La sera delle elezioni presidenziali del 2008, diverse bandiere con l’effige di Che Guevara sventolavano su Nicosia. La capitale cipriota acclamava il suo nuovo Presidente comunista, Dimitris Christofias. Cinque anni dopo, la popolarità della “pecora rossa dell’Europa” è ai suoi minimi. Un vento di conservatorismo soffia su Cipro, a favore di Nicos Anastasiades, “candidato delle riforma” in un Paese in pieno dramma economico. Il 2013 inizia in effetti all’insegna della morosità. Il tasso di disoccupazione è previsto raggiunga il 13,8%, mentre la recessione dovrebbe arrivare al 4,5%. Il piccolo assaggio di paradiso fiscale si stempera in questa economia dipendente. Apprezzato dagli investitori stranieri per la sua debole imposta sulle società (10%), il Paese, situato al sud-est estremo dell’Europa, ha tuttavia visto le sue entrate precipitare negli ultimi quattro anni.

Domenica 24 Febbraio il candidato di destra, Nicos Anastasiades, è stato eletto alla Presidenza di Cipro con il 57,5% dei voti. Avvocato europeista di 66 anni e veterano della vita politica cipriota, Anastasiades ha abbondantemente superato Stavros Malas, un indipendente appoggiato dai comunisti che dominavano il Parlamento uscente. A Nicosia, davanti alla sede del Partito Disy (destra) che Anastasiades dirige dal 1997 dopo essere stato ininterrottamente deputato dal 1981, una grande folla ha accolto l’annuncio della sua vittoria con grandi manifestazioni di gioia. Secondo le testimonianze raccolte tra la gente, Anastasiades è stato giudicato il “miglior politico di Cipro, l’unico che possa risolvere i problemi economici del Paese”. In effetti l’isola mediterranea è sull’orlo del fallimento. “La mia prima priorità è riaffermare la credibilità di Cipro”, ha dichiarato il neo-Presidente nel suo primo discorso dopo la vittoria e per ottenere la fiducia dei donatori internazionali, si è detto pronto ad intraprendere misure radicali. Principali vittime collaterali della crisi greca, le banche cipriote sono state duramente toccate. Pagano oggi la loro massiccia speculazione sul debito greco. Nel 2009 e 2010, il riscatto dei titoli pubblici greci da parte delle banche di Cipro si avvicina ai 5 miliardi di euro, ossia un quarto della ricchezza nazionale. Oggi in rosso, queste istituzioni avrebbero ora bisogno di 10 miliardi di euro per respirare e soprattutto per salvarsi. Un pesante fardello per l’isola turistica.

Cipro è il pisello sotto il materasso che da qualche mese impedisce l’eurozona di dormire sonni tranquilli. Ora che la Grecia è in parte stata tratta in salvo, ecco che la piccola isola del Mediterraneo, con appena un milione di abitanti e un PIL equivalente a quello di una grande Regione italiana, minaccia a sua volta di distruggere il più grande tesoro conservato in ogni valuta: la fiducia. Perrisanare le finanze cipriote, affossate dagli errori delle banche che hanno comprato con troppa leggerezza parte del debito greco, bisognerebbe firmare un assegno di 17 miliardi di euro. Ma questa somma, niente a confronto delle decine e decine di miliardi di euro spesi per la Grecia, rappresenta però l’equivalente della ricchezza nazionale del Paese. Soprattutto, questo prestito farebbe arrivare il suo livello di indebitamento al 140% del suo PIL. Cosa che gli esperti del FMI stimano essere insostenibile. Non è che nel Giugno scorso che il Governo comunista si è rassegnato a reclamare un aiuto al FMI, alla banca Centrale Europea e alla Commissione. In questi mesi, gli uomini della “troica” hanno esaminato a fondo i conti della piccola isola per elaborare un piano di salvataggio. Il conto diventa sempre più pesante ogni giorno che passa. In Novembre, le due parti confermano che il bisogno di finanziamento del piccolo Stato si aggira in effetti intorno ai 17,5 miliardi di euro, che equivalgono al 100% del suo PIL. In cambio di questi aiuti, i ciprioti saranno sottomessi ad una cura di austerità: riduzione degli stipendi dei funzionari del 15%, della spesa sociale del 10%, aumento delle tasse del 20%. Se Cipro non rappresenta che lo 0,2% del PIL dell’Eurozona, il suo caso diventa un rompicapo per l’Eurogruppo che deve approvare questo piano di salvataggio.

