Un Paese a rischio ingovernabilità. Bipolarismo spaccato da un quadro politico relativamente nuovo, ma del tutto incerto. Il titolo del quotidiano francese Libération, “Frattura all’italiana”, è forse il più emblematico della stampa estera, decisamente preoccupata per la precaria situazione italiana a rischio “ingovernabilità e in balìa di una vera e propria “convulsione politica”, come riporta lo spagnolo El Mundo.

I grillini entreranno in Parlamento e la questione Grillo si aggiunge alla gravissima questione economica che assilla l’Italia. Di certo, dopo l’ondata emotiva dei risultati e il saggio intervento del Capo dello Stato, sarà necessaria una seria revisione di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, dal quale escono anche personaggi storici come il leader di Fli. Grillo, sottostimato dai sondaggisti, ha registrato una vittoria choc perché gli italiani hanno utilizzato l’occasione del voto per rendere visibile la loro protesta: gli italiani che hanno votato l’M5S non sono stati conquistati dal programma ‘grillino’ ma dall’ondata di cesarismo, soprattutto sul web, e dalle promesse eversive che il leader di M5S ha messo in campo in modo provocatorio ma, di certo, con l’intenzione di rompere le fila di un sistema del quale i cittadini sono ormai stanchi. “Elezioni italiane: stallo dopo il voto di protesta”, titola la BBC, mentre El Pais sostiene che “la resurrezione di Silvio Berlusconi e l’irruzione dell’antipolitica di Beppe Grillo hanno segnato i risultati delle elezioni politiche italiane e lasciano un paese in profonda crisi politica senza la possibilità di formare un governo stabile”. “L’Italia rischia il blocco politico. Forse dovrà tornare presto alle urne”, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung. “Grande confusione”, titola in italiano la Bild e per il New York Times “Il voto diviso manda un messaggio chiaro in Italia: no all’austerity”.

Il debutto dei grillini in Parlamento avviene sicuramente in una delle fasi post-elettorali più delicate della storia repubblicana, in cui non si è semplicemente di fronte ad una ‘strana’ maggioranza, ma in cui si rivelerà decisivo – se non addirittura necessario alla sopravvivenza – un dialogo tra avversari noti, Pd e Pdl. Si tratta dell’ipotesi del cosiddetto “governassimo” che i più reputano impossibile. Di certo per evitare il ritorno alle urne – seguendo l’esempio greco dello scorso anno e confermando, in questo modo, l’ingovernabilità del Paese – le forze politiche che si troveranno l’una di fronte all’altra in Parlamento dovranno, necessariamente, dialogare cercando di escogitare le migliori soluzioni in modo ragionevole, per il bene del Paese.

Con la spinta grillina molto probabilmente dovranno essere messe sul tavolo le riforme rinviate più volte, prima fra tutte la riduzione dei costi della politica e dei parlamentari. Ciò che verrà chiesto, in prima battuta, sarà un deciso cambio di sistema, un reale rinnovamento che passa anche attraverso una nuova legge elettorale. A tale proposito la vittoria del Pd si potrebbe definire una vittoria relativa che alla Camera si regge soprattutto in virtù di un famigerato ‘premio di maggioranza’ derivante dalla scellerata legge elettorale ancora in vigore che, dopo un anno di sceneggiate parlamentari, le diverse forze politiche si sono clamorosamente rifiutate di riformare.

Il porcellum non è di certo l’unico problema che il nuovo Parlamento italiano si troverà ad affrontare (sempre se vorrà affrontarlo anche questa volta); la novità risiede però nel fatto che per fare una nuova legge elettorale servirà un accordo Pd-Pdl-M5S-Monti, uno scenario a dir poco plurale e multiforme.

Dalle primissime dichiarazioni sembrano tutti relativamente soddisfatti. Nel contempo i piedillini continuano ad escludere una possibile alleanza con Monti, mentre Bersani invita alla prudenza e Alfano rimarca la conferma del Cavaliere come leader. Grillo, a sua volta, afferma: “Andiamo in Parlamento e ci perfezioniamo”, confermando l’aria dilettantistica che caratterizza la politica in questo difficile frangente storico. Molto probabilmente si tratta del Parlamento più ingovernabile della storia del Paese, vittima di un deleterio ma significativo ‘voto disgiunto’, che conferma l’incertezza e la profonda difficoltà in cui versano i cittadini italiani i quali, in definitiva, non sanno più a chi dover regalare la loro fiducia. Un Parlamento votato comunque dal 75,16% degli elettori, una percentuale di 5 punti inferiore rispetto all’80,5% del 2008 ma che si può giudicare significativa, anche rispetto alla partecipazione registrata in altri Paesi.

