Gli scavi condotti tra il 2010 e il 2013 sulle pendici settentrionali del Colle Palatino hanno dato i loro frutti: il ritrovamento del primo Tempio di Giove Statore, sede di un antichissimo culto. Un’équipe di archeologi dell’università di Roma “La Sapienza”, presieduta da Paolo Carafa, professore di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana presso lo stesso ateneo, e da Andrea Carandini, attuale Presidente del FAI, è stata la protagonista delle indagini.

Poco lontano dall’area consacrata sono inoltre stati rivenuti i resti di una domus aristocratica di età sillana. È questa probabilmente l’ultima residenza di Giulio Cesare, voluta su suolo e con denaro pubblici, dove trascorse il suo ultimo anno di vita tra il 45 e il 44a.C.

Si parla del tempio intitolato a Iuppiter Stator, ovvero a “Giove che ferma”, costruito attorno al 750 a.C. per volere del re Romolo come “ex-voto per grazia ricevuta” subito dopo la battaglia del Iago Curzio contro i Sabini, a seguito del leggendario ratto delle Sabine.

I Romani, rifugiatisi sul Palatino, stavano per venire raggiunti dai Sabini ormai vicini alla vittoria, quando Romolo disse: “Padre degli dèi e degli uomini, tieni lontani almeno da qui i nemici, libera i Romani dal terrore e frena questa loro vergognosa ritirata! Ti prometto che qui, o Giove Statore, io innalzerò un tempio per ricordare ai posteri che è stato il tuo aiuto inesauribile a salvare la città (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 12).”

Sul Palatino Romolo aveva tracciato il solco primigenio e fondato Roma, recingendola con mura e fossato e delimitandola con il pomerium, il confine sacro della città. Così quello fu il luogo prescelto perché strategico e lontano dalle aree paludose poi bonificate, tanto da venire abitato dai patrizi, dagli imperatori e dai re barbari nei secoli V e VI.

Prima di questo recente risultato si erano susseguite solo ipotesi in merito alla sua ubicazione nell’area del Foro Romano che in ogni caso prendevano come riferimenti la via Sacra e la Porta Mugonia. Si può ora fare luce sulla questione e su tutte le illazioni più o meno giustificate.

Il tempio, costituito da un’ara in tufo recintata, è precedente ai successivi a Giove Statore. Ne venne infatti edificato uno nuovo dopo l’incendio neroniano del 64d.C. sull’altura del Velia (sbancata negli anni Trenta sotto il regime fascista per la realizzazione della via dei Fori Imperiali) ed un altro tardo-antico nel IV secolo d.C lungo la via Sacra, oggi soprannominato “di Romolo” e visibile nei pressi della Basilica di Massenzio.

Solo i prossimi scavi consentiranno informazioni più precise nel ridefinire la geografia urbana della città eterna, in continua evoluzione e sempre fonte di nuove scoperte e deduzioni a volte davvero lontane dal reale e del resto difficilmente correggibili.

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