Nell’ultimo giorno della campagna elettorale, il protagonista dell’antipolitica, il Robespierre in salsa italiana, consapevole del proprio successo imminente, lo aveva gridato dinnanzi alle proprie folle al culmine dell’eccitazione: “Siete circondati, arrendetevi”. Il messaggio era rivolto principalmente alla sinistra, ma genericamente a tutti.
La politica politicante, alla prima seduta delle Camere, gli ha dato ragione, alzando la bandiera bianca, costituita da una massa enorme di schede bianche, che ne hanno rivelato plasticamente il senso di smarrita impotenza.
Come poteva illudersi che sarebbe stato possibile coinvolgere, con una offerta spartitoria ed otto insignificanti proposte (inutili per iniziare ad affrontare i reali nodi della crisi italiana) chi aveva, ed ha, come obiettivo soltanto la completa distruzione del sistema?

Anche la disponibilità del PD a far rotolare la testa del tiranno Berlusconi, dichiarandosi pronto a votarne l’arresto, di fronte ad una eventuale richiesta da parte dei P.M., non basterebbe mai a coinvolgere Grillo in una qualsivoglia responsabilità istituzionale, mentre egli punta a sovvertirle. L’arresto del Cavaliere non potrebbe che rappresentare per il M5S, come la prima di una serie di esecuzioni sommarie per inaugurare un termidoro, nel quale l’elenco delle decapitazioni sarebbe lungo e con nomi anche imprevedibili. La storia ci insegna che, quando l’obiettivo è quello di demolire il sistema, non si sottilizza mai sul numero delle vittime e non si tratta il salvacondotto per nessuno.
Consegnare al boia il Capo di un partito, che ha dimostrato, anche se indebolito rispetto al passato, di valere nove milioni di voti e che rappresenta un terzo delle forze parlamentari, significherebbe, invece, a nostro avviso, avviare concretamente il processo di dissoluzione delle istituzioni repubblicane, o, comunque, creare le condizioni per restituire, in caso di voto immediato, al Centro-destra una sicura maggioranza.

La linea bersaniana del corteggiamento ai grillini, si è dimostrata del tutto sbagliata, rivelandosi conseguenza della paura di rompere con una componente estremista interna, accecata dall’odio contro Berlusconi e, insieme, di entrare definitivamente in collisione con quel partito dei Giudici, pur sconfitto dalle urne, ma reattivo e ancora con una enorme potenza di fuoco nelle Procure. La paura di aver coraggio, è soltanto un modo sicuro per soccombere. Bersani ha avviato verso un simile, ineluttabile, destino un PD destinato a spaccarsi, anche in tempi rapidi. Renzi è lì in agguato, pronto a raccoglierne le spoglie, anche per portarle, se del caso, da un’altra parte.

la situazione politica determinatasi con l’esito elettorale, era da manuale. I partiti tradizionali sopravvissuti, avevano, forse hanno ancora, un solo modo per fronteggiare l’assalto anti sistema di Grillo: quello di realizzare una grande coalizione, abbandonando, ciascuno, alcune contrapposizioni di principio e concordando un maggioranza di Governo di Grande Coalizione, in grado di adottare dei provvedimenti urgenti, in sintonia con quanto richiesto dall’opinione pubblica inferocita, dal severo giudizio dell’Europa e dalla necessità di ridar fiato all’economia, attraverso scelte adeguate e idonee ad assicurare maggiore equità e migliore efficienza della macchina statale.

Anziché inseguire Grillo, umiliandosi e determinando la propria fine politica, Il Segretario del PD, come gli aveva suggerito D’Alema, avrebbe dovuto cercare l’intesa con PDL e Monti per un Governo di emergenza nazionale, dando le dovute garanzie al Cavaliere che le fughe in avanti delle magistrature milanesi e napoletane, non avrebbero trovato sponde in Parlamento. Ha invece fatto il contrario e, così facendo, ha infilato la propria testa nella garrotta preparata da Grillo per inaugurare la stagione del Termidoro.

Soltanto un partito che aveva perso ogni forma di lucidità politica, poteva indurre il patetico Orfini a ripetere, come un disco rotto, che il PD cercava ad ogni costo una intesa con il M5S, cui non interessava assolutamente ed, allo stesso tempo, escludendola recisamente con il PDL, con il quale, invece, avrebbe dovuto, e dovrebbe farla.

Per la paura di una sinistra estrema violenta ed accecata dal desiderio di far fare al Cavaliere la fine di Craxi, il PD si è avviato verso il fallimento di un accordo di Governo possibile, a guida propria, per lanciarsi con gli occhi bendati in una paurosa corsa verso le elezioni. Tutto questo, senza tener conto della enorme incognita Renzi e del grave rischio di una profonda spaccatura interna, dalla quale potrebbe uscirne gravemente ridimensionato, dovendo pagare, in termini elettorali, a sinistra, a favore di Grillo, probabilmente alleato con i ritornanti Ingroia, De Magistris e Di Pietro ed, a destra, al ricompattatore dell’area moderata Renzi, probabilmente in pieno accordo, esplicito o tacito, col Cavaliere.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Ciò che “questi” presunti politici hanno dimenticato:

    “Chiunque entri nel parlamento per decidere sul governo del paese deve essere intimamente convinto che gli interessi rettamente intesi di tutte le parti e di tutte le articolazioni della società coincidono, e che ogni tipo di privilegio a favore di singoli gruppi e fasce di popolazione rappresenta un danno per il benessere collettivo e dev’essere abolito. I partiti di un parlamento che è in grado di esercitare le funzioni assegnategli da tutte le carte costituzionali dell’età moderna, possono naturalmente dividersi sulle singole questioni politiche, ma devono considerarsi rappresentanti dell’intera nazione, non di singoli territori o di singoli strati sociali. Al di sopra di tutte le diversità di opinioni deve esserci la convinzione che in ultima analisi esiste un’identità delle intenzioni e delle aspirazioni, e che si può discutere soltanto sui mezzi per raggiungere i fini perseguiti”.
    Ludwig von Mises

    Oggi vale il protagonismo di persone non responsabili, ma molto “orgogliose”. Di quell’orgoglio scemo che nulla ha a che vedere con il vero valore morale ed etico dell’orgoglio di essere parte, di poter dare, di poter contribuire.
    Ciò, è una testimonianza del livello morale e civile della società in cui viviamo, dove l’apparire è più importante dell’essere, dove il dimostrare di essere superiore soddisfa l’ego interiore.
    Tipico dell’e-ia e-ia alalà, dell’essere del piccolo uomo.
    Il nostro Paese, l’Italia, è nelle mani di queste persone che noi, cittadini, pur con una legge elettorale non democratica, abbiamo mandato a rappresentarci.
    Quindi, guardiamoci allo specchio e confermiamoci i nostri limiti.

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