Una grave crisi istituzionale, parzialmente occultata dai sette giorni di lutto nazionale indetti per la morte del Presidente in carica Hugo Chavez, attraversa il Venezuela.

Il vice-Presidente Nicolas Maduro, erede designato pubblicamente da Chavez, è al centro di polemiche per via del vincolo costituzionale che impedisce la candidatura presidenziale a chi ricopra la vice-presidenza al momento delle elezioni. L’interpretazione, in quanto tale oggetto di discussione e scontro, secondola quale Maduro, dal momento della morte di Chavez, non sia vice-Presidente, ma Presidente facente funzioni, seppur spessa come un filo pare spianargli la strada per una candidatura, ma, senza dubbio, sarà causa di tensioni future sia nei rapporti con l’opposizione, sia perché il l’area chavista è, ad oggi, tutt’altro che compatta nel individuare una candidatura che possa sostenere l’eredità politica e, soprattutto, della fortissima immagine del leader della “rivoluzione bolivariana”.

Un secondo fronte di destabilizzazione è individuabile nell’interpretazione da darsi ad un secondo vincolo costituzionale, in questo caso relativo alle inevitabili nuove elezioni. Oggetto di discussione il dettaglio, non da poco, secondo il quale entro 30 giorni dalla morte di un Presidente in carica debbano svolgersi le elezioni (interpretazione, per così dire, stretta) o debba, semplicemente, essere fissata la data delle stesse. L’indecisione e l’assenza di unanimità verso un candidato nell’area chavista potrebbe far sbilanciare, nel tentativo di guadagnare tempo, verso la seconda ipotesi.

L’attenzione, in particolare, della comunità sudamericana dovrebbe garantire un processo di successione democratico. Ad eccezione della sola Colombia (è stata, non senza strascichi, altissima la tensione per la questione delle FARC: secondo una eclatante dichiarazione di Chavez “non sono terroristi”, ma “un legittimo esercito” i guerriglieri in lotta militare decennale con il Governo colombiano), i rapporti con gli altri paesi sudamericani sono stati e sono positivi: solidi e consolidati politicamente con il Brasile, addirittura fraterni con la Bolivia (il Presidente Morales è stato tra i primi a raggiungere il Venezuela per i funerali), Ecuador (il Presidente Correa, quasi in lacrime, ne ha annunciato la morte in diretta TV ed indetto tre giorni di lutto nazionale) ed Argentina (grazie al sostegno politico ed economico che Chavez diede al allora Presidente Kirchner, marito della attuale Presidente, nel periodo immediatamente successivo alla grave crisi economica che mise in ginocchio il Paese nel 2001-2002).

L’opposizione, tramite il principale rappresentante Henrique Capriles, pare aver assunto una posizione responsabile; l’esercito, da sempre fedele a Chavez, presidia strade e piazze dai primissimi momenti successivi alla ufficializzazione della morte del Presidente mantenendo, così, la situazione sotto controllo.

Attendiamo il termine del periodo di lutto nazionale per verificare eventuali ulteriori reazioni attualmente contenute, almeno politicamente, dal lutto nazionale stesso e dalla inevitabile ritrosia, da parte di possibili attori protagonisti o comprimari, verso eventuali colpi di mano in tale delicato ed emotivo (almeno per la popolazione) momento.

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