L’Economist lo sintetizza con un “entrino i pagliacci”, con foto di Grillo e Berlusconi. Sintesi tragicomica del responso delle urne in Italia. È strano come la finzione si era impossessata del palazzo, ma nessuno ne era sul serio consapevole, e ora che il clown ha vinto le elezioni tutti a preoccuparsi che la finzione si impossessi realmente delle Istituzioni. Dobbiamo riconoscerlo: quella di Grillo è stata un’operazione strategica di rinnovamento – dal basso verso l’alto – con un efficacia storica. Efficacia testimoniata dai consensi raccolti in tutte le aggregazioni sociali, dalla casalinga al grande imprenditore. Uno su tutti, Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica: “non credo che Grillo sia più stupido di quelli che abbiamo avuto fino ad ora…”. E se il primo giorno dopo le elezioni la Borsa e lo spread veleggiavano verso il basso, nei giorni seguenti anche il mercato sembra non più di tanto spaventato dalla novità. Certo si è assottigliato del tutto il vantaggio con il differenziale spagnolo, ma non sembra che lo spread mostri una volatilità che alla vigilia veniva data come disastrosa. Anche uno dei capi della tanto odiata (dai grillini) Goldman Sachs, Jim O’Neill, riesce ad usare l’aggettivo entusiasmante per colorare l’esito delle elezioni italiane. Il suo giudizio quindi positivo, un movimento di massa che parte dal basso e che potrà portare a qualcosa di nuovo. Che evidentemente non spaventa. A pensare male…: forse Goldman aveva investito in questo senso e ora ne gode i benefici.

Gli effetti rivoluzionari dei grillini non sono ancora del tutto chiari ai politici di professione. Il sistema è cambiato, l’essenza stessa della politica deve fare i conti con una rivoluzione pacifica, che certo produce come effetto immediato l’ingovernabilità, ma che saprà dare effetti positivi nel medio periodo. Non so quanto i grillini riescano ad amare le Istituzioni e quanto siano consapevoli della loro forza: se il loro capo li richiama dicendo di stare attenti a non farsi fregare, forse sa quanto i canti delle sirene possano avere fascino. Non importa se i grillini conoscano poco le istituzioni: ciò che sanno è lo squallore generato da decenni di malaffare e ruberie, che hanno portato il nostro Paese al collasso. I grillini devono imparare ad amarle le istituzioni, devono recuperare non solo la conoscenza tecnica dei meccanismi di governo, ma con la loro libera allegria forse possono rendere più vere le istituzioni e più austeri gli uomini e le donne che le guidano: dall’austerità dei conti all’austerità della competenza, della giustizia e della libertà.

Il Paese con o senza Governo è messo molto male: il Pil 2012 crolla a meno 2,4%, debito pubblico che arriva al 127% del Pil e una massa di tre milioni di persone che cercano lavoro, con un tasso di disoccupazione giovanile che a gennaio ha toccato il 38,7%. Hanno una sola idea concreta i grillini su come uscire da questa spirale recessiva e distruttiva? Il loro programma è troppo “semplice” per rispondere a questa domanda. Non è scritto con la consulenza di macro economisti di grido, e forse solo Casaleggio ne sa più di Grillo sul programma. Non ci interessa chi lo abbia scritto, ci interessa la responsabilità e l’onestà che questi uomini e donne – solo apparentemente liberi – sapranno infondere nelle loro azioni parlamentari. Non ci piace che i grillini siano anche un po’ new age, questo ci confonde, ma questo è un ulteriore aspetto sistemico di un cambiamento epocale che è ancora presto per poter analizzare del tutto. I grillini saranno liberi e responsabili solo se riusciranno sul serio a dare una scrollata al vecchiume senza senso che condanna il nostro Paese. 

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