Sono iniziate le operazioni che avvieranno in aprile il primo restauro integrale della Porta Nord del Battistero fiorentino di San Giovanni. Al momento, dopo un primo lavaggio e lo smontaggio, l’intera porta (nel complesso dal peso di 8 tonnellate, l’altezza di 5 metri e la larghezza di 3 metri) realizzata da Lorenzo Ghiberti è in stoccaggio all’interno del Battistero stesso. Si attende infatti la notte del 18 marzo, quando verrà trasportata nella sede storica dell’Opificio delle Pietre Dure in via degli Alfani.

Il Direttore dei Lavori è Anna Maria Giusti, la Direttrice del Settore Commesso Fiorentino e Mosaico dell’Opificio delle Pietre Dure, sotto la cui supervisione è stata condotta la fase finale del restauro della Porta del Paradiso presentata al pubblico l’8 settembre scorso, dopo all’incirca 30 anni. Ma a differenza della Porta del Paradiso, anch’essa di Ghiberti, il processo, permesso dall’Opera di Santa Maria del Fiore e dalla Guild of the Dome Association a caccia di finanziamenti, per la Porta Nord dovrebbe essere molto più breve per essere completato già nel 2015. Entrambe verranno sostituite da copie e le originali poi esposte nel nuovo Museo dell’Opera del Duomo.

La Porta Nord tra le due del maestro orafo Ghiberti è probabilmente la più importante, in quanto permise la realizzazione della successiva e la sua libertà di sperimentazione. La possibilità gli si presentò con il bando di concorso indetto nel 1401 dall’Arte di Calimala, ovvero la corporazione dei mercanti. Battendo tra gli altri i giovani ed allora poco noti Filippo Brunelleschi e Jacopo della Quercia, poté accrescere tra il 1403 ed il 1424 il decoro della città e quello richiesto per sé dai “mercatanti” che erano i responsabili del Battistero.

Fu preferito da una giuria di quattro consoli dell’Arte di Calimala e trenta “periti fra pittori e scultori d’oro, d’argento e di marmo” un Ghiberti più vicino alla tradizione scultorea del Gotico Internazionale e considerato più equilibrato e composto. Invece, un Brunelleschi insofferente alla rigidità medioevale e caratterizzato da una maggior carica patetica deve essere sembrato più “molesto”. Tuttavia, pur essendogli stati imposti limiti severi in modo che la nuova porta fosse il più possibile simile alla prima porta in assoluto (1329-1336) di Andrea Pisano, Ghiberti creò scalpore.

Conciliò i canoni medioevali con la ricerca di una rappresentazione più realistica di masse e volumi ed affrontò i problemi prospettici. La sua bottega fondata ad hoc vide l’apprendistato e la collaborazione comuni di Donatello, Masolino da Panicale, Paolo Uccello e Michelozzo che si conobbero dunque proprio nel periodo artistico più significato, quello di formazione. Questo certo contribuì a far soffiare il vento del successo sulle vele di Lorenzo Ghiberti che prese il largo verso una commissione sicura: l’opera oggi conosciuta come Porta del Paradiso (1425-1452).

Il bronzo parzialmente dorato lasciò il posto al bronzo dorato in toto, il soggetto, l’organizzazione, la forma ed il numero delle formelle furono liberi. Il figlio di Firenze si era conquistato la fiducia. Si liberò così dai legami con il Gotico e tese a paesaggi ed architetture già rinascimentali. Si servì inoltre del rivoluzionario “stiacciàto” di Donatello che prevedeva un abile uso del cesello, in modo da dare vita a nuovi piani prospettici ed a scenari popolati da personaggi e figure in lontananza “schiacciate” sul fondo. Il suo realismo iniziale e la sua attenzione ai minimi dettagli divennero radicali.

Dopo che Ghiberti ebbe ricevuto il pagamento conclusivo la porta di Andrea Pisano fu spostata dal lato est al lato sud per lasciare spazio alla nuova porta. In seguito, la porta completata nel 1924 passò nel 1452 al lato nord e fu rimpiazzata dalla Porta del Paradiso. Il lato est appunto era il più ambito, poiché era prospiciente la facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Appare quindi elementare la gerarchia delle 3 porte, ma forse bisognerebbe invertire l’odierna Porta Nord con la Porta del Paradiso: senza la prima non avrebbe mai potuto esserci la seconda ed il Rinascimento, per quanto necessario e necessitato, sarebbe stato differente.

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