Mentre l’Europa sembra entrata da Dicembre in un raro momento di calma – per via del salvataggio parziale della Grecia – i Ministri delle Finanze dell’eurozona temporeggiano sui negoziati, rispondendo allo stato di necessità con una richiesta di revisione della situazione economica cipriota e di un’indagine approfondita sulle azioni di sbiancamento di denaro che avverrebbero sull’isola. Parigi e Berlino già lunedì scorso hanno messo pressione a Nicosia, condizionando il piano di salvataggio al varo di misure di trasparenza finanziaria. I capitali russi sono presi di mira. Appena eletto, Anastasiades deve far fronte a negoziati difficili per salvare le finanze del suo Paese. Moscovici e Schauble auspicano un “accordo entro la fine di Marzo”, ma oltre alle riforme di bilancio e strutturali già decise dalla troika e dal potere comunista uscente, il tandem franco-tedesco vuole che la reputazione dubbia dell’isola in materia finanziaria venga chiarita. Anche se tutte le attività degli investitori stranieri, rigorosamente tenuti anonimi dalle Banche, sono “legali”, e la maggior parte delle transazioni “off-shore” è regolamentata, rimane il fatto che gli investitori russi, oligarchi o uomini d’affari più modesti, sono coinvolti da questo piano di salvataggio.  La partita si annuncia delicata per il nuovo Presidente, che conta nel suo studio diversi clienti russi. Il Presidente è anche sostenuto dall’arcivescovo di Cipro. La Chiesa ortodossa è  allo stesso tempo importante azionista delle Banche cipriote e importante trait-d’union con Mosca.

Il leader del Partito conservatore, che fa parte della grande famiglia liberale e riformatrice europea, amico personale di Angela Merkel e salutato  positivamente dai Ministri delle Finanze europei, ha appena intrapreso un cammino all’insegna degli ostacoli. C’è da fissare l’ammontare del prestito che non deve essere troppo alto da non far esplodere l’ammontare del debito cipriota, ma deve essere sufficientemente significativo per permettere l’indispensabile ricapitalizzazione delle Banche; ottenere dalla Russia (nonostante le “indagini” sui suoi capitali) una partecipazione finanziaria che potrebbe arrivare a 5 miliardi di euro; redigere infine, per rassicurare l’opinione pubblica tedesca, una Carta sulla lotta per lo sbiancamento del denaro sporco per il quale l’isola è accusata di essere troppo accondiscendente. Dalla sua Anastasiades ha il fatto di godere di un’ottima reputazione negli ambienti europei, soprattutto per il suo ruolo nella ratifica del Trattato di Lisbona da parte di Cipro. Inoltre ha già evocato il grande tema assente dalla campagna elettorale: la questione cipriota. Certo di avere il “sostegno dell’Europa e di altri Paesi amici per mettere fine ad una situazione inaccettabile, con la speranza che la Turchia vi partecipi direttamente”. Il nuovo Presidente è stato uno dei rari uomini politici ciprioti ad aver sostenuto, nel 2004, il Piano di Annan  per la riunificazione dell’isola, respinto dai tre quarti degli elettori della Repubblica di Cipro. Il suo stato di grazia potrebbe durare poco, ma potrebbe anche dare una svolta positiva al suo Paese che, per molti versi assomiglia al nostro.

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