante una degenza in ospedale. I mascheroni africani, spesso dipinti su supporti lignei assemblati e recuperati dalla spazzatura, testimoniano l’attaccamento curioso per le proprie origini.

Il suo adoratorio è dato da divinità pagane ed estremamente terrene che in parte ritornano nelle sue tele, come Louis Armstrong, Charlie Parker, Miles Davis, Max Roach, Bille Holiday, Dizzy Gillespie, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Cassius Clay, Jack Johnson, Sugar Ray Robinson, Joe Louis, Malcolm X, Martin Luther King. La sua tendenza ad aggiungere termini enigmatici spesso sbarrati per richiamare maggiormente l’attenzione è un continuum col suo passato, quando a 17 anni scriveva sui muri davanti alle importanti gallerie d’arte di SoHo e si firmava col nome di SAMO© (il suo alter ego che non l’ha mai abbandonato).

Non solo le sale ampie e luminose della Gagosian Gallery fanno assomigliare la mostra ad un’esposizione museale, ma anche (e soprattutto) le opere stesse, per quanto l’intervento curatoriale sia quello più contenuto di una galleria d’arte. Tra le tele presenti emergono importanti pezzi come Self-Portrait, Untitled (Two Heads on Gold) del 1982 e Untitled (Sugar Ray Robinson) del 1982, In Italian del 1983, Now’s the Time del 1985, Eyes and Eggs del 1983, Riddle Me This, Batman del 1987.

Jean-Michel Basquiat, con i suoi 917 disegni, 25 blocchi di schizzi, 85 stampe e 171 dipinti, è stato lo Spike Lee dell’arte: il primo artista di colore a godere di una tale visibilità. È il fratello di colore di Keith Haring che ha portato l’arte nelle gallerie dei bianchi dell’Upper East Side, a cui tanto aspirava, grazie ad Annina Nosei, Bruno Bischofberger, il già citato Larry Gagosian e Mary Boone. Questa è stata la sua rivalsa sociale, anche se la sua famiglia non era disagiata. “Già da quando avevo 17 anni ero convinto che sarei diventato famoso. Pensavo a tutti i miei miti: Charlie Parker, Jimi Hendrix… Avevo una curiosità romantica di sapere come la gente ce l’aveva fatta.”

Jean, il ragazzo che frequenta i posti e le persone giuste, che piace alle ragazze, che fa musica, che assume stupefacenti, che ha il proprio stile, che emana un’aura magnetica col solo muoversi e parlare, che vive con le proprie tele mai troppo grandi, se comparate ai muri cittadini. Stiamo parlando del protagonista della fiaba cittadina su pellicola Downtown ’81 “interpretato” da Jean-Michel Basquiat. Si potrebbe dire che sia un ingenuo ragazzetto incapace di gestire una cifra di soldi troppo elevata arrivata improvvisamente e troppo generoso con gli altri, ma lui ha ottenuto il proprio scopo e morendo a 27 anni è entrato nel nostro adoratorio.

© Rivoluzione Liberale

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