Fotografando lo scenario post-voto si ha una sinistra al di sotto delle sue aspettative (da primarie), che al Senato raccoglie addirittura tre milioni di voti in meno rispetto al 2008 e che, molto probabilmente, non ha saputo incarnare al meglio l’aria di rinnovamento come avrebbe voluto. Bersani e Monti hanno pagato lo scotto di un pronunciato populismo incarnato al meglio dal leader di M5S e dal Cavaliere, un atteggiamento che nel nostro Paese attecchisce, purtroppo, come non attecchisce, invece, la politica dei valori e delle idee. “Governano populismo, urla e bugie”, titola la Sueddeutsche Zeitung, riferendosi ai risultati delle elezioni in Italia.

Sia i pidiellini che i montiani continuano a manifestarsi liberali e in particolare la rimonta del fronte di centrodestra – che certa stampa definisce ‘un miracolo’ – viene identificata, in maniera superficiale, con la rimonta del fronte liberale. Ancora una volta ci si appropria, impropriamente, del termine ‘liberale’.

In questo contesto i Liberali devono perseverare non abbandonando la loro battaglia storica e, soprattutto, non devono stancarsi di essere una preziosa risorsa per la liberaldemocrazia. Al di là della vittoria numerica, i Liberali dovrebbero continuare a perseguire la vittoria ideale e politica che appartiene a tutti coloro che si dimostrano fedeli ai propri principi e alle proprie idee.

L’educazione alla libertà, come afferma il maestro liberale Benedetto Croce, si rivela di fondamentale importanza per formare i presupposti intellettuali e morali per l’attuazione di una reale politica ed economia liberale. Di certo, occorre che la libertà si traduca in disposizioni costituzionali, in norme giuridiche, in provvedimenti di politica economica, in risposte concrete che in questa dura ‘impasse’ politica gli elettori esigono più che mai. Occorre però sottolineare che la libertà corrisponde ad un atteggiamento culturale, ad una disposizione dell’animo, alla volontà reale di misurarsi con le difficoltà contingenti cercando di superarle e ricercando, in ogni situazione storica, le soluzioni rispettose della propria libertà individuale così come della libertà di ogni altro essere umano. “La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale”, afferma Benedetto Croce, e soprattutto può essere perseguita solo attraverso uno sforzo comune di ragionevolezza e di buonsenso. La libertà, aggiunge Croce, “supera la teoria formale della politica e, in un certo senso, anche quella formale dell’etica, e coincide con la concezione formale del mondo e della realtà”.

Quindi, al di là delle appropriazioni improprie dei termini ‘liberale’ e ‘libertà’, ciò che si auspica nel prossimo Parlamento – che si preannuncia alquanto incerto, precario e burrascoso – è un reale esercizio di ragionevolezza e di buonsenso.

Gli italiani liberali si aspettano una reale prova di pluralismo che non vuol dire applicazione superficiale di un falso relativismo culturale ma rispetto concreto della pluralità e della multiformità, e quindi della libertà. Nella libertà “si rispecchia l’idea della dialettica ossia dello svolgimento – afferma Croce – che mercé la diversità e l’opposizione delle forze spirituali, accresce e nobilita di continuo la vita e le conferisce il suo unico e intero significato”.

La libertà è un principio morale pragmatico che si concretizza nel divenire storico tantoché occorre perseguire, einaudianamente, l’‘applicazione’ del liberalismo, e quindi del valore della libertà, ai problemi contingenti come la burocrazia, la giustizia, la pressione fiscale, il lavoro e la giustizia sociale, la crescita e l’occupazione, la riduzione dei costi della casta, la riforma elettorale, l’istruzione, la sanità, l’Unione europea.

La libertà non va semplicemente nominata. La libertà è pragmatica (non solo pragmatica economica ma anche pratica morale e politica), quindi si rivela di fondamentale importanza la relazione che intercorre tra il suo significato e l’uso o, meglio, gli usi che da essa non possono prescindere e che le forze politiche di un Paese si dimostrano, più o meno, in grado di mettere in pratica.

Come reclamava Luigi Einaudi, la fede nella libertà dell’individuo si trasforma in una ‘predica inutile’ qualora non viene garantita da istituzioni che ne permettono l’effettivo esercizio nei vari settori della società e quindi nella vita dei cittadini.

Nella situazione politica attuale, se si eccettua un “governissimo” di unità nazionale tra gente che ha appena finito di prendersi a pugni in campagna elettorale e che ha visioni, molto spesso, diametralmente opposte riguardo ai problemi-chiave da risolvere, l’esercizio della libertà verrà messo a dura prova e molto presto l’Italia sarà costretta a tornare al voto.

© Rivoluzione Liberale

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