Con questo articolo prendo congedo dai lettori di Rivoluzione Liberale, ringraziandoli per la pazienza con cui mi hanno seguito per quasi due anni e per i loro commenti  sempre illuminanti. E ringrazio il PLI, questo quotidiano e il suo Direttore per la generosa ospitalità.

Le mie  ultime considerazioni non possono che dirigersi all’emergenza nazionale che stiamo vivendo: emergenza economica, finanziaria, morale e soprattutto politica. Assistiamo a uno spettacolo davvero raccapricciante; vediamo leader che si dovrebbero ritenere responsabili e preoccupati del bene del Paese, chiudersi in un labirinto di preconcetti senza apparente via d’uscita; vediamo  un partito dalle solide tradizioni democratiche immiserirsi nel patetico inseguimento di un accordo con un movimento irrazionale e autoritario; vediamo certi giudici andare allo sbaraglio aggravando con azioni intempestive una situazione già incandescente. E chi dovrebbe farlo, non pare rendersi conto che, al di là dei problemi di fondo che il Paese deve affrontare, siamo, in una situazione di vera emergenza democratica.

Speriamo di sbagliarci, ma purtroppo siamo convinti che il Movimento 5 Stelle e il suo fondatore e padrone, Grillo, costituiscano un pericolo per la nostre istituzioni, per le nostre libertà, per la funzionalità del nostro sistema democratico e per la nostra collocazione nel mondo occidentale ed europeo al quale apparteniamo e al quale è legato il nostro futuro di grande Nazione civile. Non basta essere eletti per essere considerati democratici. Il Fascismo e il Nazismo vennero al potere a seguito di regolari elezioni e della necessaria investitura costituzionale e la democrazia alla quale dovevano la vittoria la distrussero poi con grande efficacia. Per essere considerato democratico, un partito o movimento politico deve porsi un programma democratico e, soprattutto, praticare la democrazia al suo interno. Un partito che ha un solo padrone, un solo referente, tende inevitabilmente all’autoritarismo. Per  anni la sinistra ha accusato, non senza ragione, di verticismo il partito di Berlusconi, pur sempre riconoscendo che non costituiva di per sé un pericolo per la democrazia.  È davvero incomprensibile, per non dire peggio, che oggi una certa sinistra  non si renda conto che l’autoritarismo di Grillo è cento volte peggiore. Quando andarono al potere, Fascismo e Nazismo avevano il chiaro e dichiarato programma di distruggere l’ordine esistente. Grillo ha lo stesso obiettivo manifesto. Fascismo e Nazismo puntavano ad abolire tutti i sistemi di equilibrio, tutti i contrappesi esistenti, riducendo il Parlamento a un mero organo notarile di registrazione della volontà suprema del Capo. Grillo ha gli stessi propositi. Si dice che la Storia si ripete, ma che la tragedia si tramuta in farsa. Certo, paragonato alle tragedie del Ventesimo Secolo, il comico genovese può apparire farsesco: ma, attenti! La farsa può benissimo rivolgersi  in tragedia per un intero Paese.

Che la sinistra, suppostamente custode delle libertà individuali, non si accorga del pericolo, è segno di cecità e di chiuso settarismo: tutti intenti a demonizzare un  Berlusconi  in difficoltà,  sono pronti a consegnarsi e a consegnaci al demolitore del sistema. Non è la prima volta: lo spettacolo dei partiti, dal popolare al socialista al liberale, che nel 1921 e 1922 continuarono dissennatamente a odiarsi tra di loro invece di unirsi contro il pericolo imminente, è purtroppo ancora vivo.

Però vi è stato perlomeno un  momento  della nostra  Storia repubblicana quando, confrontati a una minaccia grave per la sopravvivenza del Paese e delle istituzioni, due grandi partiti che fino a quel momento si erano combattuti aspramente, la DC e il PCI, seppero trovare la strada della solidarietà nazionale. Si era in piena guerra fredda, due mondi si scontravano e cercavano di distruggersi vicendevolmente, la distanza che in politica interna, economica e internazionale separavano i comunisti dal resto erano immense;  eppure un compromesso fu possibile: durò solo due anni, il tempo necessario, tuttavia, ad affrontare insieme l’emergenza civile e far uscire l’Italia dalle secche. Certo, i personaggi erano ben diversi dagli attuali. Berlinguer non era Bersani. Eppure, ora ancor più che nel ’77 un governo e una maggioranza di solidarietà nazionale sono  vitali per superare la crisi. Signori del PD, svegliatevi,  mentre continuiamo a discettare sul sesso di Berlusconi il nemico è alle porte!

Non resta che sperare in uno sparigliamento delle carte nel Pd e, soprattutto, nella saggezza di Giorgio Napolitano e a lui ripetere un accorato appello: Presidente, indichi lei la sola strada utile, la sola strada civile e degna!

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Caro Ambasciatore, ho letto, come sempre, con interesse e totale condivisione la sua analisi. La storia si ripete ed amaramente rivela le inclinazioni di un popolo, che si palesa maggiormente vocato verso le pericolose scorciatoie populiste ed autoritarie, che verso la impervia strada maestra della libertà. Come liberali scegliemmo di rappresentare l’opposizione democratica alla Solidarietà Nazionale, pur riconoscendo che essa veniva legittimata, forse imposta, da una gravissima emergenza, ma denunciando che nascondeva contraddizioni e pericoli, che poi si rivelarono reali. Oggi, anche se non si registrano episodi di violenza, (almeno sinora) la situazione è peggiore, perchè dominata da un massimalismo becero, da un insulso qualunquismo incolto e senza ancoraggi culturali o individuali, che facciano sperare in una qualche salutare “riserva della Repubblica”, che possa rappresentare una speranza salvifica. Come Lei ha giustamente sottolineato, ci troviamo di fronte ad una patetica farsa, che potrebbe nascondere un tragico finale. nessun segnale ci unduce a bilanciare con l’ottimismo di una qualche speranza, il pessimismo della ragione, che ci pervade. Il PLI continua, nonostante tutto appaia contro quella che riteniamo una doverosa testimonianza, a svolgere la propria azione di presenza identitaria e principalmente di riferimento morale, senza rassegnarsi, come fece Croce durante il Fascismo. Lo riteniamo nostro dovere anche nei confronti dei nostri maestri di pensiero, cui dobbiamo il privilegio di essere quello che siamo: liberali. Leggo che Lei avrebbe intenzione di sospendere la sua collaborazione col Giornale. Non vedo la ragione per privare i nostri lettori, cominciando da me stesso, del piacere di leggere le sue sempre puntuali, colte ed interessanti interpretazioni di quanto si va svolgendo nel nostro sfortunato Paese, con la libertà di espressione, giudizio critico e contributo intellettuale, che si addice ad un organo di stampa e dibattito, che si proclame ed intende essere pienamente liberale.

  2. Carissimo Gianni,
    molto lucida la tua analisi della situazione poltìitica.
    Fortunatamente abbiamo visto che nell’elezione del Presidente del Senato alcuni grillini si sono dissociati dal leader ed hanno dato il loro voto a Grasso,ma ovviamente questo non basta.
    Il problema è che M5S continua a raccogliere consensi ricorrendo a mezzi chiaramente demagogici
    tipo dimezzare lo stipendio ai parlamentari(c0me se questo bastasse a risanare i conti pubblici!)
    e Bersani continua a cerca un’alleanza che ormai avrebbe dovuto capire essere impossibile.
    Un abbraccio
    Mariella

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