I risultati elettorali devono essere valutati anche in prospettiva di una possibile instabilità politica tale da portare in un lasso di tempo non lunghissimo a nuove elezioni.  Oggi una eventuale maggioranza Pd-Grillo è una ipotesi molto teorica e assai poco pratica, mentre l’ipotesi di governassimo Pd-Pdl, a mio avviso più probabile, non avrebbe comunque lungo respiro. Occorre quindi pensare di poter, al prossimo appuntamento elettorale, mettere in campo una forza moderata, presentabile ed antagonista alla sinistra che possa offrire una alternativa a Grillo per gli elettori e che possa battersi seriamente per conquistare la maggioranza al fine di cambiare davvero profondamente il modo di amministrare la cosa pubblica in Italia, ma senza avventure pericolose.

I dati elettorali mostrano come il centrodestra non rappresenti più l’alternativa credibile al centrosinistra, e in molte aree del Paese viene superato dal M5S come secondo partito, quando addirittura il movimento di Grillo non è primo. Il risultato però dimostra anche come siano stati penalizzati tutti i raggruppamenti minori e le frammentazioni e come l’elettore oggi riconosca come riferimenti credibili solo i macro raggruppamenti, tralasciando le liste minori.

Purtroppo i blocchi populisti stavolta, anche per la crisi economica e per una impasse politica perdurante, hanno avuto gioco facile. Ma col populismo, di destra berlusconiano o di sinistra (ammesso che Grillo sia di sinistra), non si risolve nessuno dei problemi di un Paese, anzi si rischia di aumentarli.

Proprio per questo occorre valutare già da ora la necessità di formare un blocco moderato non berlusconiano di ispirazione liberaldemocratica che raggruppi tutti i soggetti che si sono presentati variamente frammentati in quest’area e che non può prescindere dal risultato della lista di Mario Monti. La coalizione di Mario Monti infatti, a mio avviso, non ottiene un risultato del tutto trascurabile dato che una formazione di centro alternativa ai due poli classici non aveva mai raggiunto un peso vicino al 10% prima d’ora. Mi pare però che la compagine di Monti sia a tutt’oggi un’incompiuta che manca di quell’ala laica e liberale che proprio PLI, PRI e seguaci di Oscar Giannino potrebbero rappresentare.

Se davvero non vogliamo che anche al prossimo turno lo scontro si riduca ad una gara a tre – Grillo, Berlusconi e Pd – dobbiamo tutti pensare se l’Italia non abbia invece davvero necessità di un’altra forza di centro liberaldemocratica, un partito liberale di massa, che si ponga contro i facili populismi e per un rinnovamento profondo delle istituzioni e del rapporto tra stato e cittadino. Una quarta forza responsabile che difenda davvero gli interessi profondi dei cittadini di oggi e del futuro di questo Paese.

Per fare questo però bisogna superare le divisioni, personalistiche e spesso infantili, che hanno frammentato questo campo in modo disastroso in questa tornata elettorale.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Mi fa piacere constatare che ci sia questa voglia, una volontà che deve partire dal presupposto che non è pensabile vedere in tutta Europa Partiti Liberali vivi e vegeti da anni protagonisti della politica e qui da noi il poco e niente !
    Questo e’ il dato che ci deve far riflettere: non possiamo essere l’unico Paese senza una presenza Liberale ….che non potrà mai essere di massa, ma di un certo peso si.

  2. Il Partito c’è già. Ci sono le persone giuste e le idee. C’è purtroppo anche il fatto che la gente non lo sa! L’idea liberale è rispettata e auspicata da tanti cittadini che non votano il partito perchè ne ignorano l’esistenza. C’è la necessità di promuovere l’immagine del partito con la stessa strategia che viene usata nella pubblicità per affermare un marchio.
    La politica da fare è la divulgazione nel tempo fra un’elezione e l’altra, quando gli altri stanno fermi.

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