In queste due settimane dopo le elezioni ci stiamo tutti arrovellando per trovare una soluzione alla impasse politica uscita dalle urne, per trovare l’alchimia che consenta di formare un governo. Eppure ci stiamo accorgendo che in questi giorni senza governo le cose vanno avanti lo stesso, anzi forse stanno andando meglio di come sia andata coi governi degli ultimi anni.

In effetti un governo per l’ordinaria amministrazione c’è, ed è ancora il governo tecnicodi Mario Monti, ma quella che manca è una maggioranza parlamentare che legiferi, in un senso o in un altro, e questo fa pensare. Negli ultimi anni la maggioranza di governo è stata appannaggio di Pd e Pdl, alternati o insieme, ed i risultati non si può dire che possano essere considerati buoni. L’ascesa irresistibile di Grillo è senza dubbio una evidente risposta alla delusione dell’elettorato verso le esperienze di governo di queste due forze politiche che pretendevano fino a pochi mesi fa di monopolizzare la vita politica italiana ed oggi non sono in grado entrambe di governare se non insieme in una innaturale alleanza.

Ma un dubbio comincia ad aleggiare: è davvero necessario un governo?

C’è il clamoroso precedente del Belgio che, a seguito di una tornata elettorale “inconclusive” si è trovata per addirittura 535 giorni senza un governo, non solo, ma in questo periodo ha visto la sua economia rifiorire ed i suoi parametri sociali ed economici migliorare sensibilmente.

Naturalmente la risposta non può essere l’assenza di governo a tempo indefinito, ma a mio avviso non c’è tutta questa estrema necessità di tornare alle urne per avere una maggioranza parlamentare, che rischia di non esserci nemmeno al prossimo giro, piuttosto serve forse un governo qualunque che faccia l’ordinaria amministrazione, porti in Parlamento pochissime riforme basilari, che poi sarà il parlamento a definire e approvare, e raffreddi gli animi e le menti surriscaldate da una campagna elettorale particolarmente volgare e piena di demagogia e colpi bassi come non s’era forse mai vista prima.

L’Italia ha bisogno oggi di una riforma elettorale, e lo stallo di oggi ne è una prova evidente, ha bisogno di definire finalmente alcune regole fondamentali come il conflitto d’interesse e di alcune efficaci misure anticorruzione. Se poi si riesce a trovare un comune denominatore in Parlamento, anche se pare difficile, occorrerebbe anche una riforma fiscale che avvicini l’Italia ai Paesi più virtuosi dell’Europa, che sono nostri partner, ma anche nostri concorrenti sui mercati globali.

Un anno di tempo può essere il tempo giusto perché un simile governo possa conseguire questi risultati, trovando la maggioranza in Parlamento provvedimento per provvedimento, per poi magari rivotare a bocce ferme e a regole aggiornate.

Per fare questo però un governo deve comunque nascere, e deve avere la fiducia in Parlamento, e questo è il passo più complesso, perché a Berlusconi e Grillo al momento pare interessare di più cavalcare il caos e tentare di trarne il massimo profitto, ovviamente a discapito grave dell’interesse generale degli Italiani ed aprendo le porte ad un alto rischio di tenuta per l’intero sistema istituzionale. 

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