L’aggressività e la retorica nord-coreana si è vivamente intensificata in questi ultimi giorni, dopo che le Nazioni Unite hanno votato una Risoluzione che vede inasprire ulteriormente le sanzioni internazionali nei suoi confronti, in seguito al terzo collaudo nucleare che la Corea del Nord ha condotto il 12 Febbraio scorso.

Negli ultimi giorni , Kim Jong Un ha visitato diverse basi militari e gli esperti non escludono che una nuova dimostrazione di forza potrebbe aver luogo nelle prossime ore. Secondo il Ministero della Difesa Nazionale sud-coreano, i nord-coreani preparano una grande manovra militare, forse un altro tentativo di lancio di un missile intercontinentale. Come spiegare questa repentina manifestazione di aggressività? Gli esperti danno diverse chiavi di lettura. Qualcuno dice che Pyongyang sembra essere convinta che il resto del Mondo ce l’abbia con lei. Il regime crede anche che sia suo diritto possedere armi nucleari e missili intercontinentali, così come ogni grande potenza, cominciando dal nemico numero uno, gli Stati Uniti. Qualcun altro sostiene che Kim e la sua famiglia vogliano dimostrare al popolo affamato che sono i capi legittimi e che potranno proteggerli contro i nemici esterni, presentati come i principali responsabili della miseria economica del Paese. C’è poi chi afferma che Pyongyang cerchi di provare i limiti dei cambiamenti avvenuti di recente nel paesaggio politico della regione: in Cina, con il Presidente Xi Jinping; in Corea del Sud, con l’elezione di Park Geun-hye alla Presidenza; in Giappone con il ritorno di un Governo conservatore. Anche la sostituzione di John Kerry a Hillary Clinton come Segretario di Stato può aver influito sul cattivo umore della Corea del Nord. La nuova guerra di Corea avrà luogo? A Pyongyang squillano le trombe. “Sulle linee del fronte, le unità dell’esercito, della marina e dell’aviazione sono entrate nell’ultima fase di preparazione al confronto generale e aspettano l’ordine finale per colpire!” tuona il Rodong Sunmun, il quotidiano del Partito dei lavoratori in Corea del Nord. Il regno eremita è sul piede di guerra, mentre gli americani e i sud-coreani portano avanti, senza battere ciglio, la loro esercitazione  militare annuale Key Resolve  (insieme a Foal Eagle), che il Nord presenta ciclicamente al popolo come un tentativo d’invasione. La penisola “è sull’orlo della guerra”, afferma la propaganda, che promette di “trasformare i governi fantoccio degli USA e della Corea del Sud in un attimo in un mare di fuoco”. Accidenti!

Dal suo collaudo nucleare del 12 Febbraio scorso, il regime di Kim Jong Un moltiplica le messe in guardia, arrivando a minacciare gli Stati Uniti di “attacco termonucleare”. Venerdì, Pyongyang ha annunciato l’annullamento dell’armistizio firmato con Washington alla fine della Guerra di Corea (1953) in risposta alla nuova risoluzione ONU  votata per il suo contravvenire al divieto di test nucleari. Il Nord sospende anche il “telefono rosso” con Seul, che dovrebbe permettere di evitare scivoloni militari. Queste minacce vanno prese sul serio? Un conflitto militare può portare l’Asia del Sud-Est nel caos? In molti pensano che il rischio è minimo e relativizzano questi “gesticolamenti” di Kim, ma non escludono del tutto il rischio di atti di violenza locali. La cascata di intimidazioni lanciate da Pyongyan ha una vera aria di “déjà vu”. La propaganda ama minacciare regolarmente la distruzione di Seul e già in passato ha sospeso il “telefono rosso” con il Sud per poi ristabilirlo. Sul piano militare, la promessa  di “un attacco preventivo nucleare” contro gli USA sa di bluff, visto che Pyongyang sarebbe ancora lontana dal padroneggiare questa capacità, non essendo in grado, tra l’altro, di miniaturizzare un arma atomica, passo indispensabile per potersi dotare di una forza di dissuasione credibile e che, al tempo della Guerra Fredda, diede tanto filo da torcere agli scienziati francesi e sovietici. Se il programma missilistico ha fatto un grande passo in avanti il 3 Dicembre scorso grazie al decollo riuscito del missile Unha 3, il Nord non ha ancora la possibilità di raggiungere il territorio americano, al di là di ciò che afferma. In realtà Kim Jung Un sembra rilanciare un vecchio classico della strategia nord-coreana: “Fermatemi altrimenti faccio una strage!” Ripercorrendo i passi di suo padre, sfida in modo eclatante gli Stati Uniti, con la speranza di poter negoziare un aiuto economico e un riconoscimento politico alla pari con la prima potenza mondiale. Umiliare così il nemico del Sud, snobbando il suo protettore cinese. Una prova di forza internazionale che permette all’erede di consolidare la presa interna sulla popolazione e l’esercito giocandosi la carta nazionalista. Ma il ciclo provocazione-crisi-negoziato- concessioni da parte della comunità internazionale si è usurato con il tempo. Questa tattica perde di consistenza di fronte alla paziente strategia d’isolamento portata avanti dal Presidente Obama. In questo contesto, il Nord tende a far salire sempre più il limite della provocazione per attirare l’attenzione della Casa Bianca. Il rischio è di andare oltre e arrivare al confronto militare. Non dimentichiamo che nel 2010 il Nord ha affondato una corvetta sud-coreana e bombardato nel 2011l’isola di Yeonpyeong, uccidendo 4 civili. Non era mai successo nessun incidente del genere dal 1953.

Qual sarà la prossima mossa? Gli strateghi del Nord sono pienamente consapevoli della loro inferiorità  di fronte all’esercito americano. Per questo privilegiano l’effetto sorpresa, come nel caso degli “incidenti” avvenuti nel 2010 e 2011, puntando sui reparti speciali, addestrati a missioni ad alto rischio. Preferiscono le azioni locali, che permettono di intimidire Seul senza portare ad una replica ad ampio spettro. Un gioco sempre più pericoloso visto che Seul ha dovuto già abbozzare alle provocazioni, per volontà di Washington, per ben due volte. I militari sud-coreani non hanno digerito le umiliazioni di Yeonpyeong e della Cheonan e si trattengono a stento nel dimostrare la loro superiorità. Un caso esplosivo per la nuova Presidente, messa con le spalle al muro appena arrivata e che deve dimostrare la sua fermezza. Per quanto riguarda il grande alleato Pechino, c’è chi sostiene che Xi Jinping abbia l’intenzione di (ri)discutere con i suoi diplomatici e alcuni esperti il caso “Corea del Nord” appena prenderà ufficialmente le sue funzioni.

La nuova Guerra di Corea non avrà sicuramente luogo, ma la penisola potrebbe vivere una Primavera piuttosto calda.

© Rivoluzione Liberale

534
CONDIVIDI