Il Vaticano e la Santa Sede stanno vivendo settimane tormentate. Dopo l’abdicazione di Benedetto XVI, notizia di questi giorni le dimissioni (rese pubbliche dall’Osservatore Romano il 25 febbraio) dell’Arcivescovo di St. Andrews ed Edimburgo, il rigido conservatore, noto per la condanna dell’omosessualità definita “immorale” e dei “dannosi” matrimoni gay, Cardinale Keith O’Brien.

Alla base di tale gesto, irrituale considerandone l’età di 74 anni (si sarebbe comunque dovuto ritirare per sopraggiunti limiti d’età al compimento dei 75 il 17 marzo), le accuse, riportate per primi dai giornali inglesi “The Observer”  e “The Guardian” (23 febbraio), di “comportamenti inappropriati” verso  tre sacerdoti ed un ex sacerdote scozzesi i quali hanno denunciato di essere stati, a partire dal 1980, oggetto delle sue “attenzioni”.

In base alle notizie trapelate nel corso dei giorni, i quattro, che secondo alcune ricostruzioni avrebbero presentato un esposto al Nunzio Apostolico a Londra (l’Ambasciatore del Vaticano in Gran Bretagna) già prima dell’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI dell’11 febbraio, sono stati molestati sessualmente da O’Brien in occasione delle preghiere serali o di altri momenti di condivisione ed intimità spirituale.

Uno di loro “troppo terrorizzato” per denunciare allora quanto successo, una volta ordinato sacerdote, rinunciò all’abito talare appresa la notizia della nomina di O’Brien a Vescovo; traumatizzato dalle molestie dovette ricorrere per anni ad assistenza psicologica.

Nonostante le iniziali resistenze di O’Brien arrivato in un primo momento a contestare le accuse conferendo mandato in tal senso ai suoi avvocati e confermando nei giorni a ridosso della divulgazione dei fatti, in un’intervista alla Bbc, la sua intenzione di partire per Roma per il Conclave, la verità è emersa e la decisione delle autorità vaticane è stata rapida. Già due giorni dopo la diffusione della notizia al Cardinale O’Brien sono state, di fatto, imposte da Benedetto XVI stesso le dimissioni che hanno impedito allo scozzese la partecipazione al Conclave; per assurdo, sarebbe anche potuto risultare eletto Papa.

“Così ha deciso il Santo Padre” è stato il suo primo commento al quale, solo in seguito, sono seguite l’ammissione delle colpe e le scuse per le molestie sessuali.

Di rito le dichiarazioni: “guardando ai miei anni di ministero, per quanto di buono sono stato in grado di fare, ringrazio Dio”; per le malefatte “domando il perdono a coloro che ho offeso, e chiedo scusa anche alla Chiesa Cattolica ed al popolo di Scozia”.

Fa rabbrividire, infine, la dichiarazione riguardo alle accuse: “in un primo momento, la loro natura non  specifica e anonima mi ha indotto a contestarle”; permettendoci di ironizzare (non sullo specifico della situazione, ma su questo bieco figuro) potremmo sostenere che la memoria gli si è risvegliata tardi. Tornando ai fatti, questo mostro, con il delirio di impunità del “potente”, ha espresso l’atteggiamento tipico di chi si sente nel diritto di continuare come nulla fosse, nello specifico ad indossare l’abito cardinalizio, fino a che non venga “beccato” e gli risulti impossibile la fuga (materiale o mediatica).

In attesa di scoprire se il riscontro mediatico del caso ed il crollo di questo “potente” porteranno a nuovi esposti, non si può non riflettere riguardo a come, seppur nel caso specifico la decisione sia stata rapida, di fatto, ci siano voluti trent’anni per fare, almeno in parte, giustizia. Probabilmente la gogna pubblica ha aiutato perché, senza condannare i valori ed i principi del cattolicesimo, ma affrontando le debolezze, gli abusi e le colpe dei singoli, non è una novità, riguardo alla quale stupirci e della quale scandalizzarci, venga ipotizzata la questione degli abusi sessuali, o la semplice complicità, da parte dei religiosi, persino delle “alte sfere”.

Interrogandoci riguardo a ciò a cui stiamo assistendo, è legittima ogni riflessione riguardo a se bastino le scuse per compensare i traumi di chi ha subito molestie o violenza e se quanto fatto da questa guida spirituale, o meglio, se, nello specifico, il tradimento di questo giuda spirituale possa trovare una giusta compensazione e pagare quanto deve alla giustizia.

Sempre ammesso, poi, che si faccia giustizia fino in fondo, perché, finora, abbiamo avuto riscontro solo di scuse e dimissioni in un caso eclatante che potrebbe risultare il solito pezzo di carne dato in pasto all’opinione pubblica.

Perché se il nostro sdegno, la totale condanna, la soddisfazione, ammettiamolo, per le dimissioni, la gogna pubblica e l’impossibilità impostagli alla partecipazione al Conclave vanno verso Keith O’Brien, come bisognerebbe porsi, quantomeno moralmente, verso l’Arcivescovo emerito di Los Angeles, il cardinale Roger Mahony accusato di aver coperto (certo, non di aver abusato in prima persona e tanto meno di essere stato condannato) oltre 100 casi di abuso su minori compiuti nella sua diocesi negli anni ’80?

Nel tentativo di trovare una risposta che racchiuda il tutto potremmo riferirci a quel capolavoro cinematografico che fu “il Marchese del Grillo” di Monicelli, non la strepitosa battuta pronunciata del grande Alberto Sordi uscendo dalla bettola dopo la rissa (battuta che avrebbe anche un suo perché a dire il vero…), ma Paolo Stoppa nelle vesti di Papa Pio VII: “Ricordati figliolo che la Giustizia non è di questo mondo… ma dell’altro”; ma ultimamente, forse, dovremmo aggiungere che si sta un po’ esagerando.

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