Come se non bastassero le tante emergenze che affliggono l’Italia, è tornata a riacutizzarsi negli ultimi giorni quella relativa ai rapporti tra Giustizia e Politica. È il frutto di un’iniziativa del PDL, che ancora una volta mostra di porre gli interessi personali del suo leader davanti alla preoccupazione per la drammatica situazione del Paese, mobilitandosi in piazza, come ha fatto in Parlamento nel decennio trascorso, per proteggere Berlusconi dalle conseguenze, giuste o sbagliate, delle sue azioni; ma è anche il frutto immediato dell’irresponsabilità  di certi giudici (per fortuna corretta da altre istanze).

Ora più che mai è dunque necessario  fare  appello al buon senso degli uni e degli altri e ristabilire verità ed equilibrio.

L’on. Alfano è nel suo pieno diritto quando difende  la storia del PDL e di Berlusconi, una storia che non può essere ridotta alle sole vicende giudiziarie. Ricordiamo che la stessa rivendicazione la fece Aldo Moro in un memorabile discorso alla Camera in difesa della DC da tante parti accusata. E ci provò a farla, anni dopo, Craxi. Due personaggi di ben diversa  statura, e con ben altri meriti, degli attuali. Ma alla fine la legalità finì coll’imporsi e un intero sistema politico cadde in macerie, certo perché era arrivato al capolinea della sua capacità di governare il Paese, ma anche perché le sue crepe morali erano divenute evidenti e irreversibili e la pubblica opinione chiedeva giustizia. E giustizia fu fatta, purtroppo sommaria. Allora c’era la Lega a fare da killer del sistema; oggi c’è Grillo, ed è assai peggio. Un fatto è però certo: se questa volta dovesse  prevalere  l’impunità, magari ne sarebbero rassicurati i fan del Cavaliere, ma indignazione e protesta sociale dilagherebbero  in una marea che Grillo cavalcherebbe a suo agio.

Le vicende giudiziarie di Berlusconi non sono (solo) il frutto avvelenato di una persecuzione da parte di giudici politicizzati, ma (anche) il risultato di comportamenti quanto meno dubbi. Da alcune di queste vicende egli è uscito assolto, il che dimostra che vi è nel complesso sistema giudiziario un sostanziale equilibrio; da altre è uscito per la prescrizione e dunque non è lecito considerarlo colpevole. Per una di esse (e non minore, trattandosi di frode fiscale) è intervenuta una sentenza di  condanna in primo grado e interverrà ora una sentenza d’appello, ma per considerarlo colpevole o innocente bisognerà attendere la pronuncia della Cassazione. Intanto, però, con la vicenda De Gregorio  è emersa  un’altra possibile violazione della legge e dell’etica. Per rispetto di noi stessi, del nostro Paese e delle nostre istituzioni, ci auguriamo con tutto il cuore che Berlusconi ne esca innocente, perché se si confermasse oltre ogni dubbio l’acquisto per denaro di uno o più senatori per ribaltare il risultato di una legittima elezione e far cadere un legittimo governo, saremmo di fronte a un fatto  gravissimo, degno di regimi dai quali pensavamo di essere lontani. Tutto questo va accertato – ma il processo per direttissima ci pare un’inutile forzatura – e, ripetiamolo, ci auguriamo che l’accusa si dimostri infondata (se a sostenerla ci fossero  solo le dichiarazioni di una personaggio come De Gregorio, il dubbio  sarebbe  permesso). Ma sarebbe ben malato un Paese nel quale la Giustizia rinunciasse a fare il suo dovere, arrestandosi di fronte a un leader politico, per quanto importante sia, per quanti meriti una parte della gente possa attribuirgli e per quanti voti raccolga. Questo leader, peraltro, dovrebbe sentire il dovere morale e la saggezza politica di farsi da parte, capendo di essere  un ostacolo probabilmente insuperabile a quegli accordi politici che pure il Paese necessita. La sua salute, evidentemente provata, gli fornirebbe ora una motivazione più che dignitosa.

I giudici di qualsiasi ordine e grado dovrebbero a loro volta capire che, in questa fase  delicatissima per il futuro di tutti, si impone anche a loro una speciale saggezza.  I tempi della giustizia sono da noi usualmente assai lenti: accelerarli adesso per Berlusconi  costituisce un azzardo imperdonabile. E non si confanno alla serietà e al prestigio della Magistratura meschinerie che la dicono lunga sul livello di certuni. Il penoso balletto attorno al legittimo impedimento di Berlusconi  per una  malattia che appare quanto meno credibile, l’atteggiamento alla Viscinsky della signora Boccassini, sanno chiaramente di “fumus persecutionis” e non contribuiscono al prestigio di una Giustizia le cui regole supreme devono essere il distacco e l’imparzialità. E quel che è peggio, contribuiscono a infiammare irresponsabilmente un’atmosfera già bruciante e spingere gente anche solitamente sensata a proporre soluzioni disperate.

Per una democrazia repubblicana, l’indipendenza dei Magistrati è un bene assoluto. Attenti a che a metterla in pericolo non sia alla lunga proprio l’atteggiamento improvvido di alcuni di essi.

Anche stavolta,  ci auguriamo che, al di là delle salomoniche  parole del  suo comunicato, sia il Capo dello Stato a intervenire nell’ambito delle sue prerogative per far cessare uno spettacolo dalle due parti indecoroso. E a dissipare, da un lato, lo spettro che per certe persone vi sia impunità e, dall’altro, che alle toghe nessuna critica sia permessa.

© Rivoluzione Liberale